Author Archive for: SanVittore

In mancanza della dimostrazione della piena conoscenza, o conoscibilità, del provvedimento impugnato, il termine per impugnare decorre dalla data di completamento dei lavori

20 Nov 2012
20 novembre 2012

Anche questa questione è trattata dalla sentenza del TAR Veneto n. 1362 del 2012.

Scrive il TAR: "va ricordato l’esistenza di un costante orientamento giurisprudenziale che, in mancanza della dimostrazione della piena conoscenza, o conoscibilità, del provvedimento impugnato ha sancito come il termine per impugnare debba farsi decorrere dalla data di completamento dei lavori. In particolare si è affermato che…”il completamento dei lavori è considerato indizio idoneo a far presumere la data della piena conoscenza del titolo edilizio, salvo che venga fornita la prova di una conoscenza anticipata. L'onere di tempestiva impugnativa decorre, quindi, dalla conoscenza reale o presunta dell'esistenza e dell'entità delle violazioni urbanistiche, la quale viene ricondotta alla realizzazione del manufatto, cioè al momento in cui sia materialmente apprezzabile la reale portata dell'intervento in precedenza assentito (Consiglio Stato sez. VI del 10 dicembre 2010 n. 8705)”.

Pertanto deve ritenersi infondata l’eccezione di tardività posta in essere dai controinteressati nella parte in cui ritengono che il termine per impugnare debba farsi decorrere dalla data di inizio dei lavori.

L’incidenza su una servitù di passaggio può configurare l’interesse del vicino a impugnare un permesso di costruire

20 Nov 2012
20 novembre 2012

La sentenza del TAR Veneto n. 1362 del 2012 tratta una serie di questioni che esamineremo in separti post.

Una prima questione riguarda un caso nel quale il  TAR riconosce l'interesse del vicino a impugnare un permesso di costruire: "va ricordato come l’interpretazione dell’art. 31 comma 9 della L. n. 1150/1942 abbia portato, di recente, al cristallizzarsi di due orientamenti di cui il primo ritiene sufficiente la nozione di “vicinitas” al fine di fondare l’interesse a ricorrere e, ciò, in contrasto a quell’ulteriore orientamento giurisprudenziale orientato a ritenere che la nozione di stabile collegamento territoriale, tra il ricorrente e la zona interessata, debba essere interpretata unitamente alla ricerca “di una lesione attuale di uno specifico interesse di natura urbanistico-edilizia nella sfera dell’istante quale diretta conseguenza della realizzazione dell’intervento contestato (Consiglio di Stato Sez. IV del 04/12/2007 n. 6157)”.
Nel caso di specie non solo risulta esistente il requisito della “vicinitas” tra i due fondi, ma ancor di più il ricorrente ha evidenziato il pregiudizio riconducibile al costante utilizzo, a far data dell’inizio dei lavori, dell’area di proprietà degli stessi ricorrenti sita in via Ancillotto.
Dall’esame degli atti in causa emerge, infatti, come i titolari del permesso di costruire di cui si controverte non abbiano dapprima realizzato – e poi utilizzato – il ponte carraio previsto in sostituzione di una passerella e, ciò, al fine di permettere il transito dei mezzi di cantiere da una diversa via di accesso.
E’ del tutto evidente come il mancato utilizzo di detta ultima opera, il continuo transito di detti mezzi su un area di proprietà dei ricorrenti, sia suscettibile di cagionare quella potenziale lesione riconducibile sia alla costituzione di una servitù di passaggio (laddove ne sia contestata l’esistenza) sia, ancora, di un aggravio della stessa servitù, laddove se ne accerti l’inesistenza in un diverso e separato giudizio.
Sul punto va inoltre rilevato come dalla documentazione allegata al ricorso, e inviata dal Sig. Pillon (attuale controinteressato) al Comune di Meolo, non risulta assolutamente comprovata l’esistenza di detta servitù, sussistendo una serie di elementi che dovranno, eventualmente, essere sottoposti al Giudice Ordinario al fine di instaurare un’azione di accertamento.
Ne consegue l’esistenza di una lesione, quanto meno potenziale e, ciò, anche considerando come una pur risalente decisione del Consiglio Stato (sez. V 22 settembre 1999 n. 1138) - e pur riferita ad una fattispecie parzialmente differente -, ha rilevato che…”sussiste l' interesse degli altri condomini ad impugnare la concessione edilizia rilasciata ad altro condomino e tale da alterare una preesistente servitù di passaggio a favore dei ricorrenti, a nulla rilevando la circostanza che la loro posizione sia compiutamente definita sul piano civilistico, o che l'impugnata concessione rechi la clausola, invero di stile, della salvezza dei diritti dei terzi, se le disposizioni dello strumento urbanistico prescrivano un determinato assetto per la viabilità anche per le strade private gravate di servitù”.

