Le deliberazioni che reiterano i vincoli richiedono una motivazione seria

25 Lug 2014
25 Luglio 2014

La sentenza del TAR Veneto n. 920 del 2014 si occupa anche della necessità di motivare in modo serio le deliberazioni che reiterano i vincoli scaditi.

Scrive il TAR: "6. E’, altresì, da accogliere il terzo motivo, nell’ambito del quale si rileva il difetto di motivazione delle delibere che procedono alla reiterazione del vincolo.

6.1 Come correttamente ricorda parte ricorrente l’orientamento giurisprudenziale prevalente richiede l’indicazione e l’esplicitazione delle ragioni alla base del provvedimento, precisando che nell’ipotesi in cui vi sia stata una prima reiterazione, quella successiva deve contenere una ponderata valutazione degli interessi coinvolti, esponendo le argomentazioni idonee ad escludere profili di eccesso di potere e, nel contempo, ad ammettere l’attuale sussistenza dell’interesse pubblico (in questo senso si veda Cons. di Stato sez. IV del 02/10/2008 n. 4765).

6.2 In particolare una recente pronuncia del Consiglio di Stato (n. 3365/2012), i cui contenuti questo Collegio non può che condividere, ha rilevato che “la reiterazione dei vincoli urbanistici scaduti (oggi rientrante nella previsione di cui all'art. 9 D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327) non può disporsi senza svolgere una specifica indagine concreta relativa alle singole aree finalizzata a modulare e considerare le differenti esigenze, pubbliche e private, in quanto l'amministrazione nel reiterare i vincoli scaduti è tenuta ad accertare che l'interesse  pubblico sia ancora attuale e non possa essere soddisfatto con soluzioni alternative e deve indicare le concrete iniziative assunte o di prossima attuazione per soddisfarlo, nonché disporre l'accantonamento delle somme necessarie per il pagamento dell'indennità di espropriazione. Si è rilevato, in particolare, che: " l'obbligo di motivazione in materia di reiterazione dei vincoli urbanistici scaduti sussiste anche quando la reiterazione del vincolo sia disposta in occasione dell'adozione di variante generale al p.r.g. “.

6.3 Sempre secondo la pronuncia sopra citata per conferire alla valutazione di imposizione di vincoli scaduti ed alla conseguente motivazione un grado di concretezza sufficiente occorre che si proceda secondo uno schema logico "minimo" composto ssenzialmente: “a) dalla ricognizione del perdurante bisogno di realizzare un certo assetto urbanistico di interesse della collettività e della portata, dimensione e priorità di tale interesse in relazione alla situazione attuale ed alle risorse disponibili; b) dall'accertamento che la realizzazione di tale assetto possa implicare il coinvolgimento necessario ed attuale dell'are di proprietà privata già oggetto di vincolo; c) dalla dimostrazione che eventuali soluzioni alternative siano impraticabili o eccessivamente onerose in base a criteri oggettivi di comparazione che tengano, però, anche conto del necessario bilanciamento tra costo dell'intervento pubblico e sacrificio imposto al privato".

6.4 Nulla di tutto ciò è presente nelle delibere impugnate che dispongono la reiterazione e, ciò, a prescindere dal fatto che riguardino l’adozione o l’approvazione della variante n. 55/2013.

6.5 Nulla si afferma circa la persistenza e l'attualità dell'interesse pubblico alla realizzazione dell'opera, così come non è possibile evincere le ragioni del ritardo nell'esecuzione che, in quanto tali, hanno determinato la decadenza del primo vincolo e del successivo. 

6.6 In presenza di detto obbligo di motivazione va evidenziato come sia del tutto irrilevante la qualifica formale dell'atto; se quindi quest’ultimo integri la fattispecie di una variante o un provvedimento esplicito, finalizzato esclusivamente all’apposizione del vincolo, realizzandosi in tutti i casi una lesione sostanziale e protratta nel tempo del diritto di proprietà del singolo.

