La SCIA alternativa non decade se i lavori non vengono iniziati entro un anno (non è un permesso di costruire)

30 Giu 2026
30 Giugno 2026

In questa controversia il ricorrente sosteneva che una SCIA alternativa al PDC sarebbe decaduta perchè i lavori non erano effettivamente iniziati entro un anno.

Il TAR ha chiarito che, a  differenza dell'art. 15 del DPOR 380/2001, che disciplina l'efficacia temporale del permesso di costruire e che prevede il termine massimo di un anno per iniziare i lavori (pena la decadenza del titolo), l'art. 23 non stabilisce alcun termine obbligatorio per l'inizio concreto dei lavori ma – come detto – prescrive solo un termine complessivo di tre anni di efficacia della SCIA.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

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Il potere di controllo prefettizio sulle fondazioni

30 Giu 2026
30 Giugno 2026

Il potere di controllo prefettizio sulle fondazioni

Il Consiglio di Stato ha affermato che il potere di controllo esercitato dal prefetto ai sensi dell’art. 25 c.c. ha natura pubblicistica e si configura quale funzione di vigilanza volta ad assicurare, per tutta la durata dell’ente, il costante perseguimento dello scopo statutario e la conformità dell’attività della fondazione al disegno voluto dal fondatore, costituendo esso la prosecuzione dinamica del giudizio effettuato in sede di riconoscimento della personalità giuridica
Il potere prefettizio di annullamento delle deliberazioni delle fondazioni, previsto dall’art. 25 c.c., non è soggetto al termine di prescrizione quinquennale di cui agli artt. 1442 e 2377 c.c., atteso che esso non integra una posizione soggettiva riconducibile all’autonomia privata, ma esprime una potestà amministrativa funzionale alla tutela di interessi pubblici, e come tale sottratta alla disciplina della prescrizione propria dei diritti, con conseguente possibilità di esercizio anche a distanza di tempo dall’adozione dell’atto, ferma restando la necessità di una valutazione di ragionevolezza in concreto.
È illegittima la previsione statutaria di una fondazione che subordini le modifiche dello statuto al parere vincolante di un soggetto esterno, configurando un potere di veto incompatibile con l’autonomia giuridica e gestionale dell’ente e con il regime di responsabilità degli amministratori, nonché con il sistema legale delle fondazioni, nel cui ambito il controllo esterno è riservato in via esclusiva all’autorità prefettizia ex art. 25 c.c.
Nel caso di specie, era legittimo l’atto del prefetto che, nel 2023, annullava la clausola statutaria di una fondazione, introdotta nel 2006, che attribuiva a una federazione di associazioni un potere vincolante sulle modifiche dello statuto della fondazione, impedendo il pieno esercizio delle prerogative degli organi gestionali, determinando difficoltà operative e incidendo sul perseguimento dello scopo istituzionale: gli effetti negativi della clausola si erano manifestati solo progressivamente nel tempo, determinando una situazione di stallo gestionale idonea a giustificare l’intervento (tardivo) dell’autorità prefettizia.

Post di Alberto Antico – avvocato

sent. CdS n. 3669-2026

Soccorso istruttorio e subappalto necessario nei pubblici appalti

30 Giu 2026
30 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che il soccorso istruttorio non può essere utilizzato per supplire alla mancata dichiarazione della volontà di ricorrere al subappalto necessario, qualora l’operatore economico abbia espressamente dichiarato nel DGUE di non volervi ricorrere, trattandosi di dichiarazione chiara, non ambigua e non suscettibile di integrazione o rettifica.

È illegittima l’attivazione del soccorso istruttorio volta a consentire, mediante produzione tardiva, la dichiarazione di ricorso al subappalto necessario, al fine di colmare la carenza di un requisito di qualificazione, in quanto ciò comporta una non consentita integrazione dei requisiti di partecipazione di ordine speciale. La mancanza del requisito di partecipazione di ordine speciale non costituisce una mera irregolarità documentale, ma incide sulla stessa ammissibilità dell’offerta e sulla capacità dell’operatore di eseguire la prestazione.

Il soccorso istruttorio non può essere utilizzato per modificare dichiarazioni negoziali dell’operatore economico incidenti sulla struttura dell’offerta, né per trasformare una dichiarazione negativa in una positiva, risolvendosi altrimenti in una inammissibile modifica dell’offerta.

