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Il Consiglio di Stato si esprime sulle altezze massime previste dal vecchio Piano Casa e sulla loro costituzionalità

02 Apr 2021
2 aprile 2021

Il Consiglio di Stato ha affrontato la questione relativa alle altezze massime che potrebbero essere assentite ai sensi del cd. “Piano Casa” (l. R.V. n. 14/2009 e ss.mm.ii.), nell’ambito dell’impugnazione di una sentenza del TAR Veneto.

In particolare il G.A. ha confermato la decisione del giudice di primo grado, dichiarando l’applicabilità confinata della disciplina del Piano Casa sulle altezze massime assentibili (art. 9, co. 8-bis), che a detta della giurisprudenza trova come suo limite sia la lettera della norma – che dichiara “sino ad un massimo del 40 per cento dell’altezza dell’edificio esistente” – sia la natura eccezionale della disciplina.

Ciò posto, il Consiglio di Stato si sofferma sulla costituzionalità o meno della normativa de qua, posto che la Corte Costituzionale, a cui aveva rimesso la questione, ne aveva dichiarato l’inammissibilità: e la conclusione cui arriva il giudice di appello rispecchia la sua prima valutazione. Il Giudice conferma infatti la sussistenza di una prevalenza della disciplina dettata dal d.m. n. 1444/1968 in tema (anche) di altezze massime sulla disciplina derogatoria regionale, evidenziando che il superamento dei limiti posti dal decreto costituirebbe, di per sé, violazione di una norma statale inderogabile (in quanto il d.m. è stato adottato su delega dell’art. 41-quinquies l. n. 1150/1942).

Aggiunge il Consiglio di Stato che tale normativa statale non solo prevale sui regolamenti locali, ma sarebbe anche derogabile dal legislatore regionale solamente nei limiti e negli ambiti di quanto concesso dal decreto, limiti che sarebbero stati superati nel caso di specie.

Si segnala, peraltro, che la lettera dell’art. 2-bis, co. 1 T.U. Edilizia sembrerebbe ammettere  una deroga generalizzata alla disciplina del d.m. n. 1444/1968.

Peraltro, il Consiglio di Stato nella medesima sentenza offre anche una lettura aggiornata della disciplina: secondo il G.A., infatti, alla luce del nuovo co. 1-ter dell’art. 2-bis, la norma statale ammetterebbe ora il superamento della preesistente altezza massima del fabbricato, seppur nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti. E l’art. 9, co. 8-bis prevedrebbe un limite massimo a tale possibilità, ovverosia il 40 per cento dell’edificio preesistente: limite confinato però solo alle pratiche presentate ai sensi del Piano Casa.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Il recupero dei sottotetti dopo la sentenza Corte Cost. 54/2021: quale titolo abilitativo necessita?

01 Apr 2021
1 aprile 2021

L'avv. Domenico Chinello, che sentitamente ringraziamo, ci invia la nota, che volentieri pubblichiamo, sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 54 del 2021, pubblicata ieri, riguardante la legge regionale del Veneto n. 51 del 2019, sul recupero dei sottotetti a fini abitativi

Chinello_Recupero dei sottotetti e titolo necessario

sentenza Corte Costituzionale n. 2 del 2021

sentenza Corte Costituzionale_n. 54_del 2021  

La Corte Costituzionale salva i “sottotetti” veneti, salvo che per il titolo edilizio necessario: talvolta serve la SCIA alternativa (o il permesso) e talvolta quella ordinaria

31 Mar 2021
31 marzo 2021

Con la sentenza n. 54 del 2021, pubblicata oggi, ha ritenuto conforme alla Costituzione la legge regionale del Veneto n. 51 del 2019 sui sottotetti, tranne nella parte in cui sembra sottoporre gli interventi sempre alla SCIA ordinaria, anzichè alla SCIA alternativa o a quella ordinaria, a seconda di quello che serve in base al DPR 380/2001  (vale a dire se è ristrutturazione o no).

L’Avvocatura generale dello Stato riteneva, in primo luogo, che le disposizioni dell’art. 1, comma 1, e dell’art. 2, comma 1, della legge regionale impugnata, laddove individuano limiti minimi di altezza e di superficie di illuminazione dei locali oggetto di recupero diversi da quelli stabiliti dal decreto ministeriale 5 luglio 1975 (Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all’altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali d’abitazione), e dal decreto interministeriale 26 giugno 2015 (Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici, fossero in contrasto con gli artt. 3 e 32 Cost., «in quanto si discostano, senza che emerga una ragionevole giustificazione, dai parametri individuati dallo Stato» in tali decreti, strumentali alla tutela della salubrità e vivibilità degli ambienti.

