L’autorizzazione paesaggistica non presuppone la verifica della conformità dell’immobile allo stato legittimo
Il Consiglio di Stato ha affermato che l’accertamento dello stato legittimo dell’immobile sul quale debbano essere autorizzati ulteriori lavori valga per il rilascio di tutti i titoli di cui al d.P.R. 380/2001 – compresi quelli relativi alla normativa tecnica di cui alla Parte II del d.P.R. cit. (fra cui quelli concernenti la disciplina antisismica, sul conglomerato cementizio, sulle barriere architettoniche) – tra i quali non rientra l’autorizzazione paesaggistica.
Per l’effetto, in sede di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica si deve tener conto dei soli profili paesaggistici ed ambientali non potendo (più) verificarsi in quella sede anche il cd. stato legittimo dell’immobile.
Nel caso di specie il Comune, pur dovendo decidere su di un’istanza di autorizzazione paesaggistica semplificata ex art. 3 d.P.R. 31/2017, non faceva alcun cenno a profili ambientali o paesaggistici ostativi al rilascio dell’autorizzazione richiesta, né alla specifica normativa di cui al citato d.P.R. 31/2017 o al d.lgs. 42/2004, limitandosi ad evidenziare criticità prettamente “edilizie” dello stato dei luoghi e cioè che il locale interrato costituisse “opera difforme dalla…S.c.i.a.” e che non fossero state “prodotte le richieste certificazioni … in relazione al terreno rimosso per ricavare lo stesso locale interrato”.
Post del Dott. Ing. Mauro Federici

Commenti recenti