Author Archive for: SanVittore

Il superbonus 110%, gli immobili con qualche abuso o difformità e il giudice penale

23 Set 2021
23 settembre 2021

Alcuni interventi col superbonus 110% appaiono incamminati su sentieri insidiosi e scivolosi.

In data 14 settembre 2021 ho pubblicato su Italiaius un post sul superbonus 110%, esaminando l'articolo 119 del D.L. 19/05/2020, coordinato con il D.L. 77/2021, dopo la conversione in legge (con la legge 108 del 2021).

Il comma 13-ter di tale articolo stabilisce che gli interventi del superbonus, anche qualora riguardino le parti strutturali degli edifici o i prospetti, con esclusione di quelli comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici, costituiscono manutenzione straordinaria e sono realizzabili mediante comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA).

Il comma 13-ter aggiunge che: "Nella CILA sono attestati gli estremi del titolo abilitativo che ha previsto la costruzione dell'immobile oggetto d'intervento o del provvedimento che ne ha consentito la legittimazione ovvero è attestato che la costruzione è stata completata in data antecedente al 1° settembre 1967. La presentazione della CILA non richiede l'attestazione dello stato legittimo di cui all' articolo 9-bis, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380".

Il comma 13-quater precisa poi che: "Fermo restando quanto previsto al comma 13-ter, resta impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell'immobile oggetto di intervento".

Dunque gli interventi col superbonus non hanno alcun effetto di sanatoria sugli abusi edilizi esistenti prima dell'intervento.

Ma cosa ne penserà il giudice penale, che ritiene reato qualsiasi intervento su un immobile abusivo?

Ricordiamo, infatti, cosa dice la Corte di Cassazione penale sugli interventi su immobili abusivi non sanati, in relazione al reato di cui all'art. 44 del d.P.R. n. 380/2001: “tale impostazione, tuttavia, avrebbe una sua valenza nel caso in cui fosse certo che il titolo autorizzatorio fosse legittimo, mentre, in caso contrario, sarebbero idonee ad assumere rilievo penale anche mere condotte manutentive, dovendosi richiamare la costante e condivisa affermazione di questa Corte (cfr. ex multis Sez. 3, n. 48026 del 10/10/2019, Rv. 277349 e Sez. 3, n. 38495 del 19/05/2016, Rv. 267582), secondo cui, in tema di reati edilizi, qualsiasi intervento effettuato su una costruzione realizzata abusivamente, ancorché l'abuso non sia stato represso, costituisce una ripresa dell'attività criminosa originaria, che integra un nuovo reato, anche se consista in un intervento di manutenzione ordinaria, perché anche tale categoria di interventi edilizi presuppone che l'edificio su cui si interviene sia stato costruito legittimamente” (Cass. pen. n. 27993/2020).

Io mi limito a segnalare la questione: poi eventualmente sarà il giudice penale a valutarla.

Questi pasticci succedono quando al legislatore manca la visione dell'ordinamento giuridico e crea ingranaggi giuridici che si inseriscono un po' a caso nel sistema, senza un ordine logico.

Cassazione-27993-2020

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

Il Consiglio di Stato sul rapporto tra P.T.C.P., P.R.G. e P.U.A.

23 Set 2021
23 settembre 2021

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’approvazione di un P.U.A. di iniziativa privata costituisce per il Comune esercizio di un potere discrezionale e non vincolato, anche se conforme al P.R.G.: l’eventuale diniego di approvazione può derivare da ragioni interne al P.U.A. (es. l’organizzazione urbanistica, viabilistica o architettonica dell’intervento), oppure da ragioni esterne (es. la necessità di valutarne la conformità a strumenti sovraordinati).

Il Consiglio ha altresì chiarito che il P.T.C.P., quale strumento urbanistico sovracomunale, non modifica direttamente il regime della edificabilità dei suoli, ma si rivolge al pianificatore locale, nei confronti del quale si pone in un rapporto di distinte competenze e non di gerarchia. Laddove il Comune debba approvare non il rilascio di un singolo titolo edilizio, bensì di una progettualità di zona quale quella del P.U.A., è necessario il raccordo con la fonte territorialmente sovraordinata.

Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza

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Caratteristiche tecnico-costruttive di box e recinzioni per il ricovero di equidi in zona agricola

23 Set 2021
23 settembre 2021

Sul Bur n. 127 del 21/09/2021 è stata pubblicata la DGRV n. 1222 del 07 settembre 2021, recante "Individuazione delle caratteristiche tecnico-costruttive di box e recinzioni per il ricovero di equidi in zona agricola. Legge regionale 23 aprile 2004, n. 11, art. 44, comma 5 quinquies".

Con il provvedimento viene data attuazione al comma 5 quinquies dell'art. 44 della LR del Veneto n. 11/2004, come modificato dalla LR n. 29/2019, e all'art. 12, comma 4, di quest'ultima legge regionale. Vengono, infatti, individuate le caratteristiche tecnico-costruttive di box e recinzioni per il ricovero, la cura e la gestione degli equidi (cavalli, pony, asini, muli, bardotti), non destinati alla produzione alimentare, nel rispetto delle esigenze etologiche, fisiologiche e di tutela della salute e del benessere di tali animali. Le suddette strutture, che non si configurano come allevamento e devono essere prive di qualsiasi fondazione stabile e pertanto di palese rimovibilità, sono realizzabili in zona agricola in deroga ai commi 2 e 3 dall'art. 44 della LR n. 11/04, ovvero senza il titolo di imprenditore agricolo titolare di azienda agricola che rispetti i determinati requisiti minimi, nonché senza la presentazione del piano aziendale.