Sul punto la Corte afferma che: "La disciplina regionale diretta a introdurre specifici requisiti di altezza e aeroilluminazione per la sola porzione dell’unità abitativa costituita dal recupero edilizio dei sottotetti non comporta deroga agli standard uniformi fissati dal d.m. 5 luglio 1975 in attuazione del r.d. n. 1265 del 1934, i quali nulla prescrivono riguardo a una fattispecie così specifica come quella in questione. 

Ciò perché, innanzitutto, i locali oggetto delle norme regionali impugnate costituiscono solo una parte dell’unità abitativa, che deve preesistere e possedere già i prescritti requisiti di abitabilità. Inoltre, tali locali sono caratterizzati normalmente da una peculiare morfologia, tanto che la disciplina impugnata fa riferimento all’altezza media, da calcolarsi escludendo le parti del sottotetto inferiori a una certa soglia. 

D’altra parte, gli interventi di recupero perseguono interessi ambientali certamente apprezzabili, quali la riduzione del consumo di suolo e l’efficientamento energetico.

Evidentemente in considerazione del carattere di lex specialis della disciplina relativa ai requisiti di abitabilità dei sottotetti concernenti altezza e aeroilluminazione, non regolati a livello di legislazione statale, le leggi regionali hanno dettato da tempo proprie discipline (si veda la legge della Regione Lombardia 15  luglio 1996, n. 15, recante «Recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti»; nonché la legge della RegioneVeneto 6 aprile 1999, n. 12, recante «Recupero dei sottotetti esistenti a fini abitativi»), le quali prevedono requisiti di altezza e aeroilluminazione a tutela delle medesime esigenze di salubrità e igiene di cui si fa carico la disciplina statale, tenendo conto delle peculiarità strutturali dei locali oggetto di recupero e del loro carattere non autonomo rispetto a unità abitative già esistenti (sentenze n. 208 del 2019, n. 282 e n. 11 del 2016)".

Post di Daniele Iselle - funzionario comunale  

S.54/2021 del 24/02/2021
Udienza Pubblica del 23/02/2021, Presidente CORAGGIO, Redattore VIGANÒ

Norme impugnate: Artt. 1, c. 1°, 2, c. 1°, 2° e 3°, e 3 della legge della Regione Veneto 23/12/2019, n. 51.

Oggetto: Edilizia e urbanistica - Norme della Regione Veneto - Disposizioni per il recupero dei sottotetti a fini abitativi - Finalità - Condizioni e limiti di applicazione.
Paesaggio - Previsione che il regolamento edilizio comunale determina le tipologie di apertura delle falde e ogni altra condizione per il rispetto degli aspetti paesistici, monumentali e ambientali dell'edificio oggetto di intervento - Clausola di salvezza, con riguardo alla tutela paesaggistica, riferita agli edifici soggetti a tutela ai sensi degli artt. 13 e 17 della legge regionale n. 11 del 2004.
Titolo abitativo e contributo di costruzione - Classificazione degli interventi come ristrutturazione edilizia, soggezione al regime di segnalazione certificata di inizio di attività [SCIA].

Dispositivo: illegittimità costituzionale parziale - non fondatezza - non fondatezza nei sensi di cui in motivazione
Atti decisi: ric. 27/2020

Si legge nella sentenza:
 