DIA edilizia illegittima: cosa può fare il Comune dopo il 30° giorno

20 Nov 2012
20 novembre 2012
Segnaliamo la sentenza del Consiglio di Stato n. 5751 del 2012.

Scrive il Consiglio di Stato: "Il modello della d.i.a. edilizia è ‘a legittimazione differita’, sicché l’attività denunciata può essere intrapresa, con contestuale comunicazione, solo dopo il decorso del termine di trenta giorni dalla comunicazione.

Ai sensi dell’art. 23, comma 6, d.P.R. n. 380/2001 l’amministrazione competente, in caso di dichiarazione presentata in assenza delle condizioni, modalità e fatti legittimanti, può esercitare il potere inibitorio nel termine di trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione, che, a sua volta, deve precedere di almeno trenta giorni l’inizio concreto dell’attività edificatoria. Decorso senza esito il termine per l’esercizio del potere inibitorio, la pubblica amministrazione dispone del potere di autotutela ai sensi degli articoli 21 quinquies e 21 nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Restano inoltre salve, ai sensi dell’art. 21 della legge n. 241/1990, le misure sanzionatorie volte a reprimere le dichiarazioni false o mendaci, nonché le attività svolte in contrasto con la normativa vigente, così come sono impregiudicate le attribuzioni di vigilanza, prevenzione e controllo previste dalla disciplina di settore.
Come ha chiarito di recente l’adunanza plenaria (nel risolvere un conflitto sulla natura provvedimentale o meno della d.i.a.), con tali disposizioni in materia di autotutela il legislatore, lungi dal prendere posizione sulla natura giuridica dell'istituto a favore della tesi del silenzio-assenso, ha voluto solo chiarire che il termine per l’esercizio del potere inibitorio doveroso è perentorio e che, comunque, anche dopo il decorso di tale spazio temporale, la p.a. conserva un potere residuale di autotutela.
Tale potere, con cui l’amministrazione è chiamata a porre rimedio al mancato esercizio del doveroso potere inibitorio, condivide i principi regolatori sanciti, in materia di autotutela, dalle norme citate, con particolare riguardo alla necessità dell’avvio di un apposito procedimento in contraddittorio, al rispetto del limite del termine ragionevole, e soprattutto, alla necessità di una valutazione comparativa, di natura discrezionale, degli interessi in rilievo, idonea a giustificare la frustrazione dell’affidamento incolpevole maturato in capo al denunciante a seguito del decorso del tempo e della conseguente consumazione del potere inibitorio (Cons. St., ad. plen., 29 luglio 2011 n. 15).
In sintesi la citata decisione della adunanza plenaria n. 15/2011, pur aderendo alla tesi della natura non provvedimentale della d.i.a., ha ritenuto che, a tutela dell’affidamento dell’autore della d.i.a., decorso il termine di trenta giorni dalla sua presentazione, l’amministrazione che intenda esercitare i poteri di inibizione e controllo non esercitati tempestivamente entro trenta giorni, può farlo a condizione del rispetto del modello paradigmatico del procedimento e dell’atto di autotutela.
Dunque non è contestabile che l’amministrazione conservi poteri di controllo, di inibizione e sanzionatori, se difettano i presupposti per la d.i.a., tuttavia tali poteri vanno esercitati nelle forme dell’autotutela".
 

Esempi di interventi funzionali a una azienda agricola che richiedono il permesso di costruire

19 Nov 2012
19 novembre 2012

Segnaliamo sul punto la sentenza del TAR Veneto n. 1357 del 2012.

I ricorrenti sono proprietari di alcune aree in zona agricola “E”, sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi della L. n.1497/39,  in parte su fascia di rispetto stradale e fluviale. A seguito di un accertamento il Comune verificava la realizzazione delle seguenti opere: a) basamenti in cemento e soprastanti cisterne in acciaio di deposito per vino; b) tettoie in ferro/lamiera; c) deposito di attrezzi agricoli costituito da base in cemento e struttura in ferro/lamiera, opere realizzate in assenza del titolo edilizio ed in assenza della prescritta autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e, in quanto tali, ritenute abusive.

