Il T.A.R. afferma che le modifiche del bando di gara devono essere portate a conoscenza degli offerenti e/o partecipanti con le stesse modalità di pubblicità della lex specialis emendata.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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È noto che la parte soccombente in un processo deve rimborsare alla controparte le spese di giudizio, salva la compensazione totale o parziale (artt. 91 ss. c.p.c. e art. 26 c.p.a.), sulla base di quanto stabilisce il giudice nella sentenza.
Raramente, però, l’importo liquidato dal Giudice a favore del vincitore corrisponde all’onorario che l’avvocato vittorioso aveva concordato col proprio cliente (nel caso degli enti pubblici, l’importo fissato nell’impegno di spesa).
Nel caso in cui la liquidazione giudiziale sia inferiore alla parcella richiesta, la giurisprudenza pacifica afferma che il vincitore deve in ogni caso pagare l’importo che aveva concordato col proprio avvocato.
Il caso inverso, invece, non sembra mai stato affrontato dal tribunale (per essere chiari è il caso in cui il vincitore aveva concordato col proprio avvocato un compenso di 100 e la controparte venga condannata a pagare al vincitore un importo superiore a 100).
Vi sono due soluzioni possibili: la differenza tra la maggior liquidazione giudiziale e il minor onorario chiesto a suo tempo del patrocinante va pagata all’avvocato del vincitore oppure viene incamerata dall’ente vincitore.
La condanna alle spese superiore a quanto pattuito tra le parti deriva dal fatto che il giudice sulla liquidazione delle stesse non è vincolato dagli accordi tra le parti e può dipendere, per esempio, dal fatto che il giudice liquida le spese in base al D.M. 55/2014, mentre il preventivo era stato fatto in precedenza o senza guardare al decreto stesso; oppure può succedere che il giudice, tenendo anche conto del comportamento processuale della parte soccombente, consideri che la difesa sia stata impegnativa e che, quindi, il soccombente meriti una determinata condanna alle spese.
Se la condanna alle spese discende da parametri normativi oppure dall’impegno difensivo richiesto dalla causa, è logico arrivare alla conclusione che quanto il giudice ha ritenuto di liquidare per la difesa debba essere pagato al difensore che per tale difesa si è prodigato.
Una conferma a questa soluzione si può trarre dal ragionamento seguito dalla Corte di cassazione in materia di patrocinio a spese dello Stato: il divieto di arricchimento senza causa – principio generale e residuale dell’ordinamento – osta a che la parte vittoriosa lucri ingiustamente sulla condanna alle spese legali della parte soccombente, percependo somme che il Giudice voleva destinare al difensore vittorioso.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. Brescia esamina in modo puntuale e preciso le responsabilità del proprietario c.d. responsabile e di quelle c.d. incolpevole in caso di sito inquinato.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto spiega le ragioni per le quali il Comune ha l'obbligo di effettuare le verifiche sulla legittimità della SCIA sollecitate dal vicino.
Il TAR si occupa anche della possibile rilevanza a tal fine delle censure riguardanti gli atti presupposti, che verrebbero in rilievo come illegittimità derivata della SCIA.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. ricorda quando sussiste l’interesse ad impugnare un affidamento in house da parte di un’Amministrazione pubblica che sceglie di non ricorrere al mercato per la revisione delle proprie partecipazioni azionarie.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. si sofferma sui costi della manodopera e sul possibile giudizio di anomalia: il discostamento dalle tabelle ministeriali non determina, ex se, l’anomalia dell’offerta.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. conferma che per esercitare il ricorso avverso il silenzio/diniego formatosi sul c.d. diritto di accesso agli atti amministrativi è sufficiente il requisito della c.d. vicinitas.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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In un caso nel quale è stato impugnato un titolo edilizio, il TAR Veneto respinge l’eccezione di difetto di legittimazione sollevata perché la porzione di fondo ove è posta l’area oggetto dell’intervento edilizio non è confinante con la proprietà dei ricorrenti.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. afferma che, di regola, il piano di lottizzazione/piano particolareggiato decade dopo dieci anni dall’approvazione della relativa convenzione; tuttavia, se tale atto pattizio non viene posto tempestivamente in essere, non è sostenibile una durata imperitura del Piano: esso scadrà (rectius: decadrà) naturalmente dopo dieci anni dalla sua approvazione, indipendentemente dalla mancata sottoscrizione della convenzione urbanistica.
Che cosa significa poi che il piano decade e quali sono le conseguenze giuridiche di questo è tutto un altro discorso.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. afferma che la domanda riconvenzionale del Comune finalizzata la far valere la c.d. responsabilità pre-contrattuale del concorrente che ha causato al Comune inutili ritardi e/o perdite di tempo/denaro confidando nella conclusione del contratto d’appalto, spetta al G.O.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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