"4.3.– Nel merito, la censura è fondata, nei termini di seguito precisati. L’art. 3 impugnato recita: «1. Gli interventi diretti al recupero dei sottotetti sono classificati come ristrutturazione edilizia ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera d) del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”. 2. Gli interventi previsti dal comma 1 sono soggetti a segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, e comportano la corresponsione di un contributo commisurato agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria ed al costo di costruzione di cui all’articolo 16 del medesimo decreto, calcolati sulla volumetria resa abitativa secondo le tariffe approvate e vigenti in ciascun comune per le opere di nuova costruzione. 3. I comuni possono deliberare l’applicazione di una maggiorazione, nella misura massima del venti per cento del contributo di costruzione dovuto, da destinare preferibilmente alla realizzazione di interventi di riqualificazione urbana, di arredo urbano e di valorizzazione del patrimonio comunale di edilizia resideniale. 4. Gli interventi di recupero dei sottotetti restano subordinati al reperimento degli spazi per parcheggi pertinenziali in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni 10 metri cubi di costruzione soggetta alla ristrutturazione, salvo quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 2». Come riconosciuto da entrambe le parti, gli interventi di recupero abitativo dei sottotetti sono da ricondurre a quelli «di ristrutturazione edilizia» di cui all’art. 3, comma 1, lettera d), t.u. edilizia, i quali sono assoggettati a permesso di costruire (o a SCIA alternativa) se rientrano in una delle tipologie dell’art. 10, comma 1, lettera c), del medesimo testo unico, mentre sono soggetti a semplice SCIA “ordinaria” se non vi rientrano, fatta salva la facoltà per le Regioni di stabilire ulteriori casi da sottoporre a permesso di costruire o a SCIA (art. 10, commi 2 e 3, t.u. edilizia). La disposizione dell’art. 3, comma 2, della legge reg. Veneto n. 51 del 2019, per come formulata, potrebbe facilmente indurre i destinatari del precetto a ritenere sufficiente la SCIA “ordinaria” per tutti gli interventi in questione, compresi quelli assoggettati a permesso di costruire o a SCIA “alternativa” in base al t.u. edilizia. Tale interpretazione condurrebbe a un esito contrastante con un principio fondamentale della materia «governo del territorio» stabilito dal t.u. edilizia. È pertanto necessario dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’inciso, contenuto nel comma 2, «sono soggetti a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, e». L’eliminazione di tale inciso comporterà l’applicabilità anche agli interventi disciplinati dalla legge regionale impugnata dell’ordinario regime stabilito dal t.u. edilizia per gli interventi di ristrutturazione. Non è invece necessario dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’intero art. 3, come richiesto dal ricorrente, dal momento che la disciplina residua si limita in sostanza a prevedere che gli interventi in questione comportano la corresponsione del contributo di costruzione, su cui il ricorso governativo non formula alcuna censura. D’altra parte, l’art. 23, comma 01, ultima parte, del t.u. edilizia, una volta stabilito che gli interventi sottoposti a SCIA “alternativa” sono, al pari di quelli sottoposti a permesso di costruire, soggetti al contributo di costruzione, consente alle leggi regionali di individuare ulteriori ipotesi di intervento per cui è richiesto tale contributo. Ne deriva, conclusivamente, che la questione relativa all’art. 3, comma 2, della legge reg. Veneto n. 51 del 2019 è fondata limitatamente alle parole «sono soggetti a segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, e»."

Progetto di legge regionale n. 20/2020 [testo aggiornato al 4 marzo 2021] – Osservazioni

25 Mar 2021
25 marzo 2021

Pubblichiamo una nota dell'architetto Fiorenza Dal Zotto, dirigente del Comune di Spinea, contenente osservazioni sul progetto di legge "Veneto cantiere veloce", all'esame del Consiglio Regionale del Veneto

DalZotto Osservazioni Al Pdl 20-2020 25-3-2021 Per Italiaius

La dichiarazione di interesse pubblico dell’area di Monte Berico a Vicenza

24 Mar 2021
24 marzo 2021

La Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Veneto, con un provvedimento del 23 marzo 2021,

                                                    DICHIARA
che l’area denominata AREA DEL MONTE BERICO E DELLA RIVIERA BERICA SETTENTRIONALE, sita nel comune di Vicenza, di cui alla proposta di dichiarazione in premessa, come individuata negli allegati elaborati grafici (Allegato B), presenta notevole interesse pubblico ai sensi e per gli effetti dell’articolo 136, comma 1, lettere c) e d) del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e rimane quindi sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nella parte Terza del predetto decreto legislativo.

Nell’area predetta, dichiarata di notevole interesse pubblico, vige ai sensi dell’articolo 140, comma 2, del d.lgs. n. 42/2004, la disciplina d’uso contenuta nell’“Allegato A – Relazione e Disciplina d’uso”, parte integrante del presente provvedimento, intesa ad assicurare la conservazione dei valori espressi dagli aspetti e caratteri peculiari del territorio considerato. Essa costituisce parte integrante del Piano paesaggistico di cui all’articolo 143 del medesimo decreto legislativo e non è suscettibile di rimozioni o modifiche nel corso di redazione o revisione del succitato Piano. 

Costituisce parte integrante del presente provvedimento la seguente documentazione:
1) Allegato A – Relazione e Disciplina d’uso;
2) Allegato B – Perimetrazione;
3) Allegato C – Documentazione cartografica e iconografica;
4) Allegato D – Documentazione fotografica;
5) Allegato E – Osservazioni e controdeduzioni.

