Il TAR Veneto ha affermato che il codice “ATECO” assegnato ad un’impresa rileva solo a fini statistici e non può essere usato dal Comune per contestarle di aver impresso al proprio immobile una destinazione d’uso difforme da quella assentita (nel caso di specie, commerciale invece che produttiva).
Il Comune ha tentato di giustificarsi offrendo altri elementi istruttori in corso di causa, ma com’è noto, la carente motivazione di un provvedimento non può essere integrata in sede giudiziale, pena la violazione del diritto alla partecipazione e al contraddittorio del privato nel procedimento amministrativo.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Il T.A.R. Veneto conferma il suo orientamento in materia di limitazione degli orari delle sale gioco.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
La Cassazione ha precisato che è valida la notificazione dell’atto processuale tramite Pec (posta elettronica certificata), allegando il “file word” (ossia in formato .doc) e non il pdf.
Il Consiglio di Stato ha espresso un parere, richiesto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, circa la legittimazione del comune dissenziente a proporre opposizione avverso la determinazione conclusiva della conferenza di servizi, ai sensi dell'articolo 14-quinquies, della legge 7 agosto 1990, n. 241, come introdotto dall'articolo 7 del decreto legislativo 30 giugno 2016, n.127.
La questione si è posta perchè pervengono alla Presidenza pervengono numerose opposizioni, ai sensi dell'art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990, formulate da amministrazioni comunali a vario titolo chiamate ad esprimersi in seno a conferenze di servizi aventi ad oggetto impianti od opere da autorizzare da parte di amministrazioni prevalentemente regionali (ad es., impianti di smaltimento di rifiuti, impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile, opere di mitigazione del rischio idrogeologico, etc.), sicché è emersa la questione della possibilità, per le amministrazioni comunali che hanno manifestato dissenso in seno alla conferenza di servizi di primo livello, di attivare lo strumento dell’opposizione davanti al Consiglio dei ministri previsto dall’art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990, come introdotto dal decreto legislativo n. 127 del 2016.
Il Consiglio di Stato giunge alla conclusione che in linea di massima si deve escludere una competenza comunale idonea a legittimare la proposizione dell’opposizione ai sensi dell’art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990, ma che tale possibilità non possa essere esclusa a priori con assoluta certezza, residuando comunque la possibilità che essa possa trovare il suo fondamento in attribuzioni o deleghe di funzioni di tutela ad opera di leggi statali o regionali settoriali.
Post di Daniele Iselle - funzionario comunale
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Il TAR Veneto ha ricostruito l’avvicendamento delle norme legislative e regolamentari di diritto ambientale che si applicano alle terre e rocce da scavo.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Una sentenza del TAR Veneto si occupa del comma 2-ter dell’art. 34 DPR 380/2001, che prevede la tolleranza del 2%.
Il TAR Veneto afferma che la misurazione del 2% va fatta in concreto, comparando il progetto approvato e quanto effettivamente realizzato e che per valutare la rilevanza degli scostamenti non rilevano le definizioni ed il metodo di misurazione degli elementi geometrici contenute nelle NTA.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Il TAR Veneto ha offerto chiarimenti su questo presupposto, che deve sussistere in capo al ricorrente a pena di carenza di interesse.
In particolare, non basta affermare di essere vicini di casa per impugnare il Permesso di Costruire del confinante.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Il TAR Veneto ha esaminato il caso di un fondo agricolo sito in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
Sull’area insistono tre manufatti, utilizzati come stalle, che sono stati oggetto di lavori di sostituzione della copertura e di ristrutturazione eseguiti in parziale difformità rispetto agli elaborati progettuali allegati alla DIA all’uopo presentata in data 11.03.2009 ed alla relativa autorizzazione paesaggistica (rilasciata il 03/09/2009).
Secondo la ricorrente la abusività delle opere sarebbe cessata in automatico, trattandosi di fattispecie non più assoggettate ad autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 2 del DPR 31/2017 (in combinazione con la lettera A.2 dell’allegato A, del DPR 31/2017).
La ricorrente ritieneva, inoltre, che il Comune non avrebbe considerato che la copertura realizzata (“lamiera grecata rossa” o “lamiera grecata monopanel rossa) e quella autorizzata (pannelli di tipo “sandwich”) appartengono alla medesima tipologia di materiali e, pertanto, la difformità contestata non avrebbe rilevanza paesaggistica.
Ma il TAR ha deciso in senso diverso.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Il TAR Trieste precisa quando il terzo, che abbia chiesto alla P.A. l'annullamento in autotutela del titolo edilizio rilasciato al vicino, può impugnare la risposta non soddisfacente emanata dal comune.
Anche se il caso riguarda i rapporti condominiali, il TAR riconosce la giurisdizione amministrativa.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
Questo contenuto è accessibile solo agli abbonati. Se sei abbonato, procedi con il login. Se vuoi abbonarti, clicca su "Come registrarsi" sulla colonna azzurra a destra
Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.AccettoRead More
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Commenti recenti