Il risarcimento del danno a un interesse legittimo da parte della P.A.

17 Apr 2026
17 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha ricordato che il risarcimento del danno non si configura come una conseguenza automatica dell’annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo, in quanto richiede la positiva verifica, oltre che della lesione del bene della vita sotteso all’interesse legittimo concretamente inciso, anche del nesso causale tra l’illecito e il danno subito, nonché della sussistenza della colpevolezza della P.A.

Quanto a quest’ultimo elemento, l’illegittimità del provvedimento amministrativo, ove acclarata, costituisce solo uno degli indici presuntivi della colpevolezza, da considerare unitamente ad altri, quali il grado di chiarezza della normativa applicabile, la semplicità degli elementi di fatto, il carattere vincolato della situazione amministrativa, l’ambito più o meno ampio della discrezionalità della P.A., sicché la responsabilità deve essere negata quando l’indagine conduce al riconoscimento dell’errore scusabile per l’esistenza di contrasti giudiziari, per l’incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessità della situazione di fatto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Diritto dell’Unione Europea e nullità degli atti amministrativi

17 Apr 2026
17 Aprile 2026

Il T.A.R. Veneto afferma che il contrasto tra un atto amministrativo e la giurisprudenza europea (sopravvenuta) non determina automaticamente la nullità del provvedimento, ma solo la sua annullabilità. Il Collegio, per di più, ricorda che se un rapporto giuridico si è già consolidato ed è divenuto immutabile, le sopravvenienze giurisprudenziali (nazionali e/o europee) non legittimano la messa in discussione del provvedimento amministrativo, pena l’alterazione del principio dell’affidamento e della certezza del diritto. La fattispecie analizzata dal T.A.R. concerne l’annosa questione delle quote latte.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Quote latte e termine di prescrizione

17 Apr 2026
17 Aprile 2026

Il T.A.R. ricorda che nel computo del termine di prescrizione decennale dei crediti connessi alle quote latte deve essere computato anche il periodo edi sospensione di cui all’art. 8-quinquies, comma 10, del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, per il passaggio dei residui di gestione all’agente della riscossione (nel periodo aprile – 15 luglio 2019, per complessivi 105 giorni), e il periodo di sospensione disposto dall’art. 68 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, e successive modifiche, in correlazione all’emergenza epidemiologica (8 marzo 2020 – 31 agosto 2021, per complessivi 540 giorni).

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Quote latte e giurisdizione

17 Apr 2026
17 Aprile 2026

Il T.A.R. stabilisce che le controversie relative alla fase esecutiva delle cartelle di pagamento relative alle quote latte spettano alla giurisdizione ordinaria e non a quella amministrativa. Nella fattispecie era stato impugnato l’atto di iscrizione di ipoteca immobiliare e non era stato tempestivamente censurato l’atto cd. presupposto.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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La liquidazione del danno non patrimoniale

17 Apr 2026
17 Aprile 2026

La Sezione III civile della Corte di cassazione ha affermato che la Tabella unica nazionale (TUN), emanata dal d.P.R. 12/2025, in quanto da riconoscersi quale parametro della valutazione equitativa del danno non patrimoniale da lesione del bene salute conforme alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 c.c., trova applicazione generalizzata in via indiretta, cioè non in forza di diretta efficacia normativa, bensì come parametro del potere del giudice di cui a tali norme, con riferimento a liquidazioni formalmente estranee al suo ambito di applicazione diretta e, dunque, a sinistri causativi di danno biologico verificatisi prima del 5 marzo 2025 e pur non derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti e da responsabilità sanitaria.

Il giudice, nella liquidazione del danno alla salute da effettuarsi nel caso concreto, potrà, dunque, discostarsene – eventualmente anche reputando di applicare una tabella ‘pretoria’ - solo in forza di una motivazione che dia puntualmente conto di circostanze del tutto peculiari, più rilevanti nell’ambito regolato oggettivamente, ratione materiae, dalla TUN.

Post di Alberto Antico – avvocato

sent. Cass. n. 8630-2026

Lo stato legittimo si estende anche al condono edilizio

16 Apr 2026
16 Aprile 2026

Finalmente il Consiglio di Stato ha chiarito che non vi è alcuna ragione giuridica, né tanto meno una normativa nazionale e/o eurocomunitaria, che giustifichi la non equiparazione tra il condono e lo stato legittimo, ex art. 9 bis, c. 1 bis del d.P.R. n. 380/2001.

Con tale pronuncia il Collegio stigmatizza la prassi e la pregressa giurisprudenza che, all’opposto, aveva negato tale equipollenza, con il chiaro (e condiviso) obiettivo di eliminare le “zone grigie”, così definite dal Massimo Organo della Giustizia Amministrativa,  relative agli immobili condonati.

