Sui limiti dell’azione generale di accertamento
Il T.A.R. ricorda quando si può proporre un’azione di accertamento davanti al G.A.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. ricorda quando si può proporre un’azione di accertamento davanti al G.A.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il rapporto tra chi presenta una SCIA edilizia e l’amministrazione è complicato e il terzo che abbia la necessità di contestarla si incammina in una delle vie più complicate e costose che la fantasia del legislatore italiano si sia sognato di immaginare.
E la sentenza della Corte Costituzionale 13 marzo 2019 n. 45 ne dà un inquadramento che crea molte difficoltà al terzo che si rivolga a un giudice contro un intervento oggetto di SCIA.
L’avv. Stefano Bigolaro, che sentitamente ringraziamo, espone nel racconto di una vicenda alcune di queste difficoltà.
La storia – “La SCIA alla prova della quarta dimensione” - è parte di un più esteso articolo apparso su Lexitalia, dove si può reperire: dietro ogni passaggio si apre infatti un problema giuridico.
Ma già solo a leggere la storia, c’è molto su cui riflettere.
A mio parere sarebbe molto opportuno abolire l'attuale farraginoso sistema e consentire al terzo di impugnare direttamente la SCIA davanti al TAR, soprattutto per garantire l'effettività della tutela giurisdizionale, che oggi in concreto non lo è (e chi ci dice che è garantita in astratto non ci consola affatto).
Se si ritiene che il fatto che la SCIA è una dichiarazione privata e non un atto amministrativo sia un ostacolo a radicare la giurisdizione del giudice amministrativo, si può affidare la questione al giudice ordinario.
Il principio di effettività della tutela giurisdizionale rinviene il proprio fondamento in ambito nazionale negli artt. 24, 103, 113 Cost. e nell’art. 1 C.p.a. nonché in ambito sovranazionale negli artt. 19 TUE, 263 TFUE e 6 CEDU.
Il legislatore, infatti, molto spesso si dimentica l'insegnamento del filosofo e frate francescano inglese Guglielmo di Ockham, vissuto nel XIV secolo, sul modo in cui si devono risolvere i problemi: «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem» «Non moltiplicare gli elementi più del necessario».
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
Nel caso di specie, l’Assessorato regionale revocava il credito d’imposta riconosciuto per l’assunzione di lavoratori svantaggiati ai sensi del d.l. 70/2011 e del reg. (CE) 800/2008, poiché l’impresa aveva maturato perdite superiori al 50% del capitale sociale nell’anno di riferimento e nei due precedenti.
L’impresa impugnava tale provvedimento, esponendo che né la legge né il bando disponevano una simile ipotesi di revoca.
Il TAR Palermo, tuttavia, ha dichiarato legittimo il provvedimento, rinvenendo il requisito suesposto nel Considerando n. 15 del reg. (CE) cit.
Se ne deduce che anche i Considerando di un regolamento dell’Unione Europea possono concorrere al principio di legalità dell’agire amministrativo.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il T.A.R. spiega perché non esiste l’autorizzazione implicita di passo carraio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Si svolgerà il 5 luglio 2019 a Cortina il XXIX Convegno annuale della Associazione Veneta degli Avvocati Amministrativisti.
Al passo coi tempi: il diritto e i cambiamenti climatici
Il dibattito sui cambiamenti climatici è di stretta attualità e vede sempre più nettamente contrapposte le fazioni degli allarmisti e dei negazionisti.
È comunque un fatto che la cronaca degli ultimi anni ci ha costretti a interrogarci sull’esistenza di una possibile relazione tra alcuni eventi meteorologici estremi e lo sfruttamento delle risorse naturali del pianeta da parte dell’uomo.
Anche i giuristi sono stati costretti a misurarsi con questo tema: basti considerare gli studi fioriti sulla teoria dei beni comuni e sul consumo di suolo.
In alcuni casi, l’approccio giuridico al tema dei cambiamenti climatici e dell’uso responsabile delle risorse ha contagiato anche il legislatore e il dibattito politico: ricordiamo tutti, infatti, la campagna promossa sull’acqua come bene comune, in occasione dei referendum sulla privatizzazione del servizio idrico; o le più recenti leggi regionali volte a contenere il consumo di suolo.
La partecipazione è libera e gratuita ed è stato richiesto all’Ordine degli Avvocati di Belluno l’accreditamento dell’evento ai fini dell’assolvimento degli obblighi formativi professionali.
Il TAR Veneto ha affermato che alla Commissione per la Salvaguardia di Venezia sono stati conferiti poteri speciali concernenti l’esecuzione di opere edilizie nella laguna veneziana, ai sensi delle ll. 171/1973 e 360/1991.
Di conseguenza, i suoi pareri sono obbligatori, vincolanti e immediatamente impugnabili, al punto che la Commissione è parte necessaria nei giudizi di impugnazione dei provvedimenti basati sui suoi pareri.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il TAR Veneto ha pronunciato alcuni principi utili in materia, alla luce dell’art. 42-bis T.U. espropri (d.P.R. 327/2001).
Tra gli altri, il TAR ha affermato che l’illegittima occupazione di un fondo da parte della P.A. costituisce un illecito permanente di natura aquiliana, il cui risarcimento si prescrive nel termine quinquennale, che cessa solo in presenza di ben precisi atti o provvedimenti, idonei a rimuovere tale condizione di illiceità.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il T.A.R. ricorda che se lo strumento urbanistico generale è frutto di concertazione tra Comune-Provincia e Regione, l’eventuale annullamento in autotutela necessita della partecipazione di tutti gli enti pubblici coinvolti nella sua adozione/approvazione.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
"Art. 5 Norme in materia di rigenerazione urbana 1. Al fine di concorrere a indurre una drastica riduzione del consumo di suolo e a favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, a incentivare la razionalizzazione di detto patrimonio edilizio, nonche' a promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonche' di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione, ovvero da rilocalizzare, tenuto conto anche della necessita' di favorire lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e di assicurare il miglioramento e l'adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione:
a) (soppressa);
b) all'articolo 2-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. Le disposizioni del comma 1 sono finalizzate a orientare i comuni nella definizione di limiti di densita' edilizia, altezza e distanza dei fabbricati negli ambiti urbani consolidati del proprio territorio.
1-ter. In ogni caso di intervento di demolizione e ricostruzione, quest'ultima e' comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purche' sia effettuata assicurando la coincidenza dell'area di sedime e del volume dell'edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell'altezza massima di quest'ultimo.»; b-bis) le disposizioni di cui all'articolo 9, commi secondo e terzo, del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, si interpretano nel senso che i limiti di distanza tra i fabbricati ivi previsti si considerano riferiti esclusivamente alle zone di cui al primo comma, numero 3), dello stesso articolo 9...."
Il T.A.R afferma che se il bene comunale da sgomberare rientra nel patrimonio indisponibile dell’ente, le controversie sono attratte dalla giurisdizione amministrative; se invece il bene comunale appartiene al patrimonio disponibile, la lite va promossa dinanzi al giudice ordinario.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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