Prescrizione del reato edilizio e paesaggistico: l’ordine di rimessione in pristino del giudice penale dev’essere revocato, con salvezza del potere repressivo della P.A.

11 Giu 2026
11 Giugno 2026

La Corte di cassazione, Sezione III penale, ha affermato che l’estinzione per prescrizione del reato edilizio e di quello paesaggistico dichiarata dal giudice di appello comporta la conseguente dichiarazione di revoca dell’ordine di demolizione e dell’ordine di rimessione in pristino impartiti con la sentenza di primo grado, trattandosi di sanzioni amministrative accessorie che conseguono alle sole sentenze di condanna per detti reati ai sensi degli artt. 31, co. 9 d.P.R. 380/2001 e 181 d.lgs. 42/2004.

Pertanto, in caso di declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, tale statuizione va revocata dal giudice dell’impugnazione, fermo restando l’autonomo potere-dovere dell’Autorità amministrativa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Incostituzionale la legge sarda che escludeva la sanzione amministrativa pecuniaria per le opere pubbliche dotate di compatibilitĂ  paesaggistica postuma

11 Giu 2026
11 Giugno 2026

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge della Regione Sardegna che rendeva inapplicabile alle opere pubbliche, delle quali fosse stata accertata ex post la compatibilità paesaggistica, la sanzione pecuniaria ex art. 167, co. 5 d.lgs. 42/2004.

Quest’ultima norma non prevede eccezioni all’applicazione della sanzione pecuniaria irrogata a seguito dell’accertamento postumo di compatibilità, senza distinguere sulla base della natura privata o pubblica delle opere realizzate in mancanza di autorizzazione paesaggistica (o in difformità da essa). Distinzione che, peraltro, mal si concilierebbe con il carattere già di per sé derogatorio dell’accertamento postumo di compatibilità, equivalente al rilascio di un’autorizzazione in sanatoria, che rappresenta un’eccezione alla regola generale, espressa al comma 1 dell’art. 167 cit., consistente nell’obbligo di riduzione in pristino delle opere abusive sotto il profilo paesaggistico.

Post del Dott. Mauro Federici

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Cassazione: rapporto tra distanze legali, recupero abitativo sottotetti, rigenerazione urbana e sopravvenienze normative

11 Giu 2026
11 Giugno 2026

Cassazione: rapporto tra distanze legali, recupero abitativo sottotetti, rigenerazione urbana e sopravvenienze normative.

Post di Daniele Iselle

Gli incrementi di superficie o cubatura, anche di modesta entitĂ , impediscono la compatibilitĂ  paesaggistica

11 Giu 2026
11 Giugno 2026

Nel caso esaminato dal TAR la ricorrente aveva realizzato un edificio completamente diverso da quello concessionato, completando al grezzo un piano in più rispetto a quanto consentito (l’edificio realizzato è composto da due piani fuori terra, mentre quello assentito prevedeva un solo piano).

Il TAR sottolinea che, in presenza di incrementi di superficie o cubatura, anche di modesta entitĂ , la norma impedisce tassativamente il rilascio della sanatoria paesaggistica, per cui la reiezione della relativa istanza assume carattere vincolato.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

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IncandidabilitĂ  a Sindaco per precedenti penali

11 Giu 2026
11 Giugno 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che è legittima l’esclusione dalla competizione elettorale a Sindaco del candidato che sia stato condannato ad una pena superiore a sei mesi per falso ideologico, nella qualità di Sindaco, in occasione dell’attestazione dei controlli di spesa concernente i rimborsi da liquidare per la gestione di diversi progetti di accoglienza migranti.

Ai sensi dell’art. 7, co. 1, lett. d d.lgs. 235/2012, costituisce una condizione ostativa alla candidatura l’aver subito una condanna definitiva per qualsivoglia ulteriore delitto, diverso da quelli indicati nella precedente lett. c, purché commesso “con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio” e a condizione che la pena inflitta sia complessivamente superiore a sei mesi.

La natura del reato in questione, se non comporta l’automatica incandidabilità dell’interessato, determina un onere motivazionale attenuato a carico dell’organo deputato al vaglio di certe posizioni: quest’ultimo, in presenza di certi reati, ai fini della partecipazione elettorale non dovrà dunque necessariamente svolgere una particolare indagine ricostruttiva dei profili connessi all’abuso di ufficio o alla violazione di pubblici doveri.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Albo delle attivitĂ  commerciali, delle botteghe artigiane e degli esercizi pubblici storici

10 Giu 2026
10 Giugno 2026

Con il decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro del turismo, del 7 maggio 2026 (pubblicato in G.U., Serie generale n. 131 del 09.06.2026), sono state individuate le modalità operative per l’istituzione, la gestione, l’aggiornamento e la pubblicazione dell’Albo nazionale delle attività commerciali, delle botteghe artigiane e degli esercizi pubblici storici, ai sensi dell’art. 6 d.lgs. 219/2024.

Il decreto è consultabile al link:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-06-09&atto.codiceRedazionale=26A02795&elenco30giorni=false.

Ai sensi dell’art. 1, co. 2 del decreto, l’Albo nazionale è costituito dagli albi regionali e delle Province autonome, nonché delle Città metropolitane, dei Comuni e delle Province, inviati e periodicamente aggiornati dagli stessi.

