Vi è un tempo massimo entro cui il Comune può contestare la CILA presentata dal privato?

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Il TAR Catania ha espressamente dissentito dal Consiglio di Stato, che in alcune pronunce ritiene che alla CILA debbano applicarsi i medesimi termini massimi previsti per la SCIA per l’esercizio dei poteri repressivi in capo al Comune.

Il privato che dubiti della legittimità della CILA da lui progettata potrà cautelativamente avanzare una richiesta di rilascio di permesso di costruire anche a fronte di interventi edilizi assoggettati a CILA, analogicamente a quanto invece espressamente previsto per la SCIA dall’art. 22, co. 7 d.P.R. 380/2001 (alla cui stregua “è comunque salva la facoltà dell’interessato di chiedere il rilascio di permesso di costruire per la realizzazione degli interventi di cui al presente Capo”).

Sarà poi il contenuto di accertamento dell’eventuale provvedimento di rigetto - proprio perché l’intervento edilizio di cui al presentato progetto doveva invece ritenersi assoggettato a CILA - o comunque dell’atto doverosamente reso a fronte di un silenzio altrimenti giustiziabile a norma dell’art. 117 c.p.a., che tutelerà le ragioni dell’istante: consentendogli, ove successivamente il Comune ritenga di poter esercitare poteri repressivi per l’assenza di un previo titolo edilizio, di promuovere un’azione risarcitoria ex art. 2043 c.c. per danno da false informazioni (per un importo che potrà totalmente coincidere con il valore dell’immobile che dovrà essere abbattuto in base ad una ordinanza di demolizione legittima, ma a fronte di una complessiva condotta contra jus dell’Ente locale che prima abbia ritenuto il relativo intervento assoggettato soltanto a CILA).

Post di Alberto Antico – avvocato

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CILA, ordinanza di demolizione, e nuova CILA: quid iuris?

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Nel caso di specie, il privato presentava una CILA. Il Comune, riscontrata la sua illegittimità, emanava un’ordinanza di demolizione. A quel punto, il privato presentava una seconda CILA, per opere asseritamente diverse, pretendendo di potervi dare esecuzione.

Il TAR Catania ha affermato che la circostanza che la seconda CILA fosse contenutisticamente diversa dalla prima comporta una sola conseguenza: che, dopo avere ottemperato all’ordinanza di demolizione, il privato potrà realizzare il diverso intervento edilizio oggetto della seconda CILA, ma senza poter salvare la prima CILA attraverso la successiva presentazione di atti analoghi, che in teoria potrebbero ripetersi all’infinito, espropriando sine die il Comune competente del potere - che invece l’art. 27 d.P.R. 380/2001 gli attribuisce - di repressione degli abusi edilizi perpetrati sul suo territorio.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Repressione di una SCIA e preavviso di rigetto

29 Gen 2025
29 Gennaio 2025

Il TAR Veneto ha affermato che, data la natura giuridica della SCIA – che non è un’istanza di parte per l’avvio di un procedimento amministrativo poi conclusosi in forma tacita, ma è una dichiarazione di volontà privata di intraprendere una determinata attività ammessa direttamente dalla legge – è da escludersi che l’Autorità procedente debba comunicare al segnalante l’avvio del procedimento o il preavviso di rigetto ex art. 10-bis l. 241/1990 prima dell’esercizio dei relativi poteri di controllo e inibitori.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Chi ha il potere di intitolare le strade?

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Il Consiglio di Stato, in sede di parere su ricorso straordinario al Capo dello Stato, ha affermato che da una lettura sistematica del quadro normativo vigente – l. 23 giugno 1927, n. 1188; l. 24 dicembre 1954, n. 1228; d.P.R. 30 maggio 1989, n. 223, d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 – si desume che il Comune è l’esclusivo titolare della funzione amministrativa di toponomastica, mentre il Prefetto è chiamato a rilasciare o meno l’autorizzazione basandosi su ragioni di tutela dell’ordine pubblico o esigenze di regolarità anagrafica. Ne consegue che il corretto procedimento per l’intitolazione di nuove strade si articola in due fasi, la prima delle quali consta della delibera di Giunta comunale e, la seconda, del nulla osta del Prefetto, di guisa che, in assenza di una preventiva deliberazione di Giunta non vi sarebbe alcuna ipotesi di intitolazione da sottoporre al vaglio prefettizio.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Condizioni dell’azione nelle impugnative del permesso di costruire ottenuto dal vicino

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Il TAR Veneto ha affermato che la vicinitas non è, di per sé, in grado di giustificare la sussistenza dell’interesse al ricorso avverso il titolo edilizio del vicino, che va ricavato dall’insieme delle allegazioni ivi racchiuse e va, parimenti, precisato e comprovato dal ricorrente in corso di causa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Le (esigenti) condizioni dell’azione per chi voglia impugnare una variante al P.I.

