L’autorizzazione per un passo carraio non può essere implicita
Il T.A.R. spiega perché non esiste l’autorizzazione implicita di passo carraio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. spiega perché non esiste l’autorizzazione implicita di passo carraio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Si svolgerà il 5 luglio 2019 a Cortina il XXIX Convegno annuale della Associazione Veneta degli Avvocati Amministrativisti.
Al passo coi tempi: il diritto e i cambiamenti climatici
Il dibattito sui cambiamenti climatici è di stretta attualità e vede sempre più nettamente contrapposte le fazioni degli allarmisti e dei negazionisti.
È comunque un fatto che la cronaca degli ultimi anni ci ha costretti a interrogarci sull’esistenza di una possibile relazione tra alcuni eventi meteorologici estremi e lo sfruttamento delle risorse naturali del pianeta da parte dell’uomo.
Anche i giuristi sono stati costretti a misurarsi con questo tema: basti considerare gli studi fioriti sulla teoria dei beni comuni e sul consumo di suolo.
In alcuni casi, l’approccio giuridico al tema dei cambiamenti climatici e dell’uso responsabile delle risorse ha contagiato anche il legislatore e il dibattito politico: ricordiamo tutti, infatti, la campagna promossa sull’acqua come bene comune, in occasione dei referendum sulla privatizzazione del servizio idrico; o le più recenti leggi regionali volte a contenere il consumo di suolo.
La partecipazione è libera e gratuita ed è stato richiesto all’Ordine degli Avvocati di Belluno l’accreditamento dell’evento ai fini dell’assolvimento degli obblighi formativi professionali.
Il TAR Veneto ha affermato che alla Commissione per la Salvaguardia di Venezia sono stati conferiti poteri speciali concernenti l’esecuzione di opere edilizie nella laguna veneziana, ai sensi delle ll. 171/1973 e 360/1991.
Di conseguenza, i suoi pareri sono obbligatori, vincolanti e immediatamente impugnabili, al punto che la Commissione è parte necessaria nei giudizi di impugnazione dei provvedimenti basati sui suoi pareri.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il TAR Veneto ha pronunciato alcuni principi utili in materia, alla luce dell’art. 42-bis T.U. espropri (d.P.R. 327/2001).
Tra gli altri, il TAR ha affermato che l’illegittima occupazione di un fondo da parte della P.A. costituisce un illecito permanente di natura aquiliana, il cui risarcimento si prescrive nel termine quinquennale, che cessa solo in presenza di ben precisi atti o provvedimenti, idonei a rimuovere tale condizione di illiceità.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il T.A.R. ricorda che se lo strumento urbanistico generale è frutto di concertazione tra Comune-Provincia e Regione, l’eventuale annullamento in autotutela necessita della partecipazione di tutti gli enti pubblici coinvolti nella sua adozione/approvazione.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
"Art. 5 Norme in materia di rigenerazione urbana 1. Al fine di concorrere a indurre una drastica riduzione del consumo di suolo e a favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, a incentivare la razionalizzazione di detto patrimonio edilizio, nonche' a promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonche' di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione, ovvero da rilocalizzare, tenuto conto anche della necessita' di favorire lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e di assicurare il miglioramento e l'adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione:
a) (soppressa);
b) all'articolo 2-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. Le disposizioni del comma 1 sono finalizzate a orientare i comuni nella definizione di limiti di densita' edilizia, altezza e distanza dei fabbricati negli ambiti urbani consolidati del proprio territorio.
1-ter. In ogni caso di intervento di demolizione e ricostruzione, quest'ultima e' comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purche' sia effettuata assicurando la coincidenza dell'area di sedime e del volume dell'edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell'altezza massima di quest'ultimo.»; b-bis) le disposizioni di cui all'articolo 9, commi secondo e terzo, del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, si interpretano nel senso che i limiti di distanza tra i fabbricati ivi previsti si considerano riferiti esclusivamente alle zone di cui al primo comma, numero 3), dello stesso articolo 9...."
Il T.A.R afferma che se il bene comunale da sgomberare rientra nel patrimonio indisponibile dell’ente, le controversie sono attratte dalla giurisdizione amministrative; se invece il bene comunale appartiene al patrimonio disponibile, la lite va promossa dinanzi al giudice ordinario.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il TAR Friuli Venezia Giulia ha affermato che le misure di precauzione ambientale – ma non l’obbligo di bonifica – possono essere imposte anche al proprietario o detentore incolpevole del sito inquinato.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Lo ha affermato il TAR Friuli Venezia Giulia: nel caso di specie, i ricorrenti avevano ricevuto un’intimazione da mezzo milione di euro per debiti relativi alle quote latte, prodromica all’esecuzione forzata ex art. 50, co. 2 d.P.R. 602/1973, ma non era stata allegata la relativa cartella di pagamento.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
Il T.A.R. chiarisce i soggetti che possono presentare un’istanza di sanatoria edilizia ex art. 36 del d.P.R. n. 380/2001.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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