Gli atti giudiziari non sono documenti suscettibili di accesso, ma…

08 Giu 2026
8 Giugno 2026

Si può effettuare un accesso agli atti per visionare un ricorso al TAR notificato al Comune?

Il TAR risponde di no, perchè gli atti giudiziari non sono qualificabili come documenti amministrativi ai fini dell’accesso disciplinato dagli articoli 22 e ss. della legge241/1990, ma c'è una eccezione.

Secondo un consolidato orientamento interpretativo, infatti, gli atti giudiziari non rientrano tra quelli ostensibili ai sensi della legge 241/1990 “a meno che il loro contenuto non sia assunto a presupposto, in via esecutiva, di un successivo atto amministrativo (cfr. T.A.R. Molise sez. I, 17/04/2015, n .157; T.A.R. Toscana, Sez. I, n. 1723/2011, confermata da Cons. Stato, IV, n. 734 del 2012); mentre lo strumento per perseguire l’interesse la conoscenza di atti del fascicolo del processo non potrà che essere interno allo stesso processo (cfr. Cass. Civile, Sez. unite, 8.2.2013, n. 3033)” (TAR Sardegna, Sez. I, 26 gennaio 2024, n. 48; CGARS, Sez. I, 22 settembre 2022,n. 963).

In altre parole, al di fuori della eccezione suddetta, per conoscere gli atti di un processo bisogna intervenire in quel processo secondo le regole del diritto processuale e non secondo quelle dell'accesso agli atti amministrativi.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

Sentenza TAR Veneto 245 del 2026

L’accesso agli atti difensivo prevale sulle esigenze di riservatezza degli interessati

08 Giu 2026
8 Giugno 2026

Il TAR Veneto evidenzia che l’interesse nell’accesso agli atti difensivo è da qualificare in maniera molto più estesa che nelle altre ipotesi di accesso agli atti e che esso prevale sulle esigenze di riservatezza degli interessati.

Nella stessa sentenza il TAR precisa che non costituisce circostanza ostativa all’accesso il fatto che il richiedente non sia menzionato negli atti richiesti e chiarisce l'interesse del proprietario del fondo confinante all'accesso ai titoli edilizi del vicino.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

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Mancato collaudo di un impianto fotovoltaico soggetto a PAS (in vigenza del d.lgs. 28/2011)

08 Giu 2026
8 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria ex art. 16 l. 689/1981 estingue il procedimento sanzionatorio limitatamente alla sanzione pecuniaria e non comporta acquiescenza rispetto a misure ripristinatorie o reali (nella specie, l’ordine di ripristino dei luoghi ex art. 44 d.lgs. 28/2011), ove l’interessato non sia stato reso edotto della loro autonoma e persistente applicabilità.

La mancata trasmissione del certificato di collaudo finale previsto dall’art. 6, co. 8 d.lgs. 28/2011 (oggi abrogato dal d.lgs. 190/2024) non integra un’ipotesi di carenza del titolo abilitativo, né una difformità dalla procedura abilitativa semplificata (PAS), trattandosi di adempimento successivo alla ultimazione dei lavori, privo di valenza costitutiva della PAS, pertanto non può essere sanzionata con l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi.

In materia di impianti da fonti rinnovabili (nella specie, cogenerazione a biomasse), la PAS è assimilabile alla SCIA e il certificato di collaudo finale non è un elemento costitutivo del titolo, ma un adempimento successivo, volto ad attestare la conformità dell’opera al progetto. La sua mancata presentazione, dunque, non determina di per sé la decadenza della PAS, né rende l’impianto sine titulo.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Quando due vicini vogliono entrambi edificare l’uno di fronte all’altro, cercando di battersi sul tempo, come deve esaminare il Comune le loro istanze di PdC?

08 Giu 2026
8 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, in presenza di più istanze di permesso di costruire (PdC) tra loro incompatibili, la P.A. è tenuta a svolgere un’istruttoria attiva e coordinata, verificando prioritariamente la possibilità di accogliere entrambe le domande anche mediante modifiche progettuali proporzionate, nel rispetto dei principi di collaborazione, buona fede e non aggravamento del procedimento. Solo ove tale soluzione non risulti praticabile, può farsi applicazione, in via residuale, del criterio cronologico di esame delle istanze previsto dall’art. 20, co. 2 d.P.R. 380/2001.