6.7 Ne consegue che la reiterazione non può essere disposta senza svolgere una specifica indagine concreta relativa alle singole aree, finalizzata a modulare e considerare le differenti esigenze pubbliche e private.

6.8 Ciò premesso, e pur nella convinzione dell'illegittimità in parte qua degli atti impugnati, va comunque rilevato come la necessità di vagliare soluzioni alternative costituisce un profilo che va strettamente correlato al caso di specie e allo stato di avanzamento dell’opera. 

6.9 Se il caso di specie era foriero di una particolare “tipicità” come sostiene l’Amministrazione comunale ciò non esclude che dell’esistenza di queste ragioni si sarebbe dovuto dar conto nelle delibere che reiteravano il vincolo, ponendo in stretta correlazione la reiterazione con le circostanze che avevano determinato il ritardo e le ragioni che ritenevano indispensabile disporre l’ulteriore limitazione al diritto di  proprietà.

6.9 Si consideri, inoltre, che nel caso in esame la valutazione circa l’esistenza di soluzioni alternativa era già stata esaminata dalla
precedente sentenza di questo Tribunale nell’ambito della quale si era già avuto modo di evidenziare come detta fattispecie attenga al merito dell'azione amministrativa e non sia suscettibile di una valutazione, se non per i tradizionali profili in materia di eccesso di potere, peraltro insussistenti nel caso di specie.

6.10 In conclusione a parere di questo Tribunale vanno nettamente distinti i profili attinenti alle pur legittime istanze finalizzate ad un "riposizionamento delle opere", rispetto a quei profili strettamente correlati al rispetto degli obblighi di motivazione gravanti nei confronti dell'Amministrazione procedente.

7. In definitiva è possibile accogliere le censure sopra citate, assorbendo gli ulteriori motivi dedotti e disponendo l’annullamento degli atti impugnati limitatamente alla parte in cui dispongono la reiterazione del vincolo espropriativo nei termini sopra citati".

Dario Meneguzzo - avvocato

sentenza TAR Veneto n. 920 del 2014

D. lgs. 427/2004 – nuovo art. 146 comma 4 – ma cosa vuol dire che il ritardo sia dipeso dall’interessato?

25 Lug 2014
25 Luglio 2014

Il geom. Alberto Marangoni (responsabile del servizio edilizia privata del Comune di Spinea, che sentitamente ringraziamo) ha effettuato studio sulla relazione tra tempi di validità dell'autorizzazione paesaggistica e validità del titolo edilizio,   soprattutto alla luce delle recentissime modifiche introdotte al comma 4 dell'art. 146 del d. lgs. 42/2004.

Il nuovo testo è il seguente: "L'autorizzazione è efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione. I lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro, e non oltre, l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo. Il termine di efficacia dell'autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell'intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest'ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all'interessato". (art. 146 comma 4, del Decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42 e s.m. come modificato dall'art. 12, comma 1, lettera a), decreto-legge n. 83 del 31.05.2014)

CASO 1
Per le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dal 01/06/2014 compreso (data di entrata in vigore del D.L. 83/2014)
VISTA l'autorizzazione paesaggistica n°.......... (allegata al presente atto) rilasciata, ai sensi dell'art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i, in data ...... al  prot. n° ...... dal Settore urbanistica ed edilizia privata del Comune di Spinea, efficace per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data di ricevimento della notifica di avvenuto rilascio del presente titolo edilizio, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati interventi deve essere sottoposta a nuova autorizzazione ai sensi di quanto previsto dall'art.146, comma 4, del citato decreto; si precisa altresì che, ai sensi del citato comma, i lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo.

