Author Archive for: SanVittore

La destinazione ad attrezzature ed impianti di interesse generale

30 Gen 2025
30 Gennaio 2025

Il TAR Veneto ha affermato che la destinazione ad attrezzature ed impianti di interesse generale è una categoria logico-giuridica distinta da quella delle opere pubbliche, compatibile con la realizzazione e gestione di strutture da parte di privati e, dunque, priva del carattere espropriativo. Più in generale, deve riconoscersi natura non espropriativa, ma conformativa del diritto di proprietà, a tutti quei vincoli che non solo non siano esplicitamente preordinati all’esproprio in vista della realizzazione di un’opera pubblica, ma nemmeno si risolvano in una sostanziale ablazione dei suoli medesimi, consentendo al contrario la realizzazione degli interventi su di essi previsti anche da parte di privati ed in regime di economia di mercato.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Prime indiscrezioni sulle linee guida del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sull’interpretazione del decreto Salva casa

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Si segnala che sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) si dà conto di una riunione del Tavolo per la casa, che dovrebbe aver approvato delle linee guida per l’interpretazione della cd. riforma Salva casa (d.l. 69/2024, come convertito dalla l. 105/2024).

La notizia e le prime indiscrezioni sulle linee guida sono disponibili al seguente link:

https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/casa-tavolo-al-mit-sulle-novita-taglia-burocrazia.

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

Quali poteri ha il Comune nei confronti di una CILA illegittima?

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Il TAR Catania ha affermato che la CILA, a differenza della SCIA, non ingenera alcun legittimo affidamento per silentium – l’onere del cui previo superamento graverebbe sul Comune che intenda adottare, dopo il suo consolidamento, una ordinanza di demolizione - ma si risolve in una mera dichiarazione di scienza, alla quale l’Ente locale competente può sempre disconoscere la capacità di produrre effetti giuridici senza alcuna necessità di un intervento in autotutela sulla stessa.

Il modello normativo delineato dall’art. 6-bis d.P.R. 380/2001 non prevede un potere di controllo e inibitorio, successivo alla presentazione della CILA, ma esclusivamente un potere sanzionatorio pecuniario per la mancata comunicazione della CILA, al quale si aggiunge l’ordinario potere repressivo e sanzionatorio per gli interventi edilizi abusivi ai sensi dell’art. 27 d.P.R. cit.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Vi è un tempo massimo entro cui il Comune può contestare la CILA presentata dal privato?

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Il TAR Catania ha espressamente dissentito dal Consiglio di Stato, che in alcune pronunce ritiene che alla CILA debbano applicarsi i medesimi termini massimi previsti per la SCIA per l’esercizio dei poteri repressivi in capo al Comune.

Il privato che dubiti della legittimità della CILA da lui progettata potrà cautelativamente avanzare una richiesta di rilascio di permesso di costruire anche a fronte di interventi edilizi assoggettati a CILA, analogicamente a quanto invece espressamente previsto per la SCIA dall’art. 22, co. 7 d.P.R. 380/2001 (alla cui stregua “è comunque salva la facoltà dell’interessato di chiedere il rilascio di permesso di costruire per la realizzazione degli interventi di cui al presente Capo”).

Sarà poi il contenuto di accertamento dell’eventuale provvedimento di rigetto - proprio perché l’intervento edilizio di cui al presentato progetto doveva invece ritenersi assoggettato a CILA - o comunque dell’atto doverosamente reso a fronte di un silenzio altrimenti giustiziabile a norma dell’art. 117 c.p.a., che tutelerà le ragioni dell’istante: consentendogli, ove successivamente il Comune ritenga di poter esercitare poteri repressivi per l’assenza di un previo titolo edilizio, di promuovere un’azione risarcitoria ex art. 2043 c.c. per danno da false informazioni (per un importo che potrà totalmente coincidere con il valore dell’immobile che dovrà essere abbattuto in base ad una ordinanza di demolizione legittima, ma a fronte di una complessiva condotta contra jus dell’Ente locale che prima abbia ritenuto il relativo intervento assoggettato soltanto a CILA).

Post di Alberto Antico – avvocato

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CILA, ordinanza di demolizione, e nuova CILA: quid iuris?

