Il TAR Veneto ha affermato che la scadenza di un atto o di un provvedimento che a qualsiasi titolo determini l’occupazione di un bene da parte di un soggetto diverso dal proprietario (detenzione qualificata) non fa venir meno l’occupazione di fatto del bene stesso, essendo necessario, per far cessare l’occupazione, un atto di riconsegna del bene al proprietario, in mancanza del quale l’occupazione permane e, in quanto illegittima, costituisce fonte di responsabilità (detenzione sine titulo).
A questi fini, la restituzione del bene richiede che sia esteriorizzato, da chiari ed inequivoci segni, l’animus derelinquendi.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto, dopo aver ricordato in via generale la nozione di piena conoscenza dell’atto amministrativo, ha affermato che ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione dell’approvazione del progetto di un’opera pubblica, avente valore di dichiarazione di pubblica utilità, non è sufficiente la mera pubblicazione dell’atto, ma è necessaria la notifica o, almeno, la piena conoscenza dello stesso, quante volte esso abbia effetti specifici e circoscritti all’area da espropriare per l’esecuzione dell’opera e, quindi, sia rivolto a soggetti determinati anche se non esplicitamente nominati.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Una sentenza da prendere con le pinze e con prudente cautela.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha annullato un’ordinanza di demolizione di una canna fumaria, motivata sul fatto che la sua collocazione avrebbe dovuto essere autorizzata da tutti i condòmini ex art. 1102 c.c.
La P.A. è tenuta a rilasciare il titolo abilitativo edilizio avendo esclusivo riguardo alla compatibilità urbanistica dell’opera richiesta – il che non implica affatto che essa non sia lesiva di diritti soggettivi altrui – lasciando ogni questione afferente a diritti soggettivi alla sua unica sede competente, che è il giudizio civile.
È ex se viziato l’esercizio del potere amministrativo come mero “braccio esecutivo” delle sentenze del G.O., considerato che altro sono gli interventi repressivi azionabili, dopo la condanna del G.O. alla inibizione o alla rimozione dell’opera, dal titolare del diritto a tale rimozione (ex artt. 612 ss. c.p.c.), e altro gli interventi in autotutela della P.A. la quale né ha bisogno di una sentenza civile per denegare, o revocare, un’autorizzazione illegittima; né è tenuta a denegare, o revocare, un’autorizzazione che sia altrimenti legittima sol perché ci sia stata, o sopravvenga, una sentenza del giudice civile.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. Veneto illustra le ragioni giuridiche per le quali l’apertura di un abbaino sul tetto condominiale richiede l’assenso di tutti i condomini. Si ricorda, invece, che la giurisprudenza civile nega la necessità dell’unanimità.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto evidenzia che il Comune non è legittimato a dettare la disciplina di utilizzo e/o di destinazione d’uso di un cortile condominiale privato che sia privo di prescrizioni urbanistiche in termini di destinazione e in piena disponibilità dei privati, non gravata da vincoli di uso pubblico.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che la P.A. non può intromettersi nei rapporti tra i privati e, in particolare, tra un privato e il condominio di cui fa parte; se dunque sussiste il titolo per presentare domanda di accertamento di conformità, nonché tutti gli altri requisiti previsti dall’art. 36 T.U. Edilizia, il Comune deve rilasciare la sanatoria, a prescindere da eventuali controversie o contestazioni tra condomini.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che l’attività di repressione degli abusi edilizi ha natura vincolata e, pertanto, non è assistita da particolari garanzie partecipative, incluso l’obbligo di comunicazione di avvio del procedimento.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che non si può parlare di legittimo affidamento del privato quando l’Amministrazione è stata fuorviata dall’erronea o falsa rappresentazione dello stato dei luoghi.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che il solo criterio letterale di interpretazione potrebbe non bastare: in tale caso suppliscono quello logico-sistematico e quello teleologico e di buona fede.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto sottolinea che, in forza del principio di equivalenza di cui all’art. 68 d.lgs. n. 50/2016, la stazione appaltante è tenuta a determinare le specifiche tecniche del prodotto offerto in modo da consentire la fornitura di prodotti anche equivalenti, per non restringere ingiustificatamente la concorrenza.
Poiché trattasi di una valutazione comparativa di natura discrezionale, il ricorrente che voglia contestare la scelta della P.A. deve precisamente e specificamente indicare le ragioni che impediscono l’applicazione del principio di equivalenza.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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