La risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di appalti pubblici e il CCT (Collegio Consultivo Tecnico)

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

Si segnala un interessante contributo in materia pubblicato sul sito ufficiale della Giustizia amministrativa e disponibile al seguente link:

https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/-/158189-176.

Non aggiornare annualmente il costo di costruzione costa caro … al tecnico comunale

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per il Veneto, ha accertato il danno erariale commesso dal responsabile dell’Area tecnica di un Comune, derivante dalla mancata rivalutazione annuale del costo di costruzione nelle pratiche edilizie, in violazione dell’art. 16 d.P.R. 380/2001.

Il funzionario, per dimostrare l’assenza di colpa grave, eccepiva che durante il periodo di riferimento (2007-2021), l’Ufficio tecnico avrebbe subito una cronica carenza di personale, potendo lui contare solo su due collaboratori a orario ridotto. La situazione organizzativa sarebbe stata aggravata dalla complessità delle mansioni attribuite all’Area tecnica, che includevano, oltre all’urbanistica, il commercio, le attività SUAP e la gestione di opere pubbliche. In particolare, egli era stato nominato RUP per numerosi progetti e aveva dovuto assumere, per un periodo, anche la responsabilità dell’Area Polizia Locale.

La Corte ha comunque rilevato che l’adeguamento annuale del costo di costruzione secondo l’indice ISTAT, previsto dall’art. 16, co. 9 d.P.R. 380/2001, costituisce un obbligo giuridico vincolato, a contenuto tecnico e automatico, che si innesta stabilmente nel procedimento amministrativo volto al rilascio del permesso di costruire. L’obbligo grava direttamente sull’Amministrazione comunale e, in particolare, sull’Ufficio tecnico competente, ed è da adempiere con cadenza annuale, senza necessità di ulteriori provvedimenti autorizzativi. Diverso è per gli oneri di urbanizzazione, i cui parametri vanno aggiornati con deliberazione comunale ogni cinque anni.

La semplicità del meccanismo di adeguamento, la sua cadenza annuale, la natura vincolata dell’obbligo, nonché la chiarezza della disciplina normativa di riferimento, concorrono a qualificare la condotta omissiva come gravemente colposa.

Post di Daniele Iselle

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Gli impianti sportivi sono nuova costruzione

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

Il TAR Liguria ha affermato che i manufatti e le attrezzature funzionali all’attività sportiva - ivi compresi i blocchi ad uso servizi, gli spogliatoi e le tribune serventi ad un capo di padel - sono da considerarsi nuova costruzione, non essendo sufficiente, per escluderli da tale categoria, la circostanza che, secondo le previsioni del PRG, non concorrano alla formazione di superficie agibile.

Post di Alberto Antico – avvocato

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La cd. VIA postuma

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che la VIA costituisce un procedimento finalizzato a valutare la compatibilità ambientale naturalmente preventivo e avente ad oggetto il progetto di un’opera ancora da realizzare e, pertanto, pienamente modificabile in vista del conseguimento dei risultati prefissi dalla disciplina ambientale.

Quando il giudizio di compatibilità ambientale è postumo, ossia a progetto già compiutamente realizzato, e ad opera dunque esistente, il giudizio di VIA deve fare in modo che l’effetto utile della direttiva n. 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985, concernente la VIA di determinati progetti pubblici e privati sia comunque raggiunto, senza tuttavia rimettere in discussione, nella loro interezza, le localizzazioni di tutte le opere e le attività ab antiquo esistenti. Ciò sarebbe contrario al ragionevole bilanciamento che deve esistere tra l’interesse alla tutela ambientale ed il mantenimento della localizzazione storica di impianti e attività, il cui azzeramento sarebbe l’effetto possibile di un’applicazione retroattiva degli standard di valutazione divenuti obbligatori per tutti i progetti successivi al 3 luglio 1988.