Attenzione: per tutte le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dal 01/06/2014 bisogna anche verificare se il presente titolo edilizio viene rilasciato con un ritardo che dipende da circostanze imputabili all'interessato.
In questa circostanza bisogna utilizzare questa frase: (proposta)
VISTA l'autorizzazione paesaggistica n°.......... (allegata al presente atto) rilasciata, ai sensi dell'art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i, in data ...... al  prot. n° ...... dal Settore urbanistica ed edilizia privata del Comune di Spinea, la quale, in forza di quanto stabilito dall'art.12, comma 1, lettera a) del D.L. n°83/2014, è efficace per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data del relativo rilascio in ragione del fatto che il presente titolo edilizio viene rilasciato con un ritardo che dipende da circostanze imputabili all'interessato (quali ...specificare...), scaduto il quale l'esecuzione dei progettati interventi deve essere sottoposta a nuova autorizzazione ai sensi di quanto previsto dall'art.146, comma 4, del citato decreto; si precisa altresì che, ai sensi del citato comma, i lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo.

CASO 2
Per le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate tra il 21/08/2013 compreso (data di entrata in vigore della Legge n°98/2013) e il 01/06/2014 escluso (data di entrata in vigore del D.L. 83/2014)
VISTA l'autorizzazione paesaggistica n°.......... (allegata al presente atto) rilasciata, ai sensi dell'art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i, in data ...... al  prot. n° ...... dal Settore urbanistica ed edilizia privata del Comune di Spinea, efficace per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data del relativo rilascio, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati interventi deve essere sottoposta a nuova autorizzazione ai sensi di quanto previsto dall'art.146, comma 4, del citato decreto; si precisa altresì che, ai sensi del citato comma, i lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo.

CASO 3
Per le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate prima del 21/08/2013 (data di entrata in vigore della Legge n°98/2013) che risultavano ancora efficaci alla data del 21/08/2013
VISTA l'autorizzazione paesaggistica n°.......... (allegata al presente atto) rilasciata, ai sensi dell'art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i, in data ...... al  prot. n° ...... dal Settore urbanistica ed edilizia privata del Comune di Spinea, efficace per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data del relativo rilascio, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati interventi deve essere sottoposta a nuova autorizzazione ai sensi di quanto previsto dall'art.146, comma 4, del citato decreto; si precisa altresì che: a) i lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo; b) ai sensi dell'art.30, comma 3, della L.R. n°98/2013  è prorogato di tre anni il termine delle autorizzazioni paesaggistiche in corso di efficacia alla data del 21/08/2013 (a quanto pare le due opzioni sono entrambe valide ... anche se sembrano escludersi a vicenda)

Il responsabile del servizio edilizia privata del comune di Spinea
geom. Alberto Marangoni

L’art. 34 della L. Reg. n. 11/2004 vieta di reiterare il vincolo espropriativo più di una volta anche con variante ordinaria

24 Lug 2014
24 Luglio 2014

La questione è esaminata dalla sentenza del TAR Veneto n. 920 del 2014, dove si legge che: "4. E’ in particolare fondato il secondo motivo, laddove si rileva la violazione dell’art. 34 della L. Reg. n. 11/2004 nella parte in cui prevede il divieto di reiterazione del vincolo espropriativo non più di una volta. 

4.1 La lettura della deliberazione n. 21/2013 conferma la validità della prospettazione dei ricorrenti e, nel contempo, consente di evincere come l’imposizione del vincolo sia avvenuta una prima volta con la deliberazione n. 2733/1995. Si desume, altresì, che una successiva reiterazione è stata posta in essere con la variante n. 18/2004 approvata con la delibera del Consiglio comunale di Vittorio Veneto n. 73/2004.

4.2 E’, allora, evidente che la seconda reiterazione del vincolo è stata “adottata” con la delibera n.21/2013 e poi approvata con la delibera della Provincia di Treviso e, ciò, in violazione dell’espresso divieto in questo senso contenuto nell’art. 34 sopra citato.

4.3 A fronte di detto dato oggettivo non è possibile condividere le tesi dell’Amministrazione comunale laddove evidenzia che la prima
reiterazione sarebbe stata posta in essere in un momento in cui non era ancora entrato in vigore l’art. 34 della L. reg. 11/2004.

