Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno statuito che, in materia di giudizio amministrativo, l’istanza di prelievo non è un atto idoneo a interrompere il termine di prescrizione dei diritti soggettivi implicati, difettando i requisiti previsti dall’art. 2943, co. 4 c.c.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto rileva che sussiste la competenza regionale nello stabilire prescrizioni restrittive in materia di fertilizzanti, facendo leva in primis sulla titolarità di redazione del Programma d’Azione Nitrati derivante dal T.U. Ambiente, e quindi sulle competenze residuali dell’Ente in materia di agricoltura.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Nel caso di specie, il privato impugnava un diniego di condono ex l. 326/2003, affermando che oggetto dell’istanza era il pergolato e non la sua copertura, per cui l’opera da sanare certamente esisteva alla data fissata dalla legge, posto che non occorrerebbe alcuna copertura per considerare ultimato un pergolato.
Il TAR Veneto ha affermato che, a seguire questa tesi, nella richiesta di condono avrebbe dovuto essere indicata la tipologia 6 (opere non valutabili in termini di superficie o di volume) e non, come invece avvenuto, la tipologia 2: l’intenzione era chiaramente condonare una struttura coperta.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che l’art. 3 l.r. Veneto 21/2004 è applicabile solamente ad un intervento da sanare che “non sia precluso dalla disciplina di tutela del vincolo”.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il privato eseguiva sul proprio terreno un intervento di stesura di uno strato di ghiaione per il ricavo di un parcheggio, in seguito oggetto di istanza di condono ex l. 326/2003 e l.r. Veneto 21/2004.
Il TAR Veneto, sulla base degli orientamenti dell’epoca, ha qualificato tale intervento come mutamento di destinazione d’uso con opere, sussumibile nella tipologia 3 della tabella C allegata alla legge sul terzo condono.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, in materia di condono edilizio, deve essere acquisito il parere dell’Amministrazione preposta alla tutela del vincolo paesaggistico che sussista al momento della valutazione dell’istanza di condono, anche se successivo rispetto alle opere da sanare.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, in materia di condono edilizio, la competenza originariamente attribuita dalla l. 47/1985 al Sindaco si deve ritenere trasferita ai dirigenti almeno a partire dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, in forza del suo art. 51.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato che l’onere della prova in ordine al tempo dell’ultimazione delle opere abusive spetta al privato richiedente la sanatoria o il condono: allo scopo, non sono sufficienti delle mere dichiarazioni sostitutive di atto notorio, bensì si richiede una documentazione certa e univoca. In difetto di tali prove, la P.A. ha il dovere di negare la sanatoria o il condono.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. ricorda che, in seguito alla sopravvenuta carenza di interesse al ricorso, il Collegio può disporre la condanna delle spese processuali solo se ravvisa un comportamento “colpevole” del Comune.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha offerto un’applicazione dell’art. 3 l.r. Veneto 21/2004, secondo cui, per gli immobili vincolati ex art. 32 l. 47/1985, sono condonabili le sole modifiche alla destinazione d’uso che rendano residenziale un immobile utilizzato, antecedentemente, per altri fini.
Ai fini del caso di specie, nemmeno la destinazione a luogo di culto fa eccezione a questa regola.
Post di Alberto Antico – avvocato
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