D.L. semplificazioni e gare d’appalto bandite con la prima versione poi modificata in sede di conversione

29 Set 2020
29 settembre 2020

D.L. semplificazioni: le modifiche non convertite in legge si applicano o no?

Secondo il TAR Veneto si, almeno con riferimento alle gare d’appalto bandite col testo originario del decreto: in sintesi il TAR dice che si applicano le disposizioni originarie del decreto legge e non quelle risultanti dopo la conversione in legge.

Infatti, se è pacifico che la mancata conversione in legge di un decreto legge comporti la sua decadenza ex tunc (almeno per le parti non confermate), è altrettanto vero che, nelle gare pubbliche, vige il principio del tempus regit actum e, quindi, si applica la normativa vigente al momento in cui la gara è stata bandita.

Pertanto, la procedura di gara sarebbe refrattaria allo ius superveniens

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Principi utili in materia di ordinanza di demolizione

29 Set 2020
29 settembre 2020

Il TAR Palermo ha ribadito che:

- La notifica dell’ordinanza di demolizione non è invalida, se ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale;

- Qualora l’abuso edilizio risulti accertato, la relativa ordinanza di demolizione non necessita della preventiva comunicazione di avvio del procedimento, né di un’ampia motivazione;

- Il privato non può difendersi dicendo che intorno al suo abuso ve ne sono molti altri mai sanzionati…

Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza

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Effetti dell’istanza di condono sull’ordinanza di demolizione

29 Set 2020
29 settembre 2020

Nella variegata e oscillante giurisprudenza in materia, il TAR Catania ha distinto diverse ipotesi:

  1. Se l’istanza di condono è presentata prima che il Comune concluda il procedimento di irrogazione dell’ordinanza di demolizione, il Comune deve prima decidere del condono e solo in caso di espresso diniego potrà decidere della demolizione.
  2. Se l’istanza di condono è presentata prima dell’impugnazione dell’ordinanza di demolizione già emanata, gli effetti dell’ordinanza si sospendono. Dopodiché:

2.1. Se il condono è rilasciato, l’ordinanza è caducata;

2.2. Se il condono è denegato, dovrà essere emanata una nuova ordinanza di demolizione che sostituirà quella precedente.

  1. Se l’istanza di condono è presentata in pendenza del ricorso al TAR sull’ordinanza di demolizione, il ricorso diviene improcedibile e il privato potrà eventualmente impugnare il diniego di condono.

Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza

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Notifica e deposito del ricorso in materia elettorale

29 Set 2020
29 settembre 2020

Il TAR Piemonte ricorda alcuni principii in materia di ricorsi avverso gli atti preparatori alle elezioni (art. 129 c.p.a.):

- la notifica è ammessa solamente a mezzo consegna diretta, pec o fax (mentre è sempre escluso l’invio via e-mail, anche quando si tratta di difesa in proprio);

- l’uso del cd. MiniUrp del TAR è ammesso solo per quei soggetti ricorrenti privi di firma digitale e/o pec e presuppone la consegna materiale degli atti e l’identificazione del soggetto depositante – ricorrente;

- né la notifica né il deposito sono ammessi mediante raccomandata postale, stante le esigenze di celerità che caratterizzano il ricorso ex art. 129 del Codice.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Partecipazione della Provincia al procedimento di approvazione del PAT

29 Set 2020
29 settembre 2020

Il TAR Veneto sottolinea che, nella vigenza del regime transitorio di cui all’art. 34, co. 4 della l. R.V. n. 11/2004, l’approvazione del PAT comunale era demandata alla Regione, sentita la Provincia: quest’ultima poteva dunque intervenire anche mediante delibera acquisita in corso di procedimento, senza che fosse necessaria la convocazione della conferenza di servizi.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Che cos’è la ristrutturazione edilizia nell’art. 3, co. 1, lett. d) del d.P.R. 380/2001?

28 Set 2020
28 settembre 2020

Il concetto di "ristrutturazione edilizia" non ha pace e il legislatore continua a tormentarlo con periodici aggiustamenti.

In astratto, teoricamente parlando, esso potrebbe oscillare tra due estremi: 1) è un intervento che fa salvo sostanzialmente l'involucro esterno e può modificare radicalmente gli interni, anche con il mutamento della destinazione d'uso; 2) è un intervento sul volume esistente, da considerare (tanto per capirci) come una certa quantità di plastilina, che si può modellare a piacimento, facendo e disfacendo sull'esistente quello che si vuole.