Si auspica, ora, che questa recente pronuncia possa davvero porre fine al dibattito giurisprudenziale ingeneratosi sul punto e possa auspicabilmente dipanare ogni dubbio sulla sanatoria "piena" derivante dal condono edilizio, garantendo la certezza del diritto e la tutela dell'affidamento.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Impianti da rinnovabili, VIA e PNRR

16 Apr 2026
16 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, in caso di rimessione alla Presidenza del Consiglio dei ministri del contrasto tra amministrazioni dello Stato ai sensi dell’art. 5, co. 2, lett. c-bis l. 400/1988, in un procedimento in materia di VIA per la realizzazione di impianti di energia da fonti rinnovabili rientranti nel PNRR, si applica l’art. 2 l. 241/1990, criterio generale dell’azione amministrativa ai sensi del principio di buon andamento ex art. 97 Cost. e dell’analogo principio presente sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE: pur tenendo conto della complessità e della delicatezza della valutazione che tale organo è chiamato a compiere, il procedimento non può legittimamente protrarsi sine die. Sul punto, il privato istante vanta un interesse legittimo affinché il provvedimento sia concluso, ai sensi dell’art. 2 cit., con un provvedimento espresso.

Nel procedimento in materia di VIA per la realizzazione di impianti di energia da fonti rinnovabili rientranti nel PNRR, l’atto emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’art. 5, co. 2-bis l. 400/1988, ha natura di atto di alta amministrazione ed è pertanto sindacabile da parte del G.A., in relazione ai profili di manifesta illogicità, irragionevolezza e palese contraddittorietà.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il rigetto “in limine” dell’istanza di VIA

16 Apr 2026
16 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato la legittimità di un provvedimento che (pur recando il nomen iuris di archiviazione, in realtà) respingeva in limine la domanda di VIA del privato riferita alla realizzazione di un impianto di recupero di rifiuti in area fluviale, non essendo tout court consentita dai sovraordinati Piano stralcio per l’assetto idrogeologico e Piano regionale dei rifiuti urbani e speciali.

La preclusione sancita dai due piani di gestione rendeva concretamente inutile, se non dispendiosa, anche in termini temporali considerati gli adempimenti pubblicitari imposti in fase di VIA, una più approfondita disamina del progetto nella sede conferenziale di cui all’art. 27-bis del codice dell’ambiente. Motivo per cui il rigetto in limine dell’istanza sul progetto del privato, le cui criticità invero erano emerse sin dal cd. screening VIA, risultava assunto anche nel rispetto dei criteri di economicità ed efficacia.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Onere della prova nella domanda di restituzione del contributo straordinario (per accordi urbanistici pubblico-privati)

16 Apr 2026
16 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato che, qualora il privato domandi la rideterminazione dell’ammontare del contributo straordinario (nel caso di specie, per l’accordo ex art. 6 l.r. Veneto 11/2004), con condanna del Comune alla restituzione dell’eccedenza tra l’importo versato e quello realmente dovuto, si è al cospetto di un rapporto obbligatorio a carattere paritetico, rispetto al quale non si applica il principio dispositivo con metodo acquisitivo, ma il principio dispositivo puro, cosicché il privato ha l’onere di provare i fatti sui quali la propria pretesa si fonda.

Post di Alberto Antico – avvocato

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L’esenzione dal contributo di costruzione per il Piano casa, condizionata al cambio di residenza

16 Apr 2026
16 Aprile 2026

Nel caso di specie, una Signora beneficiava dell’esenzione dal contributo di costruzione dovuto per l’intervento di ampliamento ai sensi del Piano casa. In conformità a quanto previsto dalla normativa, l’esenzione era espressamente subordinata, nel PdC, alla prescrizione per cui, dopo la presentazione dell’agibilità, la Signora avrebbe dovuto trasferire la residenza presso l’immobile di intervento, e ivi mantenerla almeno per i 42 mesi successivi all’agibilità. Il mancato rispetto di tale condizione avrebbe comportato il versamento del contributo di costruzione, maggiorati degli interessi legali.

La Signora decedeva prima dell’ultimazione dei lavori. Il figlio-erede comunicava tempestivamente al Comune, contestualmente alla fine lavori e alla S.C. agibilità, la sua intenzione di pagare integralmente il contributo di costruzione, non possedendo i requisiti per beneficiare dell’esenzione.

Il Comune, però, esigeva anche la penale prevista dall’art. 7, co. 2-bis l.r. Veneto 14/2009, pari al contributo di costruzione maggiorato del 200% per i Comuni turistici, nel caso in cui il soggetto che abbia ottenuto la riduzione o l’esenzione del contributo di costruzione vìoli l’obbligo di stabilire e mantenere la residenza nell’immobile oggetto di intervento.

Il TAR Veneto ha dichiarato illegittima la richiesta della penale.

Post di Alberto Antico – avvocato

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