4.4 L’infondatezza di detta argomentazione è evidente laddove si consideri che nel momento in cui veniva emanata la delibera di
adozione n. 21/2013 era pienamente vigente il divieto in questione, circostanza che avrebbe dovuto obbligare l’Amministrazione comunale a non procedere ad un’ennesima reiterazione.

5. Nemmeno appaiono di pregio le argomentazioni dirette a sostenere che l’adozione della variante ordinaria ai sensi dell’art. 50 comma 1 e 3 della L. Reg.11/2004 consentirebbe di superare il divieto di reiterazione sopra citato.

5.1 Se così fosse si introdurrebbe un regime differenziato a secondo che il vincolo sia contenuto in una variante ordinaria o semplificata. 

5.2 La differenza tra variante predisposta in forma semplificata (ai sensi dell’art. 50 comma 4 della L. Reg. 61/1985), e quella predisposta ai sensi del comma 1, va individuata nel solo fatto che la variante ordinaria ha lo scopo di modificare la destinazione urbanistica per le aree non conformi, introducendo un vincolo espropriativo in precedenza non previsto".

Dario Meneguzzo - avvocato

sentenza TAR Veneto n. 920 del 2014

La approvazione di una variante al PRG non sana i vizi della adozione che si trasmettono invece alla approvazione

24 Lug 2014
24 Luglio 2014

Si legge nella sentenza del TAR Veneto n. 920 del 2014: "2. E’ altrettanto infondata l’eccezione di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse nella parte in cui l’Amministrazione comunale rileva che la delibera n. 27/2013 consentirebbe di superare tutti i motivi proposti avverso la precedente delibera n. 21/2013. Sul punto va ricordato che il procedimento di “adozione e approvazione” delle varianti al Piano regolatore, così come richiamato dall’art. 9 del Dpr 327/2001, costituisce un unico procedimento che presuppone tuttavia, l’emanazione di atti distinti e autonomi, nell’ambito dei quali, peraltro, i vizi contenuti nella delibera di adozione hanno l’effetto di riverberarsi sulla successiva delibera di approvazione (in questo senso Cons. Stato Sez. IV, 15-02-2013, n. 921)".

Dario Meneguzzo - avvocato

Il termine di 60 giorni assegnato dall’art. 46 del codice alle parti intimate per la costituzione in giudizio non è perentorio

24 Lug 2014
24 Luglio 2014

Segnaliamo sul punto la sentenza del TAR Veneto n. 920 del 2014, precisando che per lo più "la parte intimata" è l'ente pubblico che ha emanato l'atto che viene impugnato.

Scrive il TAR: "1.1 Per quanto riguarda l’asserita violazione del termine dimezzato, e stabilito di cui all’art. 46 del Codice del Processo Amministrativo, va rilevato come costituisca espressione di un principio consolidato (Consiglio di Stato Sez. III, sent. n. 4601 del 02-08-2011) che “il termine di sessanta giorni dal perfezionamento della notificazione nei propri confronti, assegnato alle parti intimate per la costituzione in giudizio dall'art. 46 del codice del processo amministrativo (d.lgs. n. 104/2010) non ha carattere perentorio in assenza di una puntuale comminatoria di legge. Il termine in parola, lungi dal rappresentare un onere per la parte resistente, ha invece una funzione garantistica in suo favore, nel senso che sino a che esso non è decorso non possono essere compiuti in suo pregiudizio atti che presuppongano la pienezza del contraddittorio (salva la specificità della fase cautelare, che prevede termini diversi). La parte resistente che non sfrutta la  possibilità di costituirsi entro l'apposito termine non perde il diritto di difendersi e, quindi, di costituirsi, ma semmai si espone al rischio che nelle more vengano presi provvedimenti pregiudizievoli senza averne potuto discutere (Conferma della sentenza del T.a.r. Marche - Ancona, sez. I, n. 2455/2010)”. 

1.2 Ne consegue che almeno sino allo spirare del termine di cui all’art. 73 del Codice del Processo Amministrativo la costituzione può avvenire con il deposito di memorie scritte".