Post di Alberto Antico – avvocato

Vincolo idrogeologico: incostituzionale la legge sarda che creava una “compatibilità idrogeologica postuma” per doppia conformità

10 Giu 2026
10 Giugno 2026

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge della Regione Sardegna, secondo cui gli interventi e le trasformazioni realizzati nelle zone sottoposte a vincolo idrogeologico in assenza della prescritta autorizzazione, o in difformità da essa, potevano ottenere l’accertamento della compatibilità idrogeologica successivamente alla realizzazione delle opere, quando gli interventi stessi fossero conformi, sia al momento della realizzazione che al momento della presentazione della domanda, alle norme della legge regionale, alle prescrizioni di massima e di polizia forestale, nonché ai piani forestali particolareggiati, e non vi fossero pregiudizi all’assetto idrogeologico.

Il vincolo idrogeologico costituisce una misura generalizzata di difesa del suolo e può essere imposto per prevenire il danno pubblico non solo per le aree boschive e forestali, ma anche per i terreni di qualsiasi natura o destinazione. Il vincolo comporta rilevanti limitazioni dell’uso dei terreni vincolati, precisate dagli artt. 7, 8 e 9 r.d.l. 3267/1923.

La mancata previsione, ai sensi dell’art. 7 cit., del rilascio di un’autorizzazione postuma di opere non preventivamente autorizzate è l’espressione di un inderogabile divieto di concessione del nulla-osta in sanatoria, anche nel caso di violazione solo formale dell’obbligo di ottenere l’autorizzazione. Ciò in ragione della preminenza dell’essenziale interesse pubblico a valutare ex ante, senza eccezioni, la compatibilità delle opere con la difesa del suolo dal dissesto idrogeologico.

Post del Dott. Ing. Mauro Federici

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Abusi edilizi e scioglimento di una comunione

10 Giu 2026
10 Giugno 2026

La Corte di cassazione, Sezione II civile, ha affermato che, quando sia proposta una domanda di scioglimento di una comunione (ordinaria o ereditaria che sia), il giudice non può disporre la divisione che abbia ad oggetto un fabbricato abusivo o parti di esso, in assenza della dichiarazione circa gli estremi della concessione edilizia e degli atti a essa equipollenti, come richiesti dall’art. 46 d.P.R. 380/2001 e dall’art. 40, co. 2 l. 47/1985, costituendo la regolarità edilizia del fabbricato una condizione dell’azione ex art. 713 c.c., sotto il profilo della possibilità giuridica, e non potendo la pronuncia del giudice realizzare un effetto maggiore e diverso rispetto a quello che è consentito alle parti nell’ambito della loro autonomia negoziale. La mancanza della documentazione attestante la regolarità edilizia dell’edificio e il mancato esame di essa da parte del giudice sono rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

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Obblighi in capo alla curatela fallimentare di rimozione dei rifiuti abbandonati

10 Giu 2026
10 Giugno 2026

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha affermato che, ai sensi dell’art. 192 d.lgs. 152/2006, in continuità con la sua precedenza sent. n. 3/2021, la curatela fallimentare è obbligata alla rimozione dei rifiuti abbandonati dall’imprenditore fallito, anteriormente alla dichiarazione del fallimento, sia quando l’illecito abbandono sia stato effettuato in aree di proprietà dell’imprenditore fallito, entrate poi a far parte della massa attiva fallimentare, sia quando l’illecito abbandono dei rifiuti sia stato compiuto su aree di proprietà di terzi, in forza di un titolo contrattuale che abbia attribuito all’imprenditore la detenzione dell’area, autorizzando il deposito temporaneo dei rifiuti e prevedendo il successivo obbligo contrattuale di rimozione.

L’obbligo di rimozione dei rifiuti e la correlata responsabilità, posti a carico della curatela fallimentare, concernenti i rifiuti abbandonati dall’imprenditore successivamente fallito, su aree appartenenti a soggetti terzi, ma di cui abbia acquisito la detenzione, in forza di un titolo contrattuale, derivano dal principio, espresso dalle direttive europee nn. 2004/35/CE e 2008/98/CE, secondo cui per determinare il soggetto detentore dei rifiuti, tenuto alla loro rimozione, occorre avere riguardo all’inerenza dei rifiuti stessi all’attività economica svolta, mentre è irrilevante la circostanza che detti rifiuti siano stati abbandonati in aree non appartenenti all’imprenditore fallito.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Un deposito di autoveicoli a pagamento rientra nella categoria “produttiva e direzionale”, mentre l’attivitĂ  florovivaistica in quella “rurale”

10 Giu 2026
10 Giugno 2026

Il TAR Veneto chiarisce che la creazione di un deposito di autoveicoli a pagamento rientra nella categoria "produttiva e direzionale" e che, se viene realizzato dove c'era una attività florovivaistica (che rientra nella categoria "rurale"), costituisce un mutamento della destinazione d’uso non all’interno della stessa categoria funzionale (c.d. “orizzontale”), ma un cambio di destinazione tra diverse categorie (c.d. “verticale”).

Questo mutamento, anche se operato in assoluta carenza di opere, è riconducibile alla categoria degli “interventi di nuova costruzione” di cui alla lettera e) dell’art. 3 d.P.R. 380/2001, con necessario assoggettamento a permesso di costruire ex art. 10, comma 1, lett. a), dello stesso testo unico e al relativo regime contributivo e sanzionatorio.

Per quanto riguarda il D.P.R. 19 dicembre 2001, n. 480, recante il "Regolamento recante semplificazione del procedimento di autorizzazione per l'esercizio dell'attività di rimessa di veicoli e degli adempimenti richiesti agli esercenti autorimesse", il TAR afferma che l’attività di rimessa di veicoli non è liberalizzata ma soggetta a titolo autorizzativo, peraltro subordinato al rispetto delle norme edilizie e alla conformità dell’area alla destinazione urbanistica

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

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