La manutenzione di un’opera abusiva è reato
Se un’opera abusiva viene manutentata, questa attività umana costituisce prosecuzione del reato edilizio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Se un’opera abusiva viene manutentata, questa attività umana costituisce prosecuzione del reato edilizio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Secondo il Consiglio di Stato no.
Il Massimo Organo della Giustizia Amministrativa giunge a tale conclusione enfatizzando, sotto il profilo igienico-sanitario, il d.m. n. 1444/1968: dato che la ratio della norma è di evitare intercapedini dannose, la stessa deve essere interpretata in senso teleologico-sistematico, anziché letterale. Pertanto, nonostante l’art. 9 del d.m. imponga i 10 metri esclusivamente per le “nuove costruzioni”, il Collegio giunge a sostenere che anche l’attività di manutenzione straordinaria e/o quella di ristrutturazione edilizia comportante l’apertura di nuove vedute e/o la modifica di quelle esistenti, sarebbe preclusa dalla legge, nonostante avvenga tra pareti già poste a distanza inferiore ai 10 metri.
Personalmente non trovo convincente tale ragionamento.
Ma davvero la tutela igienico-sanitaria esaltata dalla giurisprudenza impedisce di aprire finestre tra edifici che sono frontistanti da parecchi decenni?
Tale modo di pensare, a mio giudizio, appare quanto mai irrigidito dalla valenza che la giurisprudenza tende ormai ad attribuire alla portata igienico-sanitaria del d.m. e che, forse, meriterebbe di essere stralciato.
Non bastasse, la sentenza appare poco chiara anche nella sua stesura, perché descrive un ipotetico ampliamento del fronte dell’edificio in cui si vorrebbe aprire tale veduta: “Nel caso in esame, il limite della distanza di cui al d.m. cit. è vigente e avrebbe dovuto essere rispettato per quanto concerne l’apertura di una finestra in più rispetto alla situazione precedente (originariamente infatti vi era una sola finestra posizionata più in basso sul lato frontistante la proprietà dell’appellata, così come risulta chiarito dalla verificazione): si tratta, infatti, di un nuovo elemento che eccede rispetto all’originaria costruzione, che consiste in un ampliamento all’esterno della sagoma dell’edificio esistente e realizzato per la prima volta mercé il permesso di costruire rilasciato, in parte qua, in modo illegittimo (per un caso conforme, Cass. civ., sez. II n. 473 del 10 gennaio 2019)”.
Se così davvero fosse, nulla quaestio.
Nel caso in esame, però, sembra evincersi che nessun concreto ampliamento fosse previsto con riferimento al fronte de quo, dato che l’unica modifica dell’esistente riguardava l’innalzamento del sottotetto ai fini della coibentazione energetica e del suo recupero abitativo, mentre nessuna alterazione di volume avrebbe intaccato la facciata oggetto dell’apertura.
Ma tant’è, ça va san dire.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto principi utili in materia. La fattispecie è disciplinata:
- dall’art. 23 l. 22 dicembre 1957, n. 1293, secondo cui “l’Amministrazione può consentire la vendita dei generi di monopolio nei pubblici esercizi, nei luoghi di ritrovo e di cura e negli spacci cooperativi - la cui autorizzazione - è effettuata a mezzo di patentino”;
- dall’art. 54 del d.P.R. 14 ottobre 1958, n. 1074, regolamento di esecuzione della l. 1293/1957, secondo cui “i patentini sono rilasciati dall'Ispettorato compartimentale secondo le norme di massima della Direzione generale”;
- nonché (anche se non applicabile ratione temporis al caso deciso dal Consiglio) dal recente d.m. 21 febbraio 2013, n. 38, «Regolamento recante la disciplina della distribuzione e vendita dei prodotti da fumo», inerente anche le procedure e modalità per il rilascio e il rinnovo del patentino.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il T.A.R. ricorda quando le controversie attinenti all’esistenza di una servitù di passaggio sono attratte dalla giurisdizione amministrativa o da quella ordinaria.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. si chiarisce alcuni principi giuridici che regolamentano la presentazione di un ricorso in ottemperanza avverso un decreto ingiuntivo.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. ricorda in quali casi un’opera edilizia richiede un Permesso di Costruire per la sua realizzazione.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. si sofferma su alcuni principi giuridici che disciplino le gare pubbliche.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Secondo il Garante della privacy, l'ente comunale che si avvale di sistemi di videosorveglianza in prossimità di un autovelox ha l'obbligo di dare tempestivo riscontro alla richiesta di accesso ai dati personali avanzata dall'automobilista, attraverso un sistema organizzativo interno volto al rispetto del principio dell'accountability.
Post di Diego Giraldo – avvocato
Il TAR Piemonte ribadisce che il presupposto affinché il Giudice Amministrativo addivenga a pronunciarsi sul silenzio serbato dalla P.A. è che questo perduri fino al momento della pronuncia, sussistendo l’interesse a ricorrere. L’adozione di un provvedimento espresso da parte dell’Amministrazione, quindi, comporta alternativamente l’inammissibilità ovvero l’improcedibilità del giudizio per carenza di interesse, a seconda che l’atto intervenga prima o dopo la proposizione del ricorso.
Post di Alessandra Piola – avvocato
Il T.A.R. chiarisce in quali limiti le antenne radio sono soggette al pagamento dei canoni concessori per l’occupazione del suolo pubblico.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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