Attività pianificatoria ed edificatoria nelle aree esondabili o a deflusso difficoltoso
Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (TSAP) ha affermato che, in materia edilizia, la formazione del permesso di costruire (PdC) per silenzio-assenso ex art. 20 d.P.R. 380/2001 non è impedita dal contrasto dell’intervento con la disciplina urbanistica vigente o adottata, poiché subordinare l’operatività dell’istituto alla piena conformità pianificatoria ne svuoterebbe la funzione, restando ferma la possibilità per la P.A. di esercitare i poteri di autotutela di cui agli artt. 21-quinquies e 21-nonies l. 241/1990. Tuttavia il titolo edilizio, anche se formatosi per silenzio-assenso, decade ai sensi dell’art. 15, co. 4 d.P.R. 380/2001 per effetto dell’entrata in vigore di previsioni urbanistiche sopravvenute incompatibili. L’istanza di rinnovo del PdC implica il rilascio di un nuovo e autonomo titolo, subordinato alla verifica della conformità alla disciplina vigente al momento della decisione, e non è assimilabile alla proroga del titolo originario.
È legittimo il diniego del rinnovo del PdC fondato su previsioni pianificatorie che, nell’esercizio della funzione di tutela idraulica e di governo del territorio, vietino i movimenti di terra in aree esondabili o a deflusso difficoltoso, in applicazione dei principi di prevenzione del rischio idraulico e di cui al d.P.R. 380/2001, ove la P.A., nell’esercizio della propria discrezionalità tecnica, ritenga che anche il livellamento o l’innalzamento del piano campagna sia idoneo a incidere sul naturale deflusso delle acque, senza che assuma rilievo la pregressa realizzazione di opere di miglioramento fondiario o il mancato verificarsi di recenti eventi alluvionali.
Le prescrizioni di uno strumento di pianificazione territoriale intercomunale (PATI), adottato ai sensi della legislazione regionale in materia di governo del territorio e in attuazione dei principi di cui agli artt. 117, co. 3 Cost. e 135 d.lgs. 42/2004, che mediante rinvio alla cartografia individuino aree esondabili o a ristagno idrico e conformino l’uso della proprietà privata, hanno natura di norme pianificatorie a contenuto conformativo e non regolamentare: esse sono immediatamente lesive, devono essere tempestivamente impugnate e non sono suscettibili di disapplicazione in sede giurisdizionale.
Post di Alberto Antico – avvocato
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