L’obbligo di pianificazione attuativa: ricordiamoci che esiste la legge statale n. 1150 del 1942
Nel caso di specie, il privato impugnava un provvedimento comunale che (senza citare alcuna norma di legge) imponeva un Piano attuativo (PUA) per l’edificazione dell’edificio da lui progettato, sulla base di tre criteri cumulativi: a) altezza superiore a 25 m; b) volumetria superiore a 3 mc/mq; c) scostamento dalle norme morfologiche previste dallo strumento urbanistico generale.
Il TAR Milano ha affermato che, per quanto attiene ai primi due criteri, il provvedimento non introduceva alcuna innovazione normativa, ma si limitava a svolgere una funzione meramente ricognitiva e applicativa di una norma di rango primario e statale, ovvero l’art. 41-quinquies, co. 6 l. 1150/1942.
Il terzo presupposto è stato effettivamente qualificato come un criterio introdotto ex novo, verosimilmente dettato dalla circostanza che il PUA si pone come conditio sine qua non per il rilascio dei titoli edilizi, non solo per quanto riguarda la possibilità di edificare, ma anche per le modalità con cui farlo.
Tuttavia, il TAR ha ritenuto che l’eventuale declaratoria di illegittimità di tale parte del provvedimento non avrebbe comportato alcun vantaggio concreto per il privato: l’intervento edilizio proposto superava sia il limite di altezza di 25 m sia l’indice di edificabilità di 3 mc/mq, pertanto l’obbligo di PUA è imposto inderogabilmente dalla citata norma statale.
Post di Alberto Antico – avvocato
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L’occasione vale per ricordare che l’urbanistica si fa sulla carta geografica.
Con google maps andate a Milano piazza Trento.
All’angolo ovest con via Crema individuerete facilmente un cantiere.
Con street view andate a vedere il fronte oggetto di intervento all’agosto 2025 e alla data di gennaio 2022.
È stata demolita una palazzina liberty di valore assoluto. Che, fra l’altro costituiva lo spigolo di un corso completamente nello stile liberty che costituisce la cifra della città di Milano.
In disparte le considerazioni, condivisibilissime, del T.A.R. Milano vien da chiedersi che concetto di “ paesaggio “ abbiano da quelle parti.
Direi che la sentenza contiene argomentazioni più che convincenti e assolutamente condivisibli sia in relazione all’obbligo del PUA che in relazione al concetto di nuova costruzione.
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