Dario Meneguzzo - avvocato

sentenza TAR Veneto n. 920 del 2014

Quando cessano per il concessionario gli obblighi della gestione post operativa di una discarica?

24 Lug 2014
24 Luglio 2014

Se la Provincia proroga di 15 anni la fase della gestione post operativa di una discarica, gli obblighi di gestione gravano sul concessionario (con convenzione peraltro scaduta) o sul Comune proprietario della discarica?

Il TAR Veneto, nella sentenza n. 1050 del 2014, precisa che gli obblighi rimangono in capo al vecchio concessionario, in forza di alcune clausole della convenzione.

Scrive il TAR: "Premesso che la mancata impugnazione della delibera della Giunta Provinciale rende intangibile la determinazione di proroga della fase di gestione post chiusura per almeno ulteriori 15 anni, atteso il perdurare della produzione di percolato e di bio-gas, deve condividersi la difesa del Comune laddove richiama il disposto dell'articolo 9 della convenzione, in tema di esercizio della discarica, in particolare ove vien detto che la concessionaria si obbliga a esercitare la discarica in conformità alle prescrizioni limiti e disposizioni che potranno essere contenute nei provvedimenti regionali o provinciali adeguandosi in ogni tempo ed entro i termini stabiliti alle eventuali nuove normative o prescrizioni. Ma se anche potesse sostenersi che tale previsione sia sempre contenuta nel torno temporale regolato dall'articolo 3 della convenzione, la domanda va respinta in quanto l'articolo 13 del decreto legislativo 36 del 2003 prevede che il gestore della discarica sia responsabile della corretta attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1,2 e3: nella gestione dopo la chiusura della discarica devono essere rispettati tempi modalità e criteri e le prescrizioni stabilite dall'autorizzazione e dai pieni di gestione operativa, post operativa e di ripristino ambientale… la manutenzione, la sorveglianza e i controlli della discarica devono essere assicurati anche nella fase della gestione successiva alla chiusura, fino a che l'ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l'ambiente. Il venir meno della convenzione non fa dunque cessare ex se la condizione di gestore della discarica in capo alla ricorrente, dato che alla  scadenza della convenzione l'obbligo della concessionaria stessa è quello della riconsegna dell'area, essendo ormai ultimata la ricomposizione ambientale, mentre, per effetto della disposta proroga, anche tale ricomposizione deve essere oggetto della proposta elaborata dal gestore e dal soggetto autorizzato all'esercizio della discarica. La mancata impugnazione della delibera della Giunta provinciale, infine impedisce anche la cognizione della legittimità della delibera di proroga sotto il profilo della eventuale mancata individuazione dei fondi per la gestione post operativa".

Dario Meneguzzo - avvocato

sentenza TAR Veneto n. 1050 del 2014

Farmacie rurali e fatturato annuo

24 Lug 2014
24 Luglio 2014

Il T.A.R. Veneto, sez. III, nella sentenza del 17.07.2014 n. 1045 si occupa del fatturato annuo delle farmacie rurali affermando che: “Ricorda il Collegio tuttavia come la recente giurisprudenza abbia interpretato (confronta Consiglio di Stato sezione terza numero 1683 del 2014) la disposizione nel senso contrario a quanto ritenuto dai ricorrenti.

Richiamando infatti le modifiche introdotte nel 2001 rileva il giudice d'appello che “due sono le innovazioni contenute: anche per le farmacie rurali sussidiate ai fini dell'applicazione della deroga all'ordinario regime di sconti a favore del servizio sanitario nazionale viene introdotto un limite di fatturato al di sopra del quale la deroga non è applicabile; al contempo i limiti di fatturato a tal fine previsti sia per le farmacie rurali sussidiate, sia per le altre farmacie vengono ridefiniti rispetto alle precedenti disposizioni, prendendo a riferimento non il fatturato complessivo annuo- espressione che poteva intendersi riferita non solo alle vendite di tutti i medicinali ivi compresi quelli pagati privatamente dei cittadini, ma anche tutti gli altri prodotti, anche a carattere non sanitario normalmente venduti in farmacia, come cosmetici, giocattoli per la prima infanzia ecc.-, ma solo il fatturato annuo in regime di servizio sanitario nazionale al netto dell'Iva.

