Una sentenza del TAR Veneto si occupa del comma 2-ter dell’art. 34 DPR 380/2001, che prevede la tolleranza del 2%.
Il TAR Veneto afferma che la misurazione del 2% va fatta in concreto, comparando il progetto approvato e quanto effettivamente realizzato e che per valutare la rilevanza degli scostamenti non rilevano le definizioni ed il metodo di misurazione degli elementi geometrici contenute nelle NTA.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Veneto ha offerto chiarimenti su questo presupposto, che deve sussistere in capo al ricorrente a pena di carenza di interesse.
In particolare, non basta affermare di essere vicini di casa per impugnare il Permesso di Costruire del confinante.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto ha esaminato il caso di un fondo agricolo sito in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
Sull’area insistono tre manufatti, utilizzati come stalle, che sono stati oggetto di lavori di sostituzione della copertura e di ristrutturazione eseguiti in parziale difformità rispetto agli elaborati progettuali allegati alla DIA all’uopo presentata in data 11.03.2009 ed alla relativa autorizzazione paesaggistica (rilasciata il 03/09/2009).
Secondo la ricorrente la abusività delle opere sarebbe cessata in automatico, trattandosi di fattispecie non più assoggettate ad autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 2 del DPR 31/2017 (in combinazione con la lettera A.2 dell’allegato A, del DPR 31/2017).
La ricorrente ritieneva, inoltre, che il Comune non avrebbe considerato che la copertura realizzata (“lamiera grecata rossa” o “lamiera grecata monopanel rossa) e quella autorizzata (pannelli di tipo “sandwich”) appartengono alla medesima tipologia di materiali e, pertanto, la difformità contestata non avrebbe rilevanza paesaggistica.
Ma il TAR ha deciso in senso diverso.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Trieste precisa quando il terzo, che abbia chiesto alla P.A. l'annullamento in autotutela del titolo edilizio rilasciato al vicino, può impugnare la risposta non soddisfacente emanata dal comune.
Anche se il caso riguarda i rapporti condominiali, il TAR riconosce la giurisdizione amministrativa.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Trieste ricorda che, se anche l'art. 1127, comma 1, c.c. prevede che “il proprietario dell'ultimo piano dell'edificio può elevare nuovi piani o nuove fabbriche, salvo che risulti altrimenti dal titolo …", l'interessato ha bisogno del consenso degli altri condomini se deve intervenire anche sulle fondazioni o su altre parti comuni.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione risolvono un contrasto giurisprudenziale sulla questione, con significative implicazioni pratiche per il destinatario del provvedimento di archiviazione di un procedimento penale per particolare tenuità del fatto.
La Corte afferma l'obbligo di iscrizione.
Post di Diego Giraldo – avvocato
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Il T.A.R. fa il punto sulla potestà di regolamentazione della circolazione stradale che è disciplinata dagli artt. 5, 6 e 7 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Una sentenza del TAR Veneto precisa che la omessa presentazione delle ricevute al più entro il termine fissato dal comune produce necessariamente il rigetto del condono.
Ricordiamo che l’allegato 1 al D.L. 269/2003, richiamato dal comma 38 dell’art. 32, prevede che la seconda e la terza rata degli oneri concessori dovessero essere versati, in misura uguale, rispettivamente, entro il 31 maggio 2005 ed il 30 settembre 2005, mentre solo l’importo definitivo doveva essere “versato entro il 31 dicembre 2006, secondo le indicazioni fornite dall'amministrazione comunale con apposita deliberazione”.
Nel caso in esame il ricorrente pretendeva di non essere tenuto a pagare la terza rata fino a quanto il comune non gli avesse comunicato l'importo definitivo.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Nel caso di specie, i privati sostenevano che i loro immobili siti in Venezia risalivano agli anni ’30 e, perciò, non se ne può oggi ordinare la demolizione per mancanza del titolo edilizio: tanto più che, medio tempore, il Comune aveva rilasciato su quegli stessi immobili l’autorizzazione agli scarichi e la menzione in un Piano particolareggiato.
Il TAR Veneto ha rilevato il mancato soddisfacimento dell’onere della prova sul tempo di realizzazione dell’abuso edilizio; ma in ogni caso, il regolamento edilizio comunale di Venezia del 1929 già richiedeva il titolo abilitativo per la costruzione di edifici.
Quanto ai provvedimenti che il Comune aveva rilasciato in precedenza, senza mai rilevare l’abusività degli immobili, il TAR li ha definiti come un “non corretto esercizio dei poteri dell’Amministrazione”.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Più precisamente, con riferimento al caso di specie, l’inclusione o meno di un’area interessata da un Piano attuativo tra i procedimenti in corso ai sensi della legge regionale sul consumo del suolo, compiuta dalla delibera di Giunta comunale che ha individuato gli AUC, comporta conseguenze immediate in ordine alla concreta possibilità di un suo sfruttamento ai fini edificatori (cfr. art. 13, co. 4-5 l.r. Veneto 14/2017).
Se si legge la FAQ n. 20 della Regione del Veneto sulla l.r. Veneto 14/2017, si incontra invece la tesi della “mera natura ricognitiva” del provvedimento che individua gli AUC.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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