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Nel caso di specie, il privato presentava una CILA. Il Comune, riscontrata la sua illegittimità, emanava un’ordinanza di demolizione. A quel punto, il privato presentava una seconda CILA, per opere asseritamente diverse, pretendendo di potervi dare esecuzione.

Il TAR Catania ha affermato che la circostanza che la seconda CILA fosse contenutisticamente diversa dalla prima comporta una sola conseguenza: che, dopo avere ottemperato all’ordinanza di demolizione, il privato potrà realizzare il diverso intervento edilizio oggetto della seconda CILA, ma senza poter salvare la prima CILA attraverso la successiva presentazione di atti analoghi, che in teoria potrebbero ripetersi all’infinito, espropriando sine die il Comune competente del potere - che invece l’art. 27 d.P.R. 380/2001 gli attribuisce - di repressione degli abusi edilizi perpetrati sul suo territorio.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Repressione di una SCIA e preavviso di rigetto

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Il TAR Veneto ha affermato che, data la natura giuridica della SCIA – che non è un’istanza di parte per l’avvio di un procedimento amministrativo poi conclusosi in forma tacita, ma è una dichiarazione di volontà privata di intraprendere una determinata attività ammessa direttamente dalla legge – è da escludersi che l’Autorità procedente debba comunicare al segnalante l’avvio del procedimento o il preavviso di rigetto ex art. 10-bis l. 241/1990 prima dell’esercizio dei relativi poteri di controllo e inibitori.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Chi ha il potere di intitolare le strade?

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Il Consiglio di Stato, in sede di parere su ricorso straordinario al Capo dello Stato, ha affermato che da una lettura sistematica del quadro normativo vigente – l. 23 giugno 1927, n. 1188; l. 24 dicembre 1954, n. 1228; d.P.R. 30 maggio 1989, n. 223, d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 – si desume che il Comune è l’esclusivo titolare della funzione amministrativa di toponomastica, mentre il Prefetto è chiamato a rilasciare o meno l’autorizzazione basandosi su ragioni di tutela dell’ordine pubblico o esigenze di regolarità anagrafica. Ne consegue che il corretto procedimento per l’intitolazione di nuove strade si articola in due fasi, la prima delle quali consta della delibera di Giunta comunale e, la seconda, del nulla osta del Prefetto, di guisa che, in assenza di una preventiva deliberazione di Giunta non vi sarebbe alcuna ipotesi di intitolazione da sottoporre al vaglio prefettizio.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Condizioni dell’azione nelle impugnative del permesso di costruire ottenuto dal vicino

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Il TAR Veneto ha affermato che la vicinitas non è, di per sé, in grado di giustificare la sussistenza dell’interesse al ricorso avverso il titolo edilizio del vicino, che va ricavato dall’insieme delle allegazioni ivi racchiuse e va, parimenti, precisato e comprovato dal ricorrente in corso di causa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Le (esigenti) condizioni dell’azione per chi voglia impugnare una variante al P.I.

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Le ha esaminate il TAR Veneto.

La semplice vicinitas non è sufficiente a radicare il necessario interesse a ricorrere avverso uno strumento di determinazione dell’assetto territoriale, essendo necessaria la sussistenza di un pregiudizio diretto, concreto e attuale derivante dall’adozione dei provvedimenti impugnati.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Se si impugna uno strumento urbanistico, poi bisogna impugnare anche tutte le successive varianti, anche parziali

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Nel caso di specie, il privato impugnava un P.I. comunale, onde tutelare il proprio interesse ad ottenere la destinazione a parco pubblico di un’area pianificata a parcheggio.

A seguire, il Comune approvava una variante parziale al P.I., dove confermava in loco la destinazione a parcheggio, che il privato non impugnava, in quanto appunto variante parziale.

Il TAR Veneto ha dichiarato improcedibile il ricorso.

La variante in questione, quale che sia la terminologia impiegata per definirne i contenuti, ha implicato la ripubblicazione dell’intero Piano, valendo a definire un nuovo assetto del territorio, secondo previsioni, che, in termini di servizi e infrastrutture, sono tra loro necessariamente interconnesse, sicché l’intangibilità di una parte della disciplina di Piano impedisce di ridiscutere il resto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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