I T.A.R. affermano che se un atto pubblico o un titolo edilizio non risulta sussistente né negli archivi pubblici né nella disponibilità del privato, lo stesso può essere desunto da altri indizi e/o elementi probanti, come ora previsto dall’art. 9 bis del d.P.R. n. 380/2001, purché lo smarrimento non derivi da cause direttamente imputabili al soggetto pubblico o privato che sia.
Si ringrazia l’avv. Francesco Roncoroni per la segnalazione.
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Il T.A.R. Campania - Salerno afferma che le varianti essenziali al PdC, ex art. 32 del d.P.R. n. 380/2001, necessitano di un nuovo PdC per essere regolarizzate, e non di un PdC in variante e/o una SCIA in variante. Infatti, tali titoli servono per sanare “a posteriori” sole le difformità minori e/o minimal, non gli interventi edilizi più impattanti.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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L’alluvione che si è abbattuta sul Veneto nel 2010 spingeva il Governo ad emanare l’O.P.C.M. n. 3906/2010, rubricata “Primi interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli eccezionali eventi alluvionali che hanno colpito il territorio della regione Veneto nei giorni dal 31 ottobre al 2 novembre 2010”.
Il TAR Veneto ha chiarito che l’ordinanza – nel prevedere un sostegno alle popolazioni colpite e alle attività ivi insediate – ha seguito una logica non risarcitoria, bensì indennitaria e assistenziale, secondo determinate finalità di intervento e sulla base di specifici criteri di selezione e quantificazione.
Nel caso di specie, è stato negato il contributo poiché il ricorrente si era limitato ad allegare una perizia asseverata che descriveva i danni subiti (ragionando in ottica risarcitoria). Invece, il richiedente avrebbe dovuto presentare idonea documentazione contabile che attestasse il riacquisto, dopo l’alluvione, dei beni o delle merci andati distrutti oppure la riparazione di quelli danneggiati, in funzione della ripresa dell’attività, ovvero l’obiettivo perseguito dall’ordinanza.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. Veneto affronta alcune interessanti questioni che legano il provvedimento amministrativo di convalida che, a detta del Collegio, non deve necessariamente soggiacere al limite temporale dei 18 mesi previsto per l’annullamento in autotutela ex art. 21 nonies della l. n. 241/1990 – in assenza di una specifica previsione di legge -, con l’acquisizione cd. sanante di cui all’art. 42 bis del d.P.R. n. 327/2001.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha offerto una pregevole ricostruzione della normativa di tutela edilizia e paesaggistica nel territorio di Venezia.
A seguire, ha chiarito il diverso grado di motivazione che, in ordine crescente di specificità e dettaglio, deve connotare i dinieghi di condono edilizio per gli abusi: a) di ogni genere nella città storica di Venezia; b) di rilevanti dimensioni dei Comuni limitrofi; c) di ridotte dimensioni nei Comuni limitrofi.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Nel caso di specie, un Comune del territorio veneziano denegava l’istanza di condono ex l. 47/1985 del privato in relazione a due manufatti di rilevanti dimensioni sprovvisti di titolo edilizio, l’uno del 1962 adibito a magazzino-deposito-pollaio, l’altro del 1965 destinato a ricovero attrezzi.
Il TAR Veneto ha respinto il ricorso del privato, statuendo che:
- l’Autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico deve pronunciarsi qualora il vincolo stesso esista nel momento in cui deve essere valutata la domanda di sanatoria, a prescindere dalla sua sopravvenienza o no rispetto alla realizzazione degli immobili abusivi;
- per gli abusi edilizi realizzati in area soggetta a vincolo, il termine di 24 mesi per la formazione del silenzio-assenso sulla domanda di condono decorre ex art. 35, co. 19 l. 47/1985, solo dal rilascio del parere favorevole dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo stesso.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. chiarisce quale titolo edilizio è necessario per recintare un terreno.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. Toscana stabilisce che le distanze dai confini devono essere osservata anche dai corpi di fabbrica che integrano scale esterne e/o terrazzi aggettanti.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Nel caso di specie, un Comune denegava l’istanza di condono edilizio relativa all’apertura di un cancello carraio, poiché l’area doveva ritenersi acquisita al patrimonio indisponibile del Comune a seguito dell’inottemperanza all’ordinanza di demolizione spiccata nei confronti del medesimo passo carraio.
Il TAR Veneto ha annullato il diniego di condono, poiché l’acquisizione gratuita non poteva dirsi perfezionata: non era stato rispettato il passaggio procedimentale del formale accertamento della mancata demolizione, con relativa comunicazione al privato.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto ha affermato che costituisce silenzio-inadempimento la mancata risposta alle istanze che il proprietario di un’area privata soggetta ad uso o occupazione sine titulo da parte della P.A., per opere pubbliche o di interesse pubblico, rivolga all’Amministrazione che utilizza il bene.
Quest’ultima ha l’obbligo di far cessare il relativo illecito permanente emanando il provvedimento ex art. 42-bis T.U. espropri ovvero, in mancanza dei requisiti, provvedendo alla restituzione del bene.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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