L’espressione fatturato annuo in regime di servizio sanitario nazionale si riferisce, secondo il suo significato letterale, a tutte le prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale, comprese quelle di assistenza integrativa.”

Prosegue la decisione richiamata affermando non essere condivisibile l'assunto dell'appellante secondo cui, poiché le quote di spettanza per i farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico fanno riferimento alle sole specialità medicinali e le percentuali dello sconto si riferiscono alle stesse specialità medicinali, anche l'espressione fatturato annuo in regime di servizio sanitario nazionale non può che assumere il medesimo significato e il medesimo parametro di riferimento. È viceversa ragionevole e coerente la scelta del legislatore risultante dal significato letterale dell'espressione predetta ove si consideri la disciplina di ordine generale sul rapporto tra servizio sanitario nazionale e farmacie.

Infatti l'articolo otto, comma due del decreto legislativo numero 502 del 1992 stabilisce che detto rapporto è disciplinato con convenzioni di durata triennale conformi agli accordi collettivi nazionali che devono tener conto di specifici principi, fra i quali quello secondo cui le farmacie pubbliche e private erogano l'assistenza farmaceutica per conto delle unità sanitarie locali del territorio regionale dispensando, su presentazione della ricetta del medico, specialità medicinali, preparati galenici, prodotti dietetici, presidi medico chirurgici e altri prodotti sanitari erogabili dal servizio sanitario nazionale. Anche alla luce di questa disposizione, che configura in senso ampio e unitario l'assistenza fornita per il tramite delle farmacie nell'ambito del servizio sanitario nazionale e delle sue articolazioni regionali non vi è ragione per ritenere che quando si tratta di fatturato annuo in regime di servizio sanitario nazionale si intenda riferirsi al fatturato delle sole specialità medicinali, escludendo quello degli altri prodotti sanitari erogati agli assistiti, come pretende l'appellante.

Non è, poi, vero, conclude la sentenza del Consiglio di Stato, che la conclusione interpretativa a cui giunge il Ministero della salute, quando afferma che l’espressione predetta “abbraccia il fatturato riguardante tutte le prestazioni erogate con onere a carico del Servizio sanitario nazionale (comprese, quindi, le prestazioni di assistenza integrativa”), sia priva di motivazione, come sostenuto nell’atto di appello. La nota ministeriale, infatti, oltre a richiamare il dato testuale, svolge questa specifica considerazione, che il Collegio ritiene del tutto condivisibile: “E’ ragionevole supporre…che qualora il legislatore avesse voluto ulteriormente favorire i farmacisti che beneficiano dell’indennità di residenza prendendo in considerazione il solo fatturato farmaceutico, avrebbe utilizzato una specifica e appropriata formulazione, in luogo di quella generica, riferibile a tutte le erogazioni in regime di SSN, così come ha avuto cura di precisare che l’importo deve calcolarsi ‘al netto dell’IVA’””.

dott. Matteo Acquasaliente 

TAR Veneto n. 1045 del 2014

Richiesta di parere alla seconda commissione consiliare sull’atto di indirizzo relativo al dimensionamento dei piani e degli standard di aree per servizi”

23 Lug 2014
23 Luglio 2014

Pubblichiamo la deliberazione della Giunta regionale n.  99/CR  del 15 luglio 2014, contenente  la richiesta di parere alla seconda commissione consiliare (lr n. 11/2004 art. 46, comma 1), circa l'atto di indirizzo recante: ''Lr 23.4.2004 n. 11: Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio'', art. 46, comma 1, lett. b): ''Il dimensionamento dei piani e degli standard di aree per servizi''.

richiesta parere II Commissione CR 99]-attiindirizzo aree standard

Sanatoria paesaggistica: quale concetto di volume rileva?