Gli interessati hanno impugnato l'ordine di demolzione sostendendo, tra l'altro, che le tettoie e i tubi di ferro sono stati acquistati allo scopo di proteggere i materiali e che sarebbero state rimosse quando la regione approverà il piano ai sensi dell’art. 44 comma 3° della L. reg. 11/2004, e  che si tratterebbe di opere necessarie per il normale deposito del fondo agricolo e per evitare pericoli alle persone che non intaccano il paesaggio e il panorama circostante.

Il TAR ha respinto il ricorso con le seguenti considerazioni: "L’esame della documentazione prodotta da parte ricorrente permette di rilevare non solo “l’entità” delle opere che – lo si ricorda – incidono su un’area vincolata, ma nel contempo come esse costituiscano dei manufatti non provvisori e non rimuovibili, idonei a permanere nel tempo e, ciò, come peraltro è desumibile dai materiali di cui sono composti i manufatti di cui si tratta e, quindi, prevalentemente cemento, cisterne in acciaio, tettoie in ferro e lamiera ecc..
Si è pertanto in presenza di opere di opere “stabili”, rigidamente ancorate al suolo che sono suscettibili di durare nel tempo, manufatti che, pertanto, determinano una trasformazione urbanistica dello stato dei luoghi e, in quanto tali, necessitano del rilascio del permesso di costruire (per tutti Consiglio di Stato n. 3490/2006).
4. In considerazione di quanto sopra precisato deve ritenersi applicabile quanto previsto dall’ art. 146 comma 1° e 2° del D.Lgs. 42/2004 nella parte in cui prevede che …”I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell'articolo 142, o in base alla legge, a termini degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione. .”.
5. Si deve rilevare in ultimo come siano prive di pregio le argomentazioni di parte ricorrente dirette a sostenere che la finalità delle opere realizzate sarebbe volta alla conservazione dei macchinari e delle apparecchiature, argomentazioni queste ultime, non suscettibili di far venire meno l’illegittimità degli abusi realizzati.
6. Altrettanto priva di pregio è l’argomentazione in base alla quale vi sarebbe l’intento di parte ricorrente - intento dichiarato nel ricorso - di rimuovere i manufatti contestati, in conseguenza dell’approvazione del piano aziendale di cui al comma 3° dell’art. 44 della L. Reg. 11/2004.
Com’è noto il piano aziendale sopra citato costituisce un presupposto (e non l’unico) in base al quale possono in una zona agricola essere autorizzati solo alcune tipologie di interventi, in considerazione delle peculiari attività che si svolgono su dette aree.
Non vi è pertanto nessuna connessione tra la presentazione del piano aziendale e la realizzazione delle opere contestate, la cui abusività deve comunque essere confermata e, ciò, unitamente alla legittimità del provvedimento impugnato".

sentenza TAR veneto 1357 del 2012

Circolare 4536 sul Regolamento del codice degli appalti

19 Nov 2012
19 novembre 2012

E' stata pubblicata sulla G.U. del 13/11/2012 la circolare 30 ottobre 2012 , n. 4536 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, recante "Primi chiarimenti in ordine all'applicazione delle disposizioni di cui al d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 in particolare alla luce delle recenti modifiche e integrazioni intervenute in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. (12A11952)".

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Il Decreto Legislativo per la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

19 Nov 2012
19 novembre 2012

E' stato pubblicato sulla G.U. del 16/11/2012 il Decreto Legislativo 9 novembre 2012 , n. 192, recante "Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, per l'integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, a norma dell'articolo 10, comma 1, della legge 11 novembre 2011, n. 180. (12G0215)"

Le disposizioni del decreto legislativo si applicano alle transazioni commerciali concluse a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Decreto Legislativo 192 del 2012

Il parere negativo della Soprintendenza in sede di Conferenza di Servizi non richiede il preavviso di diniego ex art 10 bis L. 241/90

16 Nov 2012
16 novembre 2012

La sentenza del TAR veneto n. 1349 del 2012 decide un ricorso col quale è stato impugnato il parere reso, nell’ambito della conferenza di servizi decisoria di cui all’art. 12 del D.lgs 387/2003, dalla Sopraintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, in merito alla realizzazione di un impianto fotovoltaico.