Il secondo concetto sarebbe molto gradito ai proprietari e ai progettisti, il primo a chi ama lo skyline esistente. Sempre in teoria, l'ampliamento dovrebbe essere tutt'altra cosa, anche quando viene mescolato con una ristrutturazione.

In realtà cosa ha cogitato finora l'inquieto legislatore?

Se ci si attiene solo e soltanto alla lettera dell’art. 3, co. 1, lett. d) del  d.P.R. 380/2001, gli “interventi di ristrutturazione edilizia” sono definiti come quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.

La relativa disciplina e le definizioni ivi contenute sono state oggetto di successive e continue modifiche (l’ultima avvenuta con il recentissimo decreto semplificazioni, d.l. n. 76/2020 conv. con l. n. 120/2020), le quali tentano di trovare una soluzione al problema della comprensione della fattispecie, finendo però spesso per complicare ancora di più la situazione.

Al netto di tali considerazioni, e prendendo come fondamento la norma come ora riscritta, si rileva che l’art. 3, co. 1, lett. d cit. prevede tre tipologie di interventi, con alcune sottocategorie specifiche entro ciascun tipo.

La prima tipologia è data dagli interventi di ripristino o sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, nonché eliminazione, modifica e inserimento di nuovi elementi ed impianti.

La seconda tipologia è data dagli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti. A questo punto, vi sono quattro ipotesi:

2.1. È generalmente ammessa la possibilità di ricostruire con diversità di sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, con le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, per l’applicazione della normativa sull’accessibilità, per l’istallazione di impianti tecnologici e per l’efficientamento energetico, ma non l’incremento di volumetria;

2.2. In via più estensiva rispetto al punto 2.1., ma solo ove la legge o gli strumenti urbanistici comunali lo prevedano, sono ammessi incrementi di volumetria, anche per promuovere interventi di rigenerazione urbana.

2.3. In via più restrittiva rispetto al punto 2.1., per gli immobili tutelati dal Codice Urbani, devono essere mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non sono previsti incrementi di volumetria.

2.4. Infine, nelle Zone A e assimilabili, nonché nei centri e nuclei storici consolidati e negli ulteriori ambiti di particolare pregio storico e architettonico, devono essere mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non sono previsti incrementi di volumetria, ma sono fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici, le quali potrebbero quindi permettere tali diversità.

La terza tipologia è data dagli interventi di ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Per questa ipotesi, vi sono due specifiche:

3.1. Per gli immobili tutelati dal Codice Urbani, devono essere mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non sono previsti incrementi di volumetria.

3.2. Invece, nelle Zone A e assimilabili, nonché nei centri e nuclei storici consolidati e negli ulteriori ambiti di particolare pregio storico e architettonico, devono essere mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non sono previsti incrementi di volumetria, ma sono fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici.

avv. Alessandra Piola e dott. Alberto Antico

Le slides del Ministero sulle modifiche alla legge n. 241/1990

28 Set 2020
28 settembre 2020

Pubblichiamo il link alle slides del 23 settembre 2020 della dott.sa Silvia Pararo, Responsabile Ufficio per la semplificazione e la sburocratizzazione del Dipartimento della Funzione Pubblica

https://www.fondazioneifel.it/documenti-e-pubblicazioni/item/download/4239_ff48925a0b57d3bd0aa777c4c33bf630

Post di Daniele Iselle - funzionario comunale

Principio generale in materia di pianificazione urbanistica

28 Set 2020
28 settembre 2020

L’ha ricordato il TAR Veneto in una propria sentenza: si tratta del principio per cui le scelte di pianificazione urbanistica sono frutto di ampia discrezionalità e possono quindi essere censurate solo per manifesta illogicità o irragionevolezza.

È dunque coerente con l’ordinato sviluppo del territorio la scelta del PAT di limitare i nuovi sviluppi edilizi ad aree già parzialmente trasformate, al fine di preservare la qualità ambientale del territorio agricolo comunale ancora esistente.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Contributo di costruzione e decorso del tempo

28 Set 2020
28 settembre 2020

Il TAR Catania ha ricordato che il credito del Comune per gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione si prescrive in 10 anni dal rilascio del titolo edilizio o dalla formazione del silenzio-assenso, mentre l’applicazione della sanzione per il mancato pagamento di tali somme si prescrive in 5 anni dal giorno in cui la violazione è stata commessa.

Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza

sent. TAR Catania, 1710-2020Read more

L’errore di fatto revocatorio

28 Set 2020
28 settembre 2020

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto principi utili in materia, a partire dall’art. 395, n. 4 c.p.c., a cui fa rinvio l’art. 106 c.p.a.

Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza

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