Con riferimento ad un impianto preesistente all’introduzione della direttiva, la VIA si impone allorché si debba procedere al rinnovo dell’autorizzazione o al suo ripristino a seguito dell’avvenuta revoca a causa di irregolarità dell’impianto e ciò anche in assenza del compimento di opere o lavori di sorta e dunque con riferimento agli impianti esistenti. Nel caso in cui un impianto preesistente divenga oggetto di ulteriori lavori o attività, la VIA dovrà essere nondimeno recuperata rispetto a tali lavori nella fase del rilascio dell’autorizzazione o anche in sede di rinnovo della stessa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Gli “aventi titolo” alla presentazione di un piano di recupero

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

Il TAR Veneto ha dichiarato che per “aventi titolo” alla redazione e presentazione di un progetto di piano devono intendersi quei soggetti dotati di capacità edificatoria all’interno del piano medesimo: in altre parole, se uno dei proprietari delle aree risulta essere sostanzialmente privo di ius aedificandi, il suddetto progetto potrà essere presentato e valutato anche se da lui non sottoscritto

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Sugli atti unilaterali d’obbligo connessi ai titoli edilizi

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

Il TAR Veneto ribadisce che gli atti unilaterali d’obbligo, pur formalmente atti di natura negoziale con cui il privato assume obbligazioni, si caratterizzano per essere teleologicamente orientati al rilascio del titolo edilizio nel quale sono destinati a confluire: non rivestono quindi un’autonoma efficacia negoziale, ma nella sostanza divengono un elemento accidentale del provvedimento stesso, avente natura ibrida tra privato e pubblico, di cui la P.A. può pretendere l’esecuzione.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Contributo di costruzione e obblighi di cessione delle aree

15 Apr 2025
15 Aprile 2025

Il TAR Veneto ricorda che l’obbligo di cedere e/o vincolare ad uso pubblico al Comune una certa quantità di aree a standard, previsto da una specifica norma di piano (e “sancito” in un atto unilaterale d’obbligo), non è confondibile con l’obbligo di versare il contributo di costruzione, ma è ulteriore rispetto ad esso.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Il cambio d’uso da produttivo a commerciale richiede il PdC

14 Apr 2025
14 Aprile 2025

Il Consiglio di Stato, riferendosi a un contenzioso nato nel 2021, ha affermato che il mutamento di destinazione d’uso che comporti una modifica delle sagome e dei volumi degli edifici è sempre sottoposto al regime del permesso di costruire (PdC). Il cambio di destinazione d’uso senza opere è, invece, assoggettato a SCIA qualora intervenga nell'ambito della stessa categoria urbanistica, mentre è richiesto il PdC per le modifiche di destinazione che comportino il passaggio ad una diversa categoria funzionale tra quelle previste dall’art. 23-ter d.P.R. 380/2001 (come, nel caso di specie, dalla categoria produttiva a quella commerciale).

Post di Alberto Antico – avvocato

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La SCIA presentata per realizzare opere che avrebbero richiesto il PdC rimane inefficace sine die

14 Apr 2025
14 Aprile 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che la presentazione di una SCIA afferente a un intervento edilizio (nella specie, il mutamento di destinazione d’uso da attività produttivo-artigianale a commerciale) sottratto al suo ambito applicativo – perché subordinato al diverso strumento del permesso di costruire (PdC) ovvero perché precluso in astratto e a priori – è destinata a rimanere improduttiva di effetti, non essendo invocabile il relativo regime giuridico incentrato sulla tempestività dell’intervento repressivo amministrativo, esercitabile entro rigorosi limiti temporali, superati i quali si consolida la posizione giuridica del privato segnalante. Pertanto, non trova neppure applicazione l’art. 21-nonies l. 241/1990, deputato a disciplinare esclusivamente la diversa fattispecie di esercizio dei poteri inibitori in relazione ad una SCIA efficace ai sensi dell’art. 19 l. cit.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Diniego della Soprintendenza ed interventi di riqualificazione energetica mediante fonti rinnovabili

14 Apr 2025
14 Aprile 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che un pronunciamento sfavorevole della Soprintendenza è destinato a comportare l’arresto del procedimento, per cui tale atto assume i connotati tipici dell’atto coperto da onere di impugnativa.

A seguire, ha annullato un diniego soprintendentizio per difetto di motivazione, in quanto si deve esigere una motivazione particolarmente stringente per il diniego di autorizzazioni paesaggistiche inerenti ad impianti di energia rinnovabile, considerando altresì che la finalità in oggetto ha un valore costituzionale.

Post di Alberto Antico – avvocato

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