Convenzione ed interpretazione
Il T.A.R. ricorda che i criteri interpretativi previsti dal codice civile per i contratti valgono anche per le convenzioni urbanistiche.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. ricorda che i criteri interpretativi previsti dal codice civile per i contratti valgono anche per le convenzioni urbanistiche.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che il Comune è obbligato ad assicurare il versamento nella pubblica fognatura degli scarichi provenienti dalla palazzina realizzata in un ambito PEEP, solo qualora ciò sia stato previsto nella relativa convenzione.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che, ai sensi dell’art. 35 l. 865/1971, il Comune ha l’obbligo di assicurare la copertura di tutti i costi di acquisto delle aree da destinare alla realizzazione dei PEEP e PIP, in applicazione del principio del perfetto pareggio economico, con corrispondenza delle entrate ed uscite e rimborso, da parte degli assegnatari delle aree o loro aventi causa, di tutte le spese sostenute per l’acquisto delle aree medesime. È chiaramente salva la rivalutazione ISTAT.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che la competenza a disporre la proroga del termine per l’ultimazione dei lavori e di validità di un Piano di Lottizzazione spetta alla Giunta comunale (anche alla luce della convenzione di lottizzazione del caso di specie).
Post di Alberto Antico – avvocato
La Procura della Repubblica di Milano ha recentemente avviato una inchiesta penale sulla costruzione di vari grattacieli, puntando la lente d'ingrandimento sulle SCIA alternative, sull'altezza degli edifici superiore a 25 metri in mancanza di piani attuativi e sul calcolo del contributo di costruzione.
Segnaliamo sul punto un video di Youtube:
https://www.youtube.com/live/ShLPJBe01-0?si=ZIAy1C4mQuiHRizm
(per vederlo bisogna fare copia e incolla in internet dell'indirizzo che precede).
La Corte di Cassazione spiega quando il costo è a carico del SSN e quando a carico del Comune.
Gli avvocati Vasco Meneguzzo e Catia Debora Rozzanigo, che sentitamente ringraziamo, ci inviano una nota sulle questione, che volentieri pubblichiamo: l’inscindibilità delle prestazioni di natura sanitaria e di quelle socio assistenziali è il presupposto per la messa a carico del SSN.
Si sono imposte al dibattito pubblico le cd. Città 30, ovvero quei Comuni nei cui centri abitati viene imposto il limite di circolazione massimo dei 30 km/h.
Fervono le divergenti opinioni, tra chi lamenta un eccessivo rallentamento del traffico e chi ricorda la drastica riduzione degli incidenti stradali (e, quindi, dei morti e dei feriti) nelle città che hanno già adottato questa misura.
Sul punto si allegano una direttiva del Ministero delle infrastrutture dei trasporti e una lettera aperta al Ministro, che espongono diversi punti di vista sulla questione.
Post di Daniele Iselle
Chi volesse aderire può scrivere all' indirizzo alfredo.drufuca@gmail.com una mail contenente con precisione: nome, cognome, titolo di studio/professionale (ingegnere, agronomo, geometra ecc.), ruolo lavorativo (es. dirigente LL.PP. comune di..., libero professionista ecc.), città dove l'attività risiede.
lettera aperta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
La Cassazione afferma che le distanze dai confini devono essere rispettata anche se le due costruzioni si trovano su fondi con differenti dislivelli: ciò che conta, infatti, è la cd. misura orizzontale o di pianta delle costruzioni, a prescindere dallo sviluppo edificatorio delle stesse.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che i motivi di ricorso proposti contro la diffida a demolire ex art. 35 d.P.R. 380/2001 devono essere dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza d’interesse, qualora successivamente sia notificata l’ordinanza di demolizione, che rinnova e approfondisce la lesione originariamente inferta dalla diffida a demolire.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che per la verifica della legittimità dell’emanazione di un ordine di rimozione di un manufatto abusivo realizzato su un’area demaniale, è sufficiente la qualità di utilizzatore del medesimo manufatto.
Invero, è “responsabile dell’abuso” non solamente chi ha posto in essere materialmente la violazione contestata, ma anche colui che è subentrato nella titolarità del bene, in modo da potersi avvalere nel tempo successivo alla realizzazione dell’utilità derivante dal bene stesso senza titolo, e che perciò, avendo la disponibilità materiale di detto bene, non è esentato dal dovere di ripristino dello stato dei luoghi, pur senza essere l’autore materiale dell’abuso preesistente.
Post di Alberto Antico – avvocato
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