Sovvenzioni pubbliche e riparto di giurisdizione
Il T.A.R. ricorda il criterio di riparto in materia di sovvenzioni pubbliche.
Post di Matteo Acquasaliente
Il T.A.R. ricorda il criterio di riparto in materia di sovvenzioni pubbliche.
Post di Matteo Acquasaliente
Il TAR Veneto ha dichiarato inammissibile un ricorso per la mancanza della fondamentale condizione affinché l'inerzia dell’Amministrazione diventi un inadempimento censurabile secondo il rito di cui agli artt. 31 e 117 cod. proc. amm., ossia l'obbligo di provvedere.
La sentenza chiarisce che tale obbligo può essere esplicito, ma che in alcuni casi è desumibile dai principi dell'ordinamento.
Nel caso specifico il ricorrente pretendeva che il Comune ordinasse a un privato di tagliare gli alberi che oscuravano un cono visuale tutelato dal P.R.G.Â
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Il TAR Veneto precisa che chi contesta una sanzione per un abuso edilizio non può limitarsi a dire che il Comune ha sbagliato le misure, ma deve spiegare quali sono le misure giuste, mediante una perizia di parte, non potendo limitarsi a domandare una CTU sul punto.
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Il TAR Veneto si è occupato di un caso nel quale i ricorrenti, proprietari di una villa, hanno effettuato, senza alcun titolo abilitativo, il tombinamento di un fosso sul lato nord della proprietà per una lunghezza di circa 180 m, mediante la posa di tubazioni in calcestruzzo, pozzetti e il riempimento di materiale vegetale.
Poiché le opere, stante il divieto di realizzare il tombinamento o la chiusura di fossi prevista dalla valutazione di compatibilità idraulica recepita dallo strumento urbanistico, non sono state ritenute sanabili, il Comune ha applicato la sanzione per la mancanza di SCIA di cui all’art. 37, comma 1 del DPR 6 giugno 2001, n. 380, che prevede una sanzione pecuniaria pari al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile conseguente alla realizzazione degli interventi stessi, quantificata in € 21.600,00.
Il TAR ha ritenuto legittima la quantificazione della sanzione, secondo i criteri esposti dal Comune.
Non era oggetto del ricorso il tema della sanzionabilità mediante la sola sanzione pecuniaria di un intervento in contrasto con la normativa urbanistica, in astratto soggetto a SCIA: a noi resta il dubbio che l'intervento avrebbe dovuto essere rimosso, perchè, ai sensi dell'articolo 27 del DPR 380, le opere in contrasto con la normativa vanno sempre rimosse, anche se in astratto sarebbero soggette a SCIA (la sanzione dell'articolo 37, comma 1, infatti, sembrerebbe applicabile solo quando manchi la SCIA, ma l'intervento non sia in contrasto con la normativa).
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Puglia indica le disposizioni del codice del processo amministrativo in forza delle quali spettano al giudice amministrativo le controversie sul contratto di concessione di aree comunali per realizzare torri per la telefonia.
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Il TAR Puglia esclude che sussista il diritto al risarcimento del danno da ritardo se non è stato esperito prima il rimedio contro il silenzio e il ritardo sia poi persistito.
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Segnaliamo una sentenza del TAR Puglia in materia di rapporto tra la sanzione amministrativa accessoria (nel caso specifico di sospensione di una attività commerciale) e  quella principale pecuniaria.
Il caso riguardava la somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni.
La applicazione della sanzione accessoria presuppone, infatti, che sia completata la procedura della L. 689/1981. Â
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Opporsi a una DIA/SCIA è diventato un defatigante percorso a ostacoli.
Pubblichiamo una sentenza del TAR Veneto che esamina alcuni profili operativi della questione nel caso di una serie di DIA/SCIA.
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In una vicenda concernente la revoca dell’autorizzazione all’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande il Consiglio di Stato, con sentenza n. 852 del 2015, ha affermato il principio per cui il predetto provvedimento di revoca, ai sensi dell’art. 4 della Legge n. 287/1991, costituisce un’ipotesi di decadenza legale della concessione demaniale trattandosi di un effetto giuridico che si determina al verificarsi delle condizioni di non esercizio indicate dalla norma e che comporta, da parte dell'autorità competente, l'adozione di un provvedimento che si pone alla stregua di un atto dovuto di natura ricognitiva – dichiarativa.
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