23 Lug 2014
23 Luglio 2014

Il T.A.R. Veneto, sez. II, nella sentenza n. 761/2014 sembra avallare quella parte di giurisprudenza che, ai fini della compatibilità paesaggistica ex art. 167 del D. Lgs. n. 42/2004, ritiene rilevante una nozione di superficie e/o volume di carattere puramente paesaggistico-ambientale e non urbanistico-edilizio: “L’intervento “sanato” ai sensi dell’art. 181 d.lgs 42/04 consiste infatti nella mera diversa realizzazione del porta vivande, che non crea ovviamente superficie nè volume di cui all’art. 167, d.lgs 42/04.

Infatti il volume tecnico non può avere alcuna rilevanza e la superficie utile a cui fa riferimento l’art. 167, ad impedimento della regolarizzazione postuma degli interventi edilizi in zone sottoposte a vincolo paesaggistico, è soltanto quella che muta l'assetto dei luoghi o meglio, come afferma la stessa sentenza della Cassazione penale citata dalla ricorrente (sez. III, 29 novembre 2011, n. 889), quella che determina "l'impatto dell'intervento sull'originario assetto paesaggistico del territorio”, in modo che questo sia idoneo a determinare una compromissione ambientale”.

dott. Matteo Acquasaliente

TAR Veneto n. 761 del 2014

Anche il cambio d’uso di una terrazza scoperta può comportare un aumento del carico urbanistico

23 Lug 2014
23 Luglio 2014

Il T.A.R. Veneto, sez. II, nella sentenza del 06 giugno 2014 n. 761 chiarisce che anche la terrazza scoperta può comportare un aumento del carico urbanistico. Di conseguenza, ai fini della quantificazione degli oneri di urbanizzazione, il Comune non deve considerare la natura coperta o meno del manufatto, ma soltanto verificare se vi sia un concreto ed effettivo aumento del carico urbanistico: “Il capitolo III delle N.T.A., che comprende l’art. 16 ricordato, è dedicato alle “destinazioni d’uso degli edifici”. E’ del tutto evidente che la disciplina che esso reca vale indistintamente per gli interi edifici e le singole porzioni di essi, indipendentemente dalla loro consistenza volumetrica.

D’altra parte, se l’obiettivo specifico della nuova normativa è “un equilibrato rapporto di connessione fra residenza, lavoro ed attività produttive, al fine generale del più corretto utilizzo del patrimonio edilizio nel Centro Storico (art. 15, terzo comma, N.T.A.), non si vede davvero che differenza corra tra destinare a un’attività commerciale uno spazio coperto (dunque costituente volume) o uno spazio scoperto (quale la terrazza), quando è indiscutibile che il carico urbanistico deriva dall’attività in sé e non dalla concreta configurazione del luogo (esistenza o meno di elementi edilizi di copertura) in cui essa si svolge”.

Anche il Consiglio di Stato, sez. IV, nella sentenza del 19.11.2012 n. 5836 (che annulla la sentenza del T.A.R. Veneto n. 2327/2004) conferma pienamente quanto esposto: “D'altra parte, se l'obiettivo specifico della nuova normativa è "un equilibrato rapporto di connessione fra residenza, lavoro ed attività produttive, al fine generale del più corretto utilizzo del patrimonio edilizio nel Centro Storico (art. 15, terzo comma, N.T.A.), non si vede davvero che differenza corra tra destinare a un'attività commerciale uno spazio coperto (dunque costituente volume) o uno spazio scoperto (quale la terrazza), quando è indiscutibile che il carico urbanistico deriva dall'attività in sé e non dalla concreta configurazione del luogo (esistenza o meno di elementi edilizi di copertura) in cui essa si svolge”.

dott. Matteo Acquasaliente

TAR Veneto n. 761 dsel 2014

CdS n. 5836 del 2012

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