Quando il gestore telefonico chiede al Comune di apporre il vincolo preordinato all’esproprio, il Comune deve dire sì o no. Ma può dire di no?
Il TAR Veneto ha esaminato un caso nel quale il gestore telefonico aveva chiesto al Comune di apporre un vincolo preordinato all'esproprio per un impianto di telefonia.
L'area era già occupata in forza di un contratto di locazione scaduto e il proprietario non intendeva rinnovarlo.
La domanda presentata dalla società ricorrente, espressamente prevista dalla disciplina dettata dagli artt. 51, 52 e 53 del d.lgs. n. 259/2003, era corredata della documentazione tecnica prescritta ed era finalizzata ad ottenere l’avvio del procedimento volto all’apposizione del vincolo preordinato all’espropriazione e all’imposizione delle necessarie servitù funzionali al mantenimento di un’infrastruttura di comunicazione elettronica, qualificata dalla legge come opera di pubblica utilità.
Il Comune aveva tergiversato senza rispondere e il gestore aveva presentato un ricorso contro il silenzio.
All'udienza del 2 settembre il Comune si era difeso dicendo di avere convocato per il 24 settembre il consiglio comunale per valutare l'istanza, ma il TAR ha lo stesso "bastonato" il Comune, accogliendo il ricorso con condanna del Comune a pagare le spese (perchè la convocazione del consiglio comunale non è ancora un sì o un no), fissando il termine di 30 giorni per rispondere e nominando il Prefetto come commissario ad acta per il caso di perdurante inerzia.
Il TAR non ha precisato cosa il Comune deve rispondere e sembra di capire che l'organo competente a rispondere sia il consiglio comunale.
Di solito sotto queste sottigliezze giuridiche ci sono questioni pratiche e concrete, perlopiù di tipo economico: il gestore telefonico e il privato proprietario dell'area su cui installare l'antenna non si mettono d'accordo sul canone di locazione e allora il gestore ricorre alla clava dell'esproprio per "ammorbidire" le pretese del privato, costringendo il Comune a intromettersi in un vicenda dalla quale vorrebbe stare fuori, per non scontentare il cittadino. Il gestore, però, sostiene che l'antenna è un'opera di urbanizzazione necessaria per realizzare un servizio di pubblico interesse e che, quindi, il Comune ha l'obbligo di apporre il vincolo espropriativo.
Sarà interessante leggere in qualche altra sentenza cosa succederà se il Comune dirà no: il Comune ha l'obbligo di dire di sì o può dire di no?
Torneremo sul tema con un successivo post, avvertendo fin d'ora che, per esempio, una sentenza del TAR Milano ha detto che il Comune ha l'obbligo di apporre il vincolo anche se esista già un contratto non scaduto tra le parti.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato

Il T.A.R. Toscana ( 01032/2026 ) ricorda che il Consiglio di Stato ha espressamente escluso che l’Amministrazione debba dar luogo, sempre e comunque, all’esproprio finalizzato alla realizzazione degli impianti di telecomunicazioni, affermando che lo stesso può essere disposto solo dopo aver attentamente valutato e ponderato tutti gli interessi in conflitto e che lo stesso giudice ha precisato che in capo all’Amministrazione non è configurabile un mero potere accertativo in ordine alla sussistenza dei presupposti di legge per l’esercizio del potere espropriativo, rimanendo integri i poteri valutativi dell’Amministrazione anche in ordine alla opportunità del ricorso allo strumento ablatorio, che deve essere considerato quale rimedio estremo per la realizzazione di una rete di telecomunicazione ad uso pubblico” (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 6 febbraio 2023, n. 1249).
T.A.R. Toscana peraltro non chiarisce se il dovuto bilanciamento degli interessi contrapposti coinvolti nella procedura finalizzata all’esproprio comporti una valutazione urbanistica a tutto tondo o debba limitarsi a valutare il rischio per la continuità del servizio di interesse pubblico.
Comunque la questione è nuova ma credo che in avvenire le società di telecomunicazioni presenteranno innumerevoli richieste di apposizione del vincolo, e quindi aspettiamoci novità in merito.
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