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Le ha esaminate il TAR Veneto.

La semplice vicinitas non è sufficiente a radicare il necessario interesse a ricorrere avverso uno strumento di determinazione dell’assetto territoriale, essendo necessaria la sussistenza di un pregiudizio diretto, concreto e attuale derivante dall’adozione dei provvedimenti impugnati.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Se si impugna uno strumento urbanistico, poi bisogna impugnare anche tutte le successive varianti, anche parziali

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Nel caso di specie, il privato impugnava un P.I. comunale, onde tutelare il proprio interesse ad ottenere la destinazione a parco pubblico di un’area pianificata a parcheggio.

A seguire, il Comune approvava una variante parziale al P.I., dove confermava in loco la destinazione a parcheggio, che il privato non impugnava, in quanto appunto variante parziale.

Il TAR Veneto ha dichiarato improcedibile il ricorso.

La variante in questione, quale che sia la terminologia impiegata per definirne i contenuti, ha implicato la ripubblicazione dell’intero Piano, valendo a definire un nuovo assetto del territorio, secondo previsioni, che, in termini di servizi e infrastrutture, sono tra loro necessariamente interconnesse, sicché l’intangibilità di una parte della disciplina di Piano impedisce di ridiscutere il resto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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L’interesse ad impugnare il PdC in deroga ottenuto dal vicino

28 Gen 2025
28 Gennaio 2025

Il TAR Veneto non ha ritenuto configurabile un danno attuale derivante dalla previsione contenuta nella convenzione allegata al PdC in deroga del vicino del ricorrente, recante il mero impegno finanziario assunto a titolo volontario dal vicino stesso per un futuro ed incerto intervento di sistemazione di un’intera strada, volto ad ottenere la continuità dell’assetto urbano fronte strada, con la realizzazione di un portico e di un marciapiede ad uso pubblico anche nell’area antistante l’edificio del ricorrente.

Ha invece ritenuto “evidente” che la progettata sopraelevazione dell’immobile del vicino (pari a 3,10 metri rispetto al preesistente) è suscettibile di recare un danno e una turbativa alle facoltà di godimento del ricorrente, proprietario dell’immobile immediatamente confinante, sotto il profilo della diminuzione di aria, luce, visuale.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Autonomia differenziata: la Corte costituzionale corregge un errore materiale della sentenza di parziale incostituzionalitĂ 

27 Gen 2025
27 Gennaio 2025

Con l’ord. n. 6/2025, la Corte costituzionale ha corretto un errore materiale contenuto nella sua precedente sent. n. 192/2024, che decideva i ricorsi presentati dalle Regioni Puglia, Toscana, Campania e Sardegna avverso la l. 86/2024 sull’autonomia differenziata.

Si allega uno schema che esamina le disposizioni della suddetta legge prima e dopo l’intervento della Consulta, come risulta dall’ultima correzione (riguardante l’art. 3, co. 8 della legge).

Post di Alberto Antico – avvocato

autonomia differenziata post Consulta

Il tempo non sana gli abusi: il caso dell’istanza di condono incompleta

27 Gen 2025
27 Gennaio 2025

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha affermato che l’assenza di completezza della domanda di condono osta alla formazione tacita del titolo abilitativo, potendosi esso formare per effetto del silenzio-assenso soltanto se la domanda di sanatoria presentata possegga i requisiti soggettivi e oggettivi per essere accolta, rappresentando il mero decorso del tempo soltanto un elemento costitutivo, tra gli altri, della fattispecie autorizzativa.

A fronte di ciò, il diniego di condono non richiede alcuna motivazione sul bilanciamento degli interessi pubblico e privato in gioco, con riguardo specifico al lungo tempo trascorso dalla presentazione della domanda di condono, qualora sussista l’oggettiva insanabilità del fabbricato con riferimento all’epoca della sua realizzazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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