Il soccorso istruttorio è ammissibile soltanto in presenza di omissioni, incompletezze o irregolarità riferite alla documentazione amministrativa e ai requisiti generali, ma non può essere utilizzato per supplire alla mancanza di requisiti di ordine speciale o per incidere sulla struttura dell’offerta.

In applicazione del principio di autoresponsabilità, l’operatore economico sopporta le conseguenze delle dichiarazioni rese in gara, sicché la dichiarazione negativa di ricorso al subappalto necessario, a fronte della carenza del requisito di qualificazione, comporta l’esclusione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Distanze legali: per la Cassazione conta il momento della costruzione, non quello del titolo abilitativo

30 Giu 2026
30 Giugno 2026

Distanze legali: per la Cassazione conta il momento della costruzione, non quello del titolo abilitativo

 

La Cassazione penale bastona l’avvocato per le “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale

30 Giu 2026
30 Giugno 2026

“…La citazione di giurisprudenza inesistente generata dall’intelligenza artificiale non attenua, ma anzi accentua il giudizio di colpevolezza processuale: essa rivela che il ricorso è stato proposto in violazione del dovere di controllo e con un grado di negligenza che supera la soglia dell’errore scusabile considerato dalla Corte costituzionale.
Perciò, una volta dichiarata l’inammissibilità, l’art. 616 cod. proc. pen. consente e giustifica l’irrogazione di una somma più elevata in favore della Cassa delle ammende, proprio perché non vi è alcuna ragione per ritenere che il ricorso sia stato presentato senza colpa nella determinazione della relativa causa di inammissibilità…”. (Cassazione Penale sentenza n. 23006/2026).

https://www.misterlex.it/cassazione-penale/2026/23006/

Post di Daniele Iselle

Cosa deve fare il Comune se l’assemblea di condominio prima approva l’intervento edilizio di un condomino e dopo un po’ di tempo revoca il consenso

29 Giu 2026
29 Giugno 2026

Il TAR ha esaminato un caso nel quale l'assemblea di un condominio aveva approvato l'intervento edilizio che un condomino intendeva realizzare, intervenendo anche sulla facciata esterna e su parti comuni.

Dopo che il Comune aveva rilasciato il permesso di costruire, l'assemblea di condominio ha fatto retromarcia, revocando l'approvazione dell'intervento, e chiedendo al Comune di annullare il titolo edilizio.

Il Comune aveva respinto tale richiesta, evidenziando l'efficacia istantanea del rilascio del permesso di costruire, indifferente rispetto alla successiva evoluzione dei rapporti civilistici tra i condomini.

Il TAR ha ritenuto che il Comune legittimamente non abbia dato seguito alle istanze di autotutela formulate dai condomini dissenzienti sul presupposto della revoca del consenso prestato nella prima delibera assembleare.

L’amministrazione, infatti, ha reputato, in primo luogo, che il proprio provvedimento fosse legittimo e, in seconda battuta, non ha ravvisato le cc.dd .sopravvenienze di cui all’art. 21-quinquies legge 241/1990 né tanto meno le condizioni per l’esercizio di uno jus poenitendi.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

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Il potere di autotutela della P.A. in materia di abusi edilizi non è un dovere

29 Giu 2026
29 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato l’inammissibilità del ricorso avverso il silenzio-inadempimento ex art. 117 c.p.a., con cui si solleciti l’esercizio del potere di autotutela: la P.A. non è tenuta a pronunciarsi sulle istanze di autotutela del privato, né ad avviare il corrispondente procedimento, poiché tale iniziativa rientra nell’incoercibile discrezionalità amministrativa; parimenti inammissibile è l’impugnativa avverso l’espresso diniego di autotutela, non essendo il privato titolare di una posizione giuridica soggettiva qualificata e differenziata, idonea a radicare un obbligo di provvedere.

L’obbligo per la P.A. di pronunciarsi ex art. 2 l. 241/1990 presuppone una specifica disposizione normativa impositiva, ovvero un obbligo univocamente ricavabile dal sistema. L’avvio del procedimento di autotutela ha natura discrezionale nell’an, in quanto il ritorno su affari già definiti incontra le esigenze di certezza dei rapporti amministrativi e di stabilità dell’interesse pubblico. Vi ostano altresì ragioni di doverosa salvaguardia delle energie processuali, risorsa strutturalmente scarsa.

Peraltro, l’azione avverso il silenzio-inadempimento è inammissibile, allorché il privato faccia valere un motivo di gravame che, ove accolto, dimostrerebbe l’illegittimità della sua situazione giuridica soggettiva.

