Author Archive for: SanVittore

Cosa succede se il privato presenta una CILA o una SCIA per un intervento edilizio soggetto a PdC?

07 Apr 2026
7 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’utilizzo di SCIA o di una CILA per interventi che, per natura e caratteristiche, richiederebbero il permesso di costruire (come le nuove costruzioni non precarie) configura un’attività sine titulo. In tali casi, l’attività di vigilanza e repressione dell’Ente locale ex artt. 27 e 31 d.P.R. 380/2001 non è soggetta al termine previsto dall’art. 19, co. 6-bis l. 241/1990 per l’esercizio del potere inibitorio, né a quello di cui all’art. 21-nonies l. cit. per l’esercizio del potere di inibitoria in autotutela.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il manufatto precario

07 Apr 2026
7 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che è qualificabile come manufatto precario soltanto quell’opera strutturalmente destinata alla rimozione, una volta cessata l’esigenza contingente che ne ha giustificato la realizzazione. Non rientrano in tale categoria gli interventi di stabile trasformazione del territorio, qualificabili in termini di nuove costruzioni che presentano caratteristiche costruttive (nella specie, basamento in calcestruzzo, pareti in legno, copertura a coppi con orditura primaria e secondaria, aperture finestrate) e una destinazione funzionale volte a soddisfare esigenze non temporanee.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Obbligo di bonificare il terreno inquinato e proprietario non responsabile

07 Apr 2026
7 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’assunzione volontaria dell’obbligo di bonifica da parte del proprietario interessato non esclude né il potere/dovere della P.A. di individuare il responsabile dell’inquinamento, né, a fortiori, elide il dovere di quest’ultimo di porre rimedio all’inquinamento stesso. La giurisprudenza che configura l’assunzione volontaria dell’obbligo di bonifica da parte del proprietario non responsabile come gestione di affare altrui precisa che ai sensi dell’art. 2028 c.c., l’attività utilmente iniziata deve essere portata a compimento, o comunque proseguita, finché la P.A. non sia in grado di far subentrare l’autore dell’inquinamento. In base all’art. 244, co. 4 del codice dell’ambiente, la P.A. è tenuta ad intervenire solamente qualora il responsabile non sia individuabile e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto interessato.

La responsabilità per il danno ambientale, quale species di responsabilità aquiliana, ha natura solidale, con la conseguenza che l’adempimento dell’obbligo risarcitorio, anche in forma specifica, può essere richiesto a ciascun responsabile, ferma restando la possibilità in capo al corresponsabile che abbia integralmente sostenuto le spese di rivalersi sugli altri corresponsabili in proporzione ai rispettivi contributi oggettivi e soggettivi di partecipazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Indicazioni ANAC per l’iscrizione e l’aggiornamento dell’elenco dei soggetti aggregatori

04 Apr 2026
4 Aprile 2026

L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), nell’adunanza del Consiglio del 18 marzo 2026, ha approvato la delibera n. 94 del 18.03.2026 (come da comunicato in G.U., Serie generale n. 76 del 01.04.2026), recante l’approvazione delle modalità operative per la presentazione delle richieste di iscrizione e aggiornamento dell’elenco dei soggetti aggregatori ex art. 9, co. 2 d.l. 66/2014, come convertito dalla l. 89/2014.

La delibera è consultabile al seguente link:

https://www.anticorruzione.it/-/delibera-n.-94-del-18-marzo-2026.

Post di Alberto Antico – avvocato

La repressione degli abusi edilizi non prevede garanzie partecipative per il privato

04 Apr 2026
4 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato che l’attività di repressione degli abusi edilizi tramite l’emissione dell’ordine di demolizione non richiede la previa comunicazione di avvio del procedimento agli interessati e non prevede la possibilità per gli interessati di presentare osservazioni: tale attività è di natura vincolata e non richiede particolari garanzie partecipative.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Interesse all’impugnazione del titolo edilizio del vicino

04 Apr 2026
4 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha riconosciuto l’interesse a ricorrere di un privato, avverso il titolo edilizio del vicino, proprietario del palazzo immediatamente adiacente, autorizzato a realizzare una sopraelevazione di 4,65 m ai fini dell’inserimento di un vano tecnico e della soprastante, a distanza dal ricorrente di 3,5 m, passando da una quota di 19,14 m a 23,79 m: ciò indubbiamente può recare pregiudizio in termini di soleggiamento e maggior esposizione alle emissioni che potrebbero derivare dalla collocazione di macchinari a servizio dell’immobile adiacente, oltre che per l’utilizzo della terrazza con possibilità di affaccio verso la proprietà del ricorrente.