Si comunica che, con il suindicato provvedimento 23 marzo 2021, la dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui all’oggetto è stata adottata, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 141 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Si rende noto che detto provvedimento sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto, in attuazione alle disposizioni di cui al predetto art. 141, comma 2 del d.lgs. 42/2004.

Il testo integrale del provvedimento, comprensivo di tutti gli allegati, sarà pubblicato anche sul sito web del Segretariato regionale MiC per il Veneto all’indirizzo https://www.veneto.beniculturali.it, nelle sezioni Amministrazione Trasparente e Paesaggio > Piano paesaggistico > Aree paesaggistiche di notevole interesse pubblico, e nel sito web della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, all’indirizzo http://www.sbap-vr.beniculturali.it/.

La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio provvederà agli adempimenti di cui all’art. 141, commi 3 e 4 del medesimo decreto legislativo.

PGN 48600 del 24_03_2021 comunicazione ministero

VICENZA Monte Berico DCR 136-23.03.2021

ALLEGATO A RELAZIONE

ALLEGATO B PERIMETRAZIONE

ALLEGATO E OSSERVAZIONI E CONTRODEDUZIONI

La legge regionale veneta n. 50 del 2019 (c.d. Minicondono regionale) oggi davanti alla Corte Costituzionale

23 Mar 2021
23 marzo 2021

Era stata pubblicata sul BUR Veneto n. 150 del 27 dicembre 2019 la legge regionale 23 dicembre 2019, n. 50, “Disposizioni per la regolarizzazione delle opere edilizie eseguite in parziale difformità prima dell'entrata in vigore della legge 28 gennaio 1977, n. 10 “Norme in materia di edificabilità dei suoli".

La legge è stata stata poi impugnata dal Governo davanti alla Corte Costituzionale per invasione delle competenze statali da parte della Regione Veneto.

L'udienza davanti alla Corte Costituzionale a Roma si tiene questa mattina e nei prossimi giorni sapremo l'esito.

L'udienza per la legge regionale n. 51 del 2019 sui sottotetti, invece, si è tenuta a febbraio e la Corte Costituzionale non ha ancora depositato la sentenza.

Regione Veneto: progetto di legge “Veneto cantiere veloce”

22 Mar 2021
22 marzo 2021

Pubblichiamo il testo del progetto di legge regionale n. 20/2021 denominato "Veneto cantiere veloce" ed avente ad oggetto "Semplificazioni in materia urbanistica ed edilizia per il rilancio del settore delle costruzioni e la promozione della rigenerazione urbana e del contenimento del consumo del suolo". 

Il testo, in sostanza,  contiene alcune modifiche alla l.r. Veneto n. 11/2004 ed alla l.r. Veneto n. 14/2019, nonché alcune disposizioni attuative ed applicative dei principi contenuti nel d.P.R. n. 380/2001.

PDL n. 20_Testo aggiornato 4 marzo

 

Aggiornamento delle zone sismiche del Veneto

18 Mar 2021
18 marzo 2021

Sul BUR n. 18 del 16 marzo 2021 è stata pubblicata la deliberazione della giunta regionale del Veneto n. 244 del 9 marzo 2021, contenente l'aggiornamento dell'elenco delle zone sismiche del Veneto. D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, articolo 83, comma 3; D. Lgs 31 marzo 1998, n. 112, articoli 93 e 94. D.G.R./CR n. 1 del 19/01/2021.

La nuova zonazione sismica entrerà in vigore decorsi 60 giorni dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del presente provvedimento.

DGRV 244 DEL 9 MARZO 2021

Post di Daniele Iselle - funzionario comunale

Condono ai sensi della l.r. Veneto 21/2004

17 Mar 2021
17 marzo 2021

Il TAR Veneto ha offerto principi utili in materia: in particolare, ai sensi dell’art. 3, co. 1 l.r. Veneto 21/2004, sono ammessi al condono solo gli ampliamenti di fabbricati esistenti o le nuove costruzioni che siano pertinenze di fabbricati residenziali prive di funzionalità autonoma, fino ad un massimo di 300 mc.

Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza

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Variazione essenziale o parziale difformità?

10 Mar 2021
10 marzo 2021

Il T.A.R. Veneto afferma che nel Veneto le variazioni essenziali si determinano in base al combinato disposto dell’art. 32 del d.P.R. n. 380/2001 e dell’art. 92 della l.r. Veneto n. 61/1985.

Nel caso di specie il Collegio ha ritenuto che la cd. rototraslazione di un edificio costruito su un mappale differente da quello indicato nel titolo edilizio non comporti una difformità totale, ma solo una parziale difformità dal titolo.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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