L’aumento del carico urbanistico produce conseguenze: per stabilire se c’è, bisogna valutare il risultato finale di un intervento edilizio e non incentrarsi solo sull’edificio di partenza
Nel caso di specie, un privato progettava un intervento sullo stesso lotto, consistente nella demolizione di due originari edifici (uno a destinazione direzionale di due piani fuori terra, l’altro a destinazione produttiva di un piano) e la ricostruzione di due nuovi e più ampi fabbricati, entrambi a destinazione residenziale, entrambi di quattro piani fuori terra.
Il privato chiedeva di computare il contributo di costruzione sulle singole palazzine di partenza, così da utilizzare norme comunali di favore per le superfici minori.
Il TAR Milano ha dissentito.
È indubbio l’aggravio del carico urbanistico del complessivo intervento, dato che l’aumento notevole di superficie lorda di pavimento e il mutamento di destinazione a residenziale comportano una presenza umana stabile che le precedenti destinazioni non contemplavano.
Al fine di valutare l’incidenza sull’assetto del territorio di un intervento edilizio consistente in una pluralità di opere, va compiuto un apprezzamento globale delle opere medesime, atteso che la considerazione “atomistica” dei singoli interventi non consente di comprenderne in modo adeguato l’impatto effettivo.
Post di Alberto Antico - avvocato

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