DGRV n. 1222 del 07 settembre 2021

Dgr_1222_21_AllegatoA_457335

Post di Daniele Iselle - funzionario comunale

Si può richiedere un parere paesistico non necessario?

23 Set 2021
23 settembre 2021

Il TAR per la Lombardia ha dichiarato illegittimo il provvedimento impugnato, in quanto l’Amministrazione aveva alla società di sottoporre la proposta progettuale al giudizio della Commissione del Paesaggio, introduce all’interno del procedimento un passaggio ulteriore non previsto normativamente (rectius: non necessario) e che, oltretutto, aggravava il procedimento.   

Post di Brenda Djuric – Dott. ssa in Giurisprudenza

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Cosa succede se si va a lavorare senza green pass?

22 Set 2021
22 settembre 2021

Per il lavoro privato, l'articolo 3, comma 9, del decreto legge n. 127 del 21 settembre 2021 stabilisce quanto segue:

"9. In caso di violazione delle disposizioni di cui al comma 4 o di mancata adozione delle misure organizzative di cui al comma 5 nel termine previsto, nonche' per la violazione di cui al comma 8, si applica l'articolo 4, commi 1, 3, 5 e 9, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74. Per le violazioni di cui al comma 8, la sanzione amministrativa prevista dal comma 1 del citato articolo 4 del decreto-legge n. 19 del 2020 e' stabilita in euro da 600 a 1.500".

Una disposizione analoga è prevista per il lavoro pubblico dall'articolo 1 comma 8.

Finalmente una legge legge scritta in modo chiaro.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

Decreto legge 127 del 2021: green pass per i luoghi di lavoro

22 Set 2021
22 settembre 2021

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 226 del 21 settembre 2021 il decreto legge 21 settembre 2021, n. 127, recante: "Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l'estensione dell'ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening. (21G00139)".

Decreto legge n. 127 del 21 settembre 2021

Accesso agli atti e dati sensibili

22 Set 2021
22 settembre 2021

Il T.A.R. ricorda come si coordina il diritto di accessi agli atti con la necessità di tutelare la divulgazione di dati sensibili e/o super sensibili.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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L’ordinanza di demolizione di un’opera abusiva è legittima anche nel caso di mancata disponibilità materiale del bene in questione

22 Set 2021
22 settembre 2021

Il TAR Lombardia, non condividendo la censura di parte ricorrente, afferma che l‘eventuale impossibilità per la parte intimata di dare esecuzione ad un’ordinanza di demolizione di opere abusive che non si trovano nella materiale disponibilità dei soggetti, riguarda unicamente la fase esecutiva del provvedimento stesso e, quindi, non rende ex se illegittima l’ordinanza.

Infatti, ciò che conta in  tale ordinanza è l’avvenuta realizzazione di un’opera edilizia in assenza del titolo abilitativo.

Post di Brenda Djuric – Dott. ssa in Giurisprudenza

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Sulla correzione delle offerte di gara

22 Set 2021
22 settembre 2021

Il T.A.R. ricorda quando è possibile effettuare la correzione dei cd. errori materiali contenuti nelle offerte di gara.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Così è, se vi pare: gli interventi di ristrutturazione edilizia per immobili inseriti in aree soggette a vincolo di tutela paesaggistica

21 Set 2021
21 settembre 2021

L'articolo 3, comma 1, lettera d) del DPR 380/2001 contiene la definizione di ristrutturazione edilizia e l'ultima parte di tale lettera d) stabilisce quanto segue:

"Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché, fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici, a quelli ubicati nelle zone omogenee A di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai piani urbanistici comunali, nei centri e nuclei storici consolidati e negli ulteriori ambiti di particolare pregio storico e architettonico, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove siano mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non siano previsti incrementi di volumetria".

Gli interpreti perlopiù hanno evidenziato che tale disposizione normativa non appare tanto perspicace, perchè limita la possibilità di trasformare mediante la ristrutturazione con demolizione e ricostruzione (e gli incentivi fiscali connessi a tale tipo di intervento edilizio) gli immobili privi di pregio solo perchè, per loro sfortuna, sono ubicati in una zona di vincolo paesaggistico (perchè bisogna mantenere "sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non siano previsti incrementi di volumetria": in questo modo un brutto edificio deve essere ricostruito brutto come prima).

E qui sono cominciati a spuntare i tentativi di far dire alla parte di comma di cui sopra il contrario di quello che c'è scritto. 

Per esempio, con un post del 19 agosto  2021 Italiaius segnalava che il Comune di Bassano del Grappa, unitamente ad altri Comuni limitrofi, ha ottenuto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici un chiarimento sulla ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione nelle aree sottoposte al vincolo paesaggistico.

E in questo parere più o meno sembra di capire che si voglia dire che gli immobili privi di pregio situati nelle zone di vincolo paesaggistico possono essere ristrutturati mediante la demolizione e la ricostruzione senza rispettare sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche e con incrementi di volumetria.  

Insomma esattamente il contrario di quello che c'è scritto nell'articolo 3, comma 1, lettera d), ultima parte del DPR 380/2001 (cosa, peraltro, che sarebbe decisamente più sensata di quello che c'è scritto).

Recentemente l'ANCI ha emanato una nota nella quale fa rimbalzare tale parere su scala nazionale, quasi come fosse una verità di fede assodata:

https://www.anci.it/la-nota-anci-sugli-interventi-di-ristrutturazione-edilizia-di-immobili-sotto-tutela-paesaggistica/

Con tutto il rispetto per il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dire ai Comuni e ai cittadini che tale interpretazione è corretta appare una forzatura.

La soluzione? Chiedere al legislatore di scrivere una disposizione migliore di quella attuale.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato 

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