Il TAR Veneto ha stabilito che l’illegittimità della richiesta, proveniente dal Comune, di pagare l’indennità dovuta dal Codice dei Beni Culturali nonostante si sia provveduto al ripristino della situazione paesaggistica preesistente, non inficia la legittimità dell’ordinanza comunale di demolizione, qualora quest’ultima sia stata adottata solo per violazioni urbanistiche, autonome da quelle paesaggistiche.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato che l’obbligo di provvedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti abbandonati da terzi è posto a carico del proprietario dell’area ove insistono, in solido con il responsabile, solo nel caso in cui possa essere formulato nei confronti del proprietario stesso un addebito a titolo di dolo o colpa per il deposito incontrollato in base ad accertamenti effettuati necessariamente in contraddittorio con l’interessato (cfr. art. 192, co. 3 Codice dell’ambiente).
Si segnala che c’è una certa tendenza dell’Amministrazione a destinare questo tipo di ordinanze ai proprietari del fondo di abbandono dei rifiuti, in quanto tali.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto, recentemente, ha statuito che l’accertamento di conformità ex art. 36 T.U. Edilizia non presuppone necessariamente l’obbligo per la P.A. di eseguire il sopralluogo dell’immobile.
L’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, infatti, prevede solo la descrizione delle opere da sanare nella relazione tecnica e gli elaborati progettuali: la richiesta da parte del privato di un nuovo sopralluogo in seguito alla presentazione di una nuova istanza di sanatoria, peraltro, può trovare giustificazione solo se sono avvenute modifiche medio tempore sull’immobile.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il T.A.R. ricorda che se il ricorrente contesta l’attribuzione dei punteggi, su di egli incombe la cd. prova di resistenza, ovvero l’onere di dimostrare che avrebbe potute ottenere il bene della vita anelato.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Le misure cautelative di contenimento della diffusione del Covid 19 non hanno consentito lo svolgimento del seminario previsto lo scorso 17 aprile. Le nuove misure sanitarie ci consentono di riproporlo nel rispetto delle regole di sicurezza previste dalle norme statali e regionali.
Il settore pianificazione e tutela del territorio del comune di Spinea - con il coordinamento del responsabile del settore arch. Fiorenza Dal Zotto - il prossimo giovedì 16 luglio 2020 presso la sala parrocchiale della Chiesa dei SS. Vito e Modesto in Piazza Marconi n. 64 a Spinea propone il seminario di studio:
“I crediti edilizi: criteri e modalità di applicazione del nuovo atto di indirizzi regionale”.
Una società è proprietaria di un’area fuori dal centro abitato, in fascia di rispetto stradale e sottoposta a successivi vincoli espropriativi poi decaduti per decorso del quinquennio.
Dopo la decadenza, la società presentava al Comune una domanda di PdC per realizzare un parcheggio pubblico con relativi servizi per l’utenza, ma il Comune denegava il PdC.
Il TAR Veneto respingeva il ricorso della società avverso il diniego, motivando che una volta divenuta l’area zona bianca, sarebbero ivi consentiti, ex art. 33, co. 2 l.r. Veneto 33/2004, i soli interventi ammessi per la zona agricola limitatamente alla residenza.
Il Consiglio di Stato, però, ha accolto l’appello della società.
Il Consiglio ha convenuto che nelle zone bianche si dovrebbe applicare l’art. 9 d.P.R. 380/2001, che al comma 1 fa salvi i più restrittivi limiti fissati dalle leggi regionali (come l’art. 33, co. 2 cit. individuato dal TAR).
Tuttavia il Comune, prima di applicare tale regime supplementare, ha l’obbligo di verificare l’idoneità dello strumento pianificatorio generale a permettere il compiuto scrutinio del merito della domanda di titolo edilizio: in questo modo, l’applicazione dei criteri propri delle zone bianche si rivela del tutto residuale e postula il preliminare accertamento dell’insufficienza del regime dell’area stabilito nel P.R.G.
Nel caso di specie, una disposizione delle N.T.O. del P.I. consentiva nelle aree di rispetto stradale la realizzazione di “pertinenze e servizi stradali”.
Post di Alberto Antico - dottore in giurisprudenza
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Recentemente il TAR Veneto ha ribadito che cospargere di materiali di risulta o ghiaia un terreno mantenendone lo stesso indice di permeabilità deve essere ricompresa negli interventi di edilizia libera, trattandosi di un’attività meno invasiva delle opere di pavimentazione, le quali in via generale sono incluse tra le opere di edilizia libera se non comportano il superamento dell’indice di permeabilità dell’immobile.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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In materia di reati edilizi, il permesso di costruire in sanatoria estingue esclusivamente i reati contravvenzionali di cui alle norme urbanistiche vigenti, non rilevando a tal fine in ordine agli interventi realizzati in zona sismica o sottoposta a vincolo paesaggistico
Post di Diego Giraldo – avvocato
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Il T.A.R. Milano ricorda che confutare i punteggi e/o le valutazioni espressa dai Commissari in una gara pubblica, occorre censurare in modo specifico e puntuale gli asseriti errori del seggio di gara.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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