È illegittimo il diniego di PdC (nella specie, per incompatibilità con analogo progetto presentato da un confinante, con riferimento al mancato rispetto delle distanze tra costruzioni) fondato esclusivamente sull’esistenza di un conflitto tra interessi pretensivi concorrenti, non potendo la P.A. arrestare l’esercizio del potere con una decisione di sostanziale non liquet, ma dovendo individuare una soluzione conforme ai criteri legali e ai principi di imparzialità e ragionevolezza.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il whistleblowing del pubblico impiego

08 Giu 2026
8 Giugno 2026

Il whistleblowing (letteralmente "soffiare nel fischietto") è l'atto con cui una persona (il whistleblower, o allertatore civico) segnala in modo confidenziale alle autorità o ai responsabili aziendali illeciti, frodi, corruzione o pericoli rilevati sul luogo di lavoro a tutela dell'interesse collettivo.

Il TAR del Lazio, Sede di Roma ha affermato che la normativa anticorruzione, della quale fa parte la disciplina sul cd. whistleblowing, è finalizzata a intercettare e prevenire fenomeni di maladministration anche privi di rilievo penale, indicativi di un esercizio delle potestà pubbliche non funzionalizzato al perseguimento del pubblico interesse e non orientato dal principio di imparzialità, inteso quale parametro immediatamente vincolante per l’attività amministrativa, suscettibile di essere compromesso non solo dall’illegittimità già consumata, ma anche dalla mera potenzialità della lesione della parità di trattamento.

In materia di whistleblowing, le tutele previste dall’art. 54‑bis d.lgs. 165/2001 non richiedono che la segnalazione sia effettuata nell’esclusivo interesse della P.A., trovando applicazione anche quando l’interesse all’integrità della P.A. stessa coincida o si accompagni a un interesse privato del segnalante, purché la denuncia sia oggettivamente ancorata a fatti reali idonei a prospettare una probabile violazione del principio di imparzialità.

Nel procedimento in materia di whistleblowing, l’accertamento di un uso distorto dei poteri dirigenziali, riconducibile a fattispecie di sviamento di potere, assume rilevanza indiziaria ai fini della valutazione della ritorsività delle misure adottate nei confronti del segnalante, incidendo negativamente sulla credibilità della prospettazione datoriale circa la genuinità degli atti organizzativi posti in essere.

Post di Alberto Antico – avvocato

sent. TAR Roma n. 7507-2026

Modifica soggettiva di un RTI

06 Giu 2026
6 Giugno 2026

Il TAR Reggio Calabria ha affermato che la modifica soggettiva del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI), in caso di perdita dei requisiti di partecipazione, da parte del mandatario o di una delle mandanti, è consentita non solo in sede di esecuzione, ma anche in fase di gara. Allorché si verifichi l’ipotesi di perdita dei requisiti, la stazione appaltante, in ossequio al principio di partecipazione procedimentale, è comunque tenuta ad interpellare il RTI e, laddove questo intenda effettuare una riorganizzazione del proprio assetto, onde poter riprendere la partecipazione alla gara, deve assegnargli un congruo termine per la predetta riorganizzazione. Va escluso che il mutamento della conformazione della compagine presenti carattere elusivo, solo perché apportato in ragione del venir meno della capacità tecnica di un membro del gruppo, se gli altri componenti possiedano le doti professionali necessarie per garantire l’esecuzione dell’appalto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Consorzi stabili e pubbliche gare

06 Giu 2026
6 Giugno 2026

Il TAR Catania ha affermato che, nei consorzi stabili che partecipano a procedure di affidamento di lavori designando una o più consorziate per l’esecuzione, i requisiti di capacità tecnica ed economico‑finanziaria devono essere posseduti e comprovati in proprio dalle consorziate esecutrici, ovvero mediante formale avvalimento, non essendo più consentito il cd. cumulo alla rinfusa, alla luce dell’art. 67, co. 1 d.lgs. 36/2023, n. 36, come modificato dal d.lgs. 209/2024.

Il soccorso istruttorio non è attivabile per sanare la mancanza di un requisito di qualificazione tecnico‑organizzativa richiesto a pena di esclusione dalla lex specialis, poiché tale carenza incide in modo sostanziale sulla domanda di partecipazione e non è suscettibile di integrazione postuma senza violare la par condicio competitorum.