Il potere inesauribile di vigilanza sul territorio, attribuito ai Comuni dall’art. 27 d.P.R. 380/2001, consente di verificare in ogni momento la correttezza dei titoli edilizi, ma non di caducarli al di fuori dei presupposti di cui all’art. 21-novies l. 241/1990.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Talvolta il vincolo a verde pubblico può assumere natura espropriativa

29 Giu 2026
29 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che il vincolo urbanistico destinato a verde pubblico, ancorché generalmente qualificabile come vincolo conformativo, assume natura sostanzialmente espropriativa allorché, in concreto, determini l’inedificabilità assoluta del fondo e lo svuotamento del contenuto essenziale del diritto di proprietà, impedendo qualsiasi utilizzazione economica del bene in regime di mercato. Nel caso di spece, si è esclusa la natura conformativa del vincolo, poiché la disciplina delle NTA non consentiva un effettivo sfruttamento economico del bene, mancando una reale apertura all’iniziativa imprenditoriale privata.

Un vincolo urbanistico ha natura espropriativa ove: a) incida su beni determinati in funzione della localizzazione di opere pubbliche; b) sia incompatibile con la proprietà privata e ne presupponga l’ablazione; c) comporti l’inedificabilità e una significativa compressione del valore di scambio del bene. Viceversa, esso resta conformativo quando consenta la realizzazione dell’opera, anche su iniziativa privata, con sfruttamento economico.

È illegittimo il diniego di approvazione di un piano di lottizzazione (PdL) ad iniziativa privata fondato sulla permanenza di un vincolo a verde pubblico qualificato come conformativo, quando, nel caso concreto, tale vincolo risulti incompatibile con la precedente destinazione edificatoria dell’area e con le scelte pianificatorie adottate per aree limitrofe in condizioni analoghe. Nella specie, la contraddittorietà è stata ravvisata in relazione alla precedente destinazione a zona di espansione urbana, all’inclusione nel piano particellare di esproprio e all’approvazione di un PdL su area limitrofa soggetta a vincoli analoghi.

In materia urbanistica, il risarcimento del danno da ritardo è escluso quando all’esito dell’annullamento del provvedimento impugnato - nella specie, il diniego di approvazione del PdL a iniziativa privata - residui, pur nel rispetto del vincolo conformativo derivante dal giudicato, il riesercizio del potere pianificatorio connotato da ampia discrezionalità, non risultando consolidata in capo al privato una posizione giuridica qualificata al conseguimento del bene della vita richiesto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Pannelli fotovoltaici e interesse paesaggistico

29 Giu 2026
29 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che le sopravvenute esigenze energetiche impongono una attenta comparazione dell’interesse pubblico “statico” alla tutela del paesaggio con altrettanto rilevanti interessi “dinamici”: quello pubblico volto all’incremento della produzione energetica da fonti alternative e quello privato al risparmio energetico. Ne discende che la presenza del fotovoltaico non può essere più percepita, in assoluto, come fattore di disturbo visivo, dovendo la Soprintendenza valutare se il collocamento dei pannelli in luoghi diversi sia non solo esteticamente preferibile, ma anche tecnicamente accettabile sul piano della produzione energetica e non comporti uno sproporzionato sacrificio su quello dell’accesso agli incentivi pubblici.

Post di Alberto Antico – avvocato

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L’onere reale di bonifica di un sito inquinato

29 Giu 2026
29 Giugno 2026

Il TAR Brescia ha affermato che la disciplina dell’onere reale prevista dall’art. 253, co. 1 d.lgs. 152/2006 è distinta da quella concernente il rimborso delle spese di bonifica da parte del proprietario incolpevole, disciplinata dai successivi commi 3 e 4 art. cit. Mentre il rimborso opera nei limiti del valore di mercato del sito determinato all’esito della bonifica, l’apposizione dell’onere reale è collegata all’approvazione del progetto di bonifica e assolve una funzione di garanzia patrimoniale a favore della P.A., collocandosi in una fase nella quale non è ancora possibile determinare il valore del bene bonificato. Ne consegue che l’apposizione dell’onere reale non è illegittima neppure nel caso in cui il proprietario incolpevole abbia spontaneamente avviato, senza completarle, opere di bonifica del sito, né è subordinata alla preventiva verifica dei limiti previsti per il successivo recupero delle spese di bonifica.

Post di Alberto Antico – avvocato

sent. TAR Brescia n. 704-2026

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