Giudizio di ottemperanza ed annullamento
Il T.A.R. si sofferma sul rapporto intercorrente tra il giudizio di ottemperanza e quello di annullamento.
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Il T.A.R. afferma che il ricorso per l’ottemperanza si applica anche ai decreti non opposti di condanna all’equa riparazione previsti dall’art. 3 della Legge 24 marzo 2001, n. 89 (c.d. legge Pinto).
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Nel processo amministrativo la regola relativa al termine d'impugnazione degli atti di pianificazione e varianti (decorrente dalla pubblicazione) incontra una eccezione relativamente all'ipotesi di c.d. variante puntuale (decorrente dalla notificazione al destinatario).
Post di Giada Scuccato - dottoressa Read more →
L' art. 38 del D.P.R. n. 380/2001 prevede l'irrogazione della sanzione pecuniaria alternativa all'ordinanza di demolizione in caso di annullamento del permesso di costruire solo "qualora non sia possibile, in base a motivata valutazione, la rimozione dei vizi delle procedure amministrative o la restituzione in pristino".
Il TAR Molise precisa che la c.d. fiscalizzazione dell'abuso edilizio può, dunque, riguardare solamente vizi formali e procedurali e non vizi sostanziali, nonché le ipotesi in cui soltanto una parte del fabbricato sia abusiva e nel contempo risulti obiettivamente verificato che la demolizione di tale parte esporrebbe a serio rischio la residua parte legittimamente assentita.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato Read more →
L’art. 1, comma 1, della l. 14 gennaio 1994 n.20, come sostituito dall’art.3 del d.l. 23 ottobre 1996 n.543 convertito in L. 20 dicembre 1996, n.639, statuisce “l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali” in sede di giudizio di responsabilità amministrativa.
La Corte dei Conti del Veneto si sofferma sui limiti esterni della propria giurisdizione.
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Il T.A.R. Bolzano afferma che la stazione appaltante può legittimamente richiedere alcune specifiche tecniche nel bando di gara. Queste previsioni, però, non devono impedire agli altri concorrenti di poter partecipare allorquando offrono un prodotto equivalente.
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Il TAR Milano si occupa di una complessa questione processuale: una gara viene aggiudicata a A; B ricorre contro l'aggiudicazione e il TAR concede la sospensiva; allora il Comune annulla l'aggiudicazione a A e aggiudica a B; A impugna l'annullamento e la aggiudicazione a B; l'aggiudicazione a B viene impugnata da A per motivi sostanziali che riguardano la gara.
Il TAR ritiene inammissibile questa ultima impugnazione, in quanto gli asseriti vizi della offerta di B dovevano essere fatti valere da A in via di ricorso incidentale nel primo ricorso promosso da B.
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In un processo davanti alla Corte dei Conti del Veneto per esercizio abusivo di attivitĂ libero professionale da parte di un medico convenzionato con l'ULSS, il convenuto eccepisce la violazione del principio del be bis in idem, in quanto la violazione addebitatagli era giĂ stata oggetto della decisione di un collegio arbitrale, in base alla quale il convenuto era stato sanzionato unicamente per non avere effettuato spontaneamente il rilascio delle dichiarazioni (autocertificazioni) di attivitĂ libero-professionale.
La Corte dei Conti respinge l'eccezione, evidenziando che un dipendente pubblico può subire per lo stesso fatto giudizi davanti a giudici diversi (penale, civile o amministrativo e contabile), ciascuno autonomo rispetto all'esito degli altri.
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Il T.A.R. afferma che, di regola, la procedura di VIA debba essere unitaria e non debba essere artificiosamente spezzata in distinti sub-procedimenti non valutabili globalmente.
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Il TAR Molise precisa che la delibera recante la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, in quanto immediatamente lesiva, deve essere fatta oggetto di immediata impugnativa da parte dei proprietari interessati dalla stessa e che il termine di impugnazione, secondo una impostazione maggiormente sostanzialista, deve essere fatto decorrere dalla sua comunicazione o comunque dalla piena conoscenza dell’atto.
Il TAR esclude anche che la dichiarazione di pubblica utilitĂ emanata quando è decaduto il vincolo preordinato al'esproprio comporti la nullitĂ al posto della illegittimitĂ dell'atto (qualificazione che avrebbe inciso sui termini per la impugnazione). Â
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