Il TAR Veneto sottolinea che le clausole di una convenzione urbanistica devono essere interpretate sfruttando la disciplina civilistica sull’interpretazione delle obbligazioni e dei contratti (artt. 1362 ss. c.c.). In tal senso, devono essere interpretate in maniera logico-sistematica e considerandole complessivamente, nonché in via teleologica.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il potere di ritiro di un provvedimento inefficace trova fondamento nel generale potere di autotutela della P.A. e costituisce esercizio di un’attività che è addirittura doverosa, se volta ad eliminare situazioni di incertezza derivanti dall’apparenza di un provvedimento in realtà privo di effetti.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha risposto di no, perché non esiste una norma giuridica o un principio ordinamentale che attribuisca alle parti in causa il diritto al rinvio della discussione del ricorso, fuori dai casi tassativi connessi ai termini a difesa previsti dalla legge (cfr. art. 73, co. 1-bis c.p.a.).
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha chiarito che, ai sensi dell’art. 19, co. 3 e 6-bis l. 241/1990, la P.A. deve rispettare il termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione della SCIA, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti, per adottare motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa.
Decorso detto termine, la P.A. può agire solo in autotutela ai sensi e alle condizioni indicate dall’art. 21-nonies, co. 1 l. 241/1990.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il ricorrente impugnava un Permesso di Costruire che assentiva le sole opere di urbanizzazione da localizzare in lotti vicini, ma non di sua proprietà, nel contesto di un più ampio Piano di Recupero.
Il TAR Veneto ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad agire, alla luce dei principi statuiti di recente dall’Adunanza Plenaria, n. 22/2021.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha analizzato la differenza tra i due concetti: l’interesse all’accesso agli atti presuppone una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento di cui è chiesta l’ostensione, che può essere data in materia edilizia dalla vicinitas; l’interesse a ricorrere impone anche la verifica dell’esistenza di un pregiudizio concreto ed attuale alla situazione giuridica soggettiva stessa.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la mancata impugnazione dell’ultimo strumento urbanistico approvato, frutto di autonome valutazioni, priva il ricorrente di un interesse concreto e attuale a ottenere la caducazione della precedente delibera, in quanto l’eventuale annullamento di detta delibera non sarebbe idoneo a rimuovere l’autonoma lesione arrecata dai successivi atti di pianificazione approvati e rimasti inoppugnati.
Si segnala che il tema in realtà è controverso in giurisprudenza: secondo altro orientamento, l’annullamento dell’atto di pianificazione precedente, pur in presenza di una pianificazione successiva, farebbe rivivere quella pregressa.
In effetti, più si restringono le nozioni di legittimazione ed interesse a ricorrere (in generale, ma specialmente) avverso gli atti di pianificazione urbanistica, meno il cittadino ha accesso alla tutela giurisdizionale.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che il principio di rotazione, che fonda gli appalti sotto soglia, è applicabile anche nelle procedure negoziate sopra soglia, ma in tal caso costituisce un indirizzo per la P.A. nell’esercizio della propria discrezionalità.
La necessità di valutare attentamente l’applicabilità del principio di rotazione trova fonte nella natura limitativa del principio medesimo, che comporta l’esclusione a monte dell’operatore economico e, quindi, una possibile lesione del principio di concorrenza.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha risposto di no, valorizzando però le peculiarità del caso di specie.
Le disposizioni della variante al P.R.G. oggetto dell’impugnativa erano ancora attuali e vigenti, fino all’entrata in vigore del P.I., in base alla norma per cui con l’approvazione del P.A.T. il P.R.G. vigente, per le parti compatibili con lo stesso, ha valenza di P.I.
A seguire, la successiva formulazione del P.I. modificava la precedente destinazione urbanistica in termini satisfattivi per il ricorrente.
Post di Alberto Antico – avvocato
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La Corte di cassazione ha annullato un’ordinanza di Giunta comunale che, in caso di ripetuta violazione degli orari prestabiliti per l’apertura delle sale gioco, comminava la sanzione della chiusura temporanea dell’attività.
A mente del principio di legalità delle sanzioni amministrative, l’art. 20 l.r. Veneto 6/2015 non prevede tale sanzione, ma si limita a demandare ai Comuni l’individuazione degli orari di apertura delle sale giochi e la relativa sanzione amministrativa in caso di mancato rispetto degli stessi.
La fonte primaria va quindi individuata nell’art. 7-bis TUEL, il quale prevede che per le violazioni delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali si applichi la (sola) sanzione amministrativa pecuniaria.
Post di Alberto Antico – avvocato
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