In capo al consorzio stabile che partecipa a una procedura di gara grava un onere di diligenza qualificata, ai sensi dell’art. 1176, co. 2 c.c., che impone la verifica preventiva del possesso dei requisiti di qualificazione delle consorziate designate esecutrici, restando a suo carico le conseguenze derivanti da dichiarazioni inesatte o incomplete.

Il consorzio stabile che partecipa alla gara è tenuto a conoscere le cause di esclusione che riguardano le imprese consorziate di cui si avvale. La presunzione di conoscenza può essere superata solo provando l’incolpevole ignoranza, cioè un dato oggettivo, per una maggiore efficienza dell’intero sistema e una maggiore diligenza dell’offerente.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il giudizio di anomalia dell’offerta

06 Giu 2026
6 Giugno 2026

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha affermato che, nell’ambito delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, la funzione del giudizio di anomalia dell’offerta è quella di garantire un equilibrio tra la convenienza per la P.A. ad affidare l’appalto al prezzo più basso e l’esigenza di evitare un ribasso che si attesti al di là del ragionevole limite dettato dalle regole di mercato, con possibile pregiudizio della stessa corretta esecuzione del contratto. La scelta dei criteri di individuazione automatica delle offerte anomale, prevista dall’art. 54, co. 1, d.lgs. 36/2023, costituisce espressione della discrezionalità tecnica, di cui la P.A. è titolare per il conseguimento e la cura dell’interesse pubblico a essa affidato dalla legge.

In tema di appalti pubblici aggiudicati al prezzo più basso ai sensi dell’art. 54 cit., laddove la lex specialis di gara rinvii, ai fini della valutazione dell’anomalia delle offerte, all’Allegato II.2, «Metodo A», è da escludersi, sulla base dell’interpretazione letterale della disciplina codicistica, l’adozione del criterio del blocco unitario (che impone di considerare, ai fini della determinazione matematica della soglia di anomalia, le offerte con identico ribasso quali offerta unica, sia che si collochino al margine delle ali, sia che si collochino all’interno delle stesse) in quanto la previsione dell’Allegato, a differenza della disciplina dettata dal d.lgs. 50/2016, nella formulazione anteriore al d.l. 32/2019, impone che le offerte identiche siano considerate «distintamente nei loro singoli valori». 

Le stazioni appaltanti dispongono di una discrezionalità ampia con riguardo alla scelta di procedere o no alla verifica facoltativa, con la conseguenza che il ricorso all’istituto (come pure la mancata applicazione di esso) non necessita di una particolare motivazione, né può essere sindacato, se non nelle ipotesi di macroscopica irragionevolezza o di decisivo errore di fatto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Riparto di giurisdizione in materia elettorale

06 Giu 2026
6 Giugno 2026

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha affermato che la giurisdizione del G.A. in materia elettorale è limitata alle controversie concernenti la regolarità delle operazioni elettorali, in quanto riferite a posizioni di interesse legittimo.

Appartengono invece al G.O. le controversie in cui, avuto riguardo al petitum sostanziale, si faccia valere la lesione del diritto soggettivo di elettorato attivo (nella specie, per effetto di una disciplina ritenuta lesiva del principio di uguaglianza, libertà e segretezza del voto), anche se la domanda sia formalmente proposta mediante l’impugnazione di atti del procedimento elettorale (nella specie, verbali delle operazioni e proclamazione degli eletti).

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il caso del lieve ritardo nella presentazione delle liste elettorali

06 Giu 2026
6 Giugno 2026

Il TAR Reggio Calabria ha affermato che il termine per la presentazione delle liste e delle candidature (fissato alle ore 12.00) è tassativo, in quanto volto a garantire le esigenze di certezza e celerità del procedimento elettorale, ma ammette un’eccezionale deroga in presenza di un ritardo lieve, qualora i presentatori si trovino, allo spirare dello stesso, già all’interno della casa comunale, ovvero quando la tardività sia determinata da circostanze eccezionali, imprevedibili e non imputabili agli interessati. Tale non imputabilità presuppone, tuttavia, che la documentazione necessaria sia stata acquisita con congruo anticipo e non a ridosso della scadenza.

Post di Alberto Antico – avvocato

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