Post di Alberto Antico – avvocato

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L’atto meramente confermativo

04 Apr 2026
4 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha dichiarato inammissibile il ricorso del privato avverso una nota comunale a contenuto meramente confermativo di precedenti comunicazioni, queste ultime solo in parte impugnate dal privato stesso.

L’atto meramente confermativo non ha contenuto lesivo e quindi non è suscettibile di autonoma impugnazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Recinzione e titolo edilizio

03 Apr 2026
3 Aprile 2026

Il T.A.R. ricorda che, di regola, per realizzare una recinzione costituita da uno zoccolo in cemento armato nella parte inferiore e da una rete metallica nella parte superiore (cd. recinzione classica) occorre una S.C.I.A. In realtĂ , a giudizio di chi scrive, il titolo cd. generale dovrebbe essere una C.I.L.A., dato che essa, ora, configura la cd. categoria residuale che, in passato, era costituita proprio dalla S.C.I.A. Nella medesima sentenza il Collegio ricorda che, in presenza di abusi edilizi, il tempo non comporta alcun effetto sanante per la posizione del privato.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Spetta alla Corte dei conti la giurisdizione sulla corretta elencazione delle PP.AA. da parte dell’ISTAT

03 Apr 2026
3 Aprile 2026

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 23-quater, co. 2 d.l. 137/2020, come convertito nella l. 176/2020, che aveva modificato il codice della giustizia contabile (d.lgs. 174/2016) per stabilire che le Sezioni riunite in speciale composizione della Corte dei conti, nell’esercizio della propria giurisdizione esclusiva in tema di contabilità pubblica, decidessero in unico grado sui giudizi in materia di ricognizione delle PP.AA. operata dall’ISTAT, ai soli fini dell’applicazione della normativa nazionale sul contenimento della spesa pubblica.

Per l’effetto, la giurisdizione amministrativa avrebbe conosciuto delle controversie in materia di inserimento di un Ente negli elenchi ISTAT delle Pubbliche Amministrazioni.

La ricomposizione dell’unitarietà e dell’efficienza del sistema giurisdizionale non può che essere raggiunta riportando in capo alla giurisdizione contabile anche il sindacato sulla correttezza della ricognizione operata dall’ISTAT, con il correlativo potere di annullare l’inserimento nell’elenco delle PP.AA. di un soggetto privo dei caratteri richiesti per questa qualificazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Recupero del compenso percepito dal dipendente pubblico che abbia esercitato attivitĂ  extra-istituzionali

03 Apr 2026
3 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato la legittimità del provvedimento di recupero del compenso percepito dal dipendente pubblico - indebitamente, in quanto abbia svolto, senza autorizzazione della P.A., un’attività extraprofessionale – venendo in rilievo un’attività in contrasto con i doveri di esclusività, ex art. 98 Cost., e di buon andamento ed imparzialità, ex art. 97 Cost., nonché in violazione dell’art. 53 d.lgs. 165/2001 e dell’art. 60 d.P.R. 3/1957, anche quando non ricorrono i requisiti propri dell’attività di impresa in senso tecnico-giuridico, ma sia stato solo accertata la violazione del dovere di fedeltà.

Dalla lettura combinata dell’art. 53 d.lgs. 165/2001 con l’art. 60 d.P.R. 3/1957, si possono distinguere tre ipotesi: a) attività assolutamente incompatibili, che non si possono esercitare nemmeno con autorizzazione; b) attività consentite per le quali non è necessaria l’autorizzazione; iii) attività consentite previa autorizzazione. Tranne i casi espressamente indicati all’art. 53, co. 6 d.lgs. 165/2001 e i divieti dell’art. 60 d.P.R. 3/1957 o gli altri espressamente previsti, la regola generale è quella secondo cui vige un principio generale di esclusività, che può essere derogato con l’autorizzazione della P.A. di appartenenza.

Non può essere disposta la restituzione di importi percepiti a titolo di rimborso delle spese documentate. Le somme percepite per incarichi esterni devono essere recuperate al netto delle imposte versate.

Post di Alberto Antico – avvocato

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