Il potere del Comune di demolire gli abusi edilizi, in presenza del vincolo paesaggistico

21 Apr 2026
21 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, nei casi di opere eseguite o iniziate senza titolo nelle aree di cui al d.lgs. 490/1999 – riferimento da riportare “dinamicamente” al d.lgs. 42/2004 – permane in capo al dirigente o responsabile dell’ufficio comunale il potere di ripristino dello stato dei luoghi riconosciutogli dall’art. 27 d.P.R. 380/2001 che concorre con l’omologo potere sanzionatorio dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo previsto in via generale dall’art. 155 d.lgs. 42/2004. Il Comune, tuttavia, può disporre il ripristino solo «previa comunicazione alle amministrazioni competenti le quali possono eventualmente intervenire, ai fini della demolizione, anche di propria iniziativa» (art. 27, co. 2 d.P.R. cit.).

Il generico riferimento alle opere eseguite senza titolo contenuto nell’art. 27 cit. ben si attaglia a qualsivoglia tipo di titolo, sicché il Comune può procedere sia che manchi il titolo edilizio, sia che manchi (anche o solo) l’autorizzazione paesaggistica, ma sempre previo coinvolgimento informativo dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Le garanzie di pubblicitĂ  del procedimento autorizzatorio in materia di antenne radio

21 Apr 2026
21 Aprile 2026

Il TAR Napoli ha affermato che, in caso di mancata pubblicazione prevista per il procedimento di rilascio delle autorizzazioni di cui agli artt. 43, 44, 45 e 49 d.lgs. 259/2003, anche dopo le modifiche introdotte dalla l. 182/2025, non si applica la sanatoria giurisprudenziale prevista dall’art. 21‑octies, co. 2 l. 241/1990, poiché l’obbligo di pubblicazione non è meramente formale, ma funzionale al rispetto del principio democratico. Le modifiche normative successive non incidono sui procedimenti già disciplinati dalla normativa precedente.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il silenzio-assenso si forma anche se il pdc non è conforme

21 Apr 2026
21 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato, pur dando atto del contrasto giurisprudenziale in atto, con una articolata ed approfondita sentenza illustra le ragioni giuridiche che militano a favore della teoria che il pdc si formerebbe con il meccanismo del cd. silenzio-assenso anche se non sarebbe conforme alla normativa vigente, fermo restando i limiti patologici della “incompletezza assoluta della documentazione” e/o della “inconfigurabilità” stessa dell’istanza.

Si evidenzia che tale pronuncia si allinea a quella commentata nel post del 14 aprile.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Titolo edilizio, proroga e decadenza

21 Apr 2026
21 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato si occupa della proroga e della decadenza del titolo edilizio, ai sensi dell’art. 15 T.U.E. Nello specifico il Collegio afferma che la proroga deve essere chiesta dal privato e concessa dall’ente prima dello spirare del termine e che, in caso di decadenza del titolo abilitante, esso viene meno solo per la parte non attuata.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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La scadenza del termine di fine lavori previsto da una SCIA

20 Apr 2026
20 Aprile 2026

Nel caso di specie, il privato presentava una SCIA in data 21.09.2021: il termine di ultimazione dei lavori ivi indicati ex art. 23, co. 2 d.P.R. 380/2001 scadeva il 21.09.2024.

Il TAR Veneto ha confermato che, alla data di adozione dell’ordinanza di sospensione dei lavori nel marzo 2025 le opere, ancora in corso, risultavano prive di un valido titolo edilizio.

Post di Alberto Antico – avvocato

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SCIA edilizia e silenzio del Comune

20 Apr 2026
20 Aprile 2026

Nel caso di specie, erano presentate una SCIA alternativa al PdC e, a seguire, una sua variante negli anni 2016 e 2017; i relativi lavori si concludevano nel 2018.

Nel 2024, il vicino presentava un’istanza, sollecitando l’esercizio dei poteri di controllo spettanti alla P.A.

Il Comune rimaneva silente e il vicino presentava un ricorso avverso il silenzio-inadempimento.

Il TAR Veneto, dopo aver ripercorso i poteri del Comune nei confronti di una SCIA edilizia, ha dichiarato il ricorso inammissibile: il terzo non può sollecitare sine die l’esercizio dei poteri di controllo spettanti alla P.A., ostandovi esigenze di tutela dell’affidamento del segnalante e ragioni di stabilità e certezza dei rapporti giuridici di diritto pubblico. Per l’effetto, non vi era nella specie alcun obbligo di provvedere in capo al Comune.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il PdC in deroga si può utilizzare per modificare la zonizzazione urbanistica dell’area?

20 Apr 2026
20 Aprile 2026

Il TAR Palermo ha affermato che, in tema di permesso di costruire (PdC) in deroga ex art. 14 d.P.R. 380/2001, la competenza del Consiglio comunale a pronunciarsi previamente sull’istanza del privato sussiste esclusivamente nei casi in cui la deroga incida sui parametri edilizi e sulle destinazioni d’uso ammissibili nei limiti consentiti dalla norma, previa valutazione comparativa dell’interesse pubblico e privato. Tale competenza deve invece escludersi qualora l’istanza sia diretta, in realtà, a ottenere una modifica della zonizzazione urbanistica dell’area, risolvendosi in una variante allo strumento urbanistico generale, estranea all’ambito applicativo dell’istituto della deroga e soggetta alle diverse procedure e garanzie proprie della pianificazione urbanistica.

Ancorché la recente (e condivisibile) giurisprudenza evidenzi come sull’istanza presentata dall’interessato debba, in primo luogo, intervenire la delibera consiliare all’esito di una comparazione fra l’interesse privato alla realizzazione dell’intervento costruttivo e l’interesse pubblico al rispetto della pianificazione urbanistica, poiché la deroga allo strumento urbanistico rispetto alla quale il Consiglio comunale è necessariamente, e prioritariamente, chiamato ad esprimersi a mente dell’art. 14 cit., non può afferire alla modifica tout cort della destinazione urbanistica dell’area interessata prevista dagli strumenti di pianificazione, ma riguarda solo