Scrive il TAR: "tale parere non doveva essere preceduto dalla comunicazione ex art. 10 bis legge n. 241/1990, come invece lamentato dalla ricorrente, posto che non costituisce l'atto conclusivo del procedimento autorizzatorio di cui all’art. 12 del D.lgs 387/2003, ma solo un parere vincolante, il quale, benché idoneo (avendo anche determinato uno stallo del procedimento) a radicare un interesse alla sua immediata impugnazione, non costituisce e non sostituisce il provvedimento finale, rispetto al quale solo può concepirsi la necessità della comunicazione ex art. 10 bis legge n. 241/1990".

sentenza TAR Veneto 1349 del 2012

La legge anticorruzione n. 190 del 2012

16 Nov 2012
16 novembre 2012

Entra in vigore il 28 novembre 2011 la legge 6 novembre 2012, n. 190, recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalita' nella pubblica amministrazione".

Legge 190-2012 - norme anticorruzione


Non va escluso il concorrente che presta una cauzione provvisoria insufficiente

15 Nov 2012
15 novembre 2012

Il T.A.R. Veneto, sez. I, con la sentenza n. 1376/2012 del 14 ottobre 2012, ammette la possibilità di integrare in sede di gara la cauzione provvisoria a corredo dell’offerta ex art. 75 D. Lgs. 163/2006, poiché la “presentazione di una cauzione provvisoria d’importo deficitario non rientra tra le cause di esclusione contemplate all’art. 46, comma 1 bis, del d. lgs. 16372006, e pertanto laddove la cauzione sia incompleta ma non assente, il concorrente dev’essere invitato ad integrarla” (...) “Conseguentemente, non può che ritenersi legittima la decisione della Commissione giudicatrice di riammettere in gara l’offerta presentata dalla società contro interessata, la quale abbia tempestivamente provveduto a integrare la propria polizza fideiussoria”.

 Lo stesso Consiglio di Stato, sez. III, 01 febbraio 2012, aveva già chiarito che: “L'art. 46, comma 1 bis, del codice dei contratti, inserito dall'articolo 4, comma 2, lettera d), del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, ha previsto la tassatività delle cause di esclusione, disponendo che la stazione appaltante può escludere i candidati o i concorrenti solo in caso di mancato adempimento alle prescrizioni previste dal codice e dal regolamento e da altre disposizioni di legge vigenti, nonché nei casi di incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell'offerta, per difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali ovvero in caso di non integrità del plico contenente l'offerta o la domanda di partecipazione o altre irregolarità relative alla chiusura dei plichi, tali da far ritenere, secondo le circostanze concrete, che sia stato violato il principio di segretezza delle offerte; ma i bandi e le lettere di invito non possono contenere ulteriori prescrizioni a pena di esclusione.

L'art. 75, 1° e 6° comma, cod. contr., prescrive l'obbligo di corredare l'offerta di una garanzia pari al due per cento del prezzo base indicato nel bando o nell'invito, sotto forma di cauzione o di fideiussione, a scelta dell'offerente, a garanzia della serietà dell'impegno di sottoscrivere il contratto e quale liquidazione preventiva e forfettaria del danno in caso di mancata stipula per fatto dell'affidatario.

La norma non prevede, però, alcuna sanzione di inammissibilità dell'offerta o di esclusione del concorrente per l'ipotesi in cui la garanzia in parola non venga prestata; a differenza di quanto prevede, invece, l' 8°comma dello stesso articolo 75, con riferimento alla garanzia fideiussoria del 10 per cento dell'importo contrattuale per l'esecuzione del contratto, qualora l'offerente risultasse affidatario, garanzia che parimenti deve essere presentata unitamente all'offerta.

L'interpretazione giurisprudenziale precedente la novella legislativa era nel senso che, assolvendo la cauzione provvisoria allo scopo di garantire la serietà dell'offerta, essa ne costituisse parte integrante e non elemento di corredo, che la stazione appaltante potesse liberamente richiedere; sicché sebbene non espressamente comminata l'esclusione per il caso di mancato deposito, la ratio della norma così interpretata conduceva a ritenere applicabile la sanzione espulsiva (Consiglio Stato, sez. V, 12 giugno 2009, n. 3746)

Tuttavia la novella legislativa che ha introdotto il comma 1 bis all'art. 46, impone una diversa interpretazione anche dell'art. 75, che già la giurisprudenza di merito ha fatto propria, valorizzando la diversa formulazione letterale del comma 6, in relazione al comma 8, e rendendo evidente l'intento di ritenere sanabile o regolarizzabile la mancata prestazione della cauzione provvisoria, al contrario della cauzione definitiva, che garantisce l'impegno più consistente della corretta esecuzione del contratto e giustifica l'esclusione dalla gara (TAR Liguria 22.9.2011 n. 1396).

La disposizione dell'art. 75, comma 6, cod. contratti, va, dunque, intesa nel senso indicato dal giudice di primo grado, ovvero nel senso che l'Amministrazione non può disporre l'esclusione del concorrente che abbia presentato la cauzione di importo inferiore a quello richiesto, e in applicazione della regola di cui all'art. 46, comma 1, deve consentire la regolarizzazione degli atti, tempestivamente depositati, ovvero consentire l'integrazione della cauzione insufficiente”.

dott. Matteo Acquasaliente

T.A.R. Veneto, sez. I, 1376 2012

Se scade il termine per la demolizione del’immobile abusivo si verifica l’acquisizione gratuita e non può più essere presentato l’accertamento di conformità

15 Nov 2012
15 novembre 2012

Lo precisa il TAR Veneto nella sentenza n. 1350 del 2012.

Scrive il TAR: "Questo T.A.R. ha sempre condiviso l’orientamento maggioritario in giurisprudenza per cui la presentazione di una domanda di accertamento di conformità rende inefficace l’ordine di demolizione impartito. Tuttavia, nel caso in esame tale orientamento non è invocabile, essendo diversa la fattispecie di partenza.
Infatti, premesso che oggetto dei provvedimenti impugnati è un immobile ab origine abusivo, realizzato in zona vincolata senza autorizzazioni paesaggistiche e mai sanato, v’è da osservare che le richieste di sanatoria citate dalla ricorrente sono state presentate ben oltre il termine di 90 giorni previsto per provvedere alla demolizione. Infatti, l’ordinanza di demolizione n. 1893 del 7 marzo 2006, mai gravata, recava il termine di legge di novanta giorni per la sua esecuzione, pena le conseguenze, ivi descritte, dell’acquisizione del manufatto al patrimonio del Comune ai sensi dell’art. 31, comma 3 del D.P.R. n. 380/2001. Tale termine era stato inizialmente sospeso fino alla costruzione del fabbricato autorizzato con il permesso di costruire del 22 febbraio 2005. Tuttavia, una volta annullato tale titolo abilitativo è venuta anche a cadere la condizione sospensiva. Di ciò l’amministrazione comunale ne ha dato correttamente atto con il provvedimento del 12 marzo 2007, anch’esso mai gravato, che ha fatto legittimamente decorrere i termini di novanta giorni per la demolizione dalla notifica del decreto provinciale dell’ 11 luglio 2006 di annullamento del permesso di costruire.
Pertanto, al momento della presentazione dell’istanza di accertamento di conformità del 2 aprile 2007, i termini per la demolizione erano già ampiamente decorsi, con la conseguenza automatica dell’acquisizione gratuita al patrimonio del Comune dell’opera abusiva e dell’area di pertinenza. Infatti, l’effetto acquisitivo si verifica ex lege alla scadenza dei novanta giorni fissato per l’ottemperanza all’ordine di demolizione, senza che sia necessaria né la notifica all’interessato dell’accertamento dell’inottemperanza, né la trascrizione, in quanto il primo atto ha solo funzione certificativa dell’avvenuto trasferimento del diritto di proprietà, costituendo titolo per l’immissione in possesso, mentre la trascrizione serve a rendere opponibile a terzi il trasferimento a norma dell’art. 2644 c.c. .
Il provvedimento qui impugnato del 25 febbraio 2011, che ha dichiarato irricevibile per mancanza di titolarità la domanda di accertamento di conformità presentata da Agricola Maine, ripercorre puntualmente questi passaggi e si basa sul presupposto inconfutabile della intervenuta acquisizione al patrimonio del Comune dell’opera abusiva e dell’area di sedime. I successivi provvedimenti del 27 aprile 2011, del 20 e del 24 ottobre 2011, si è già visto, hanno invece natura meramente certificativa e dichiarativa degli effetti che si sono già prodotti".

sentenza TAR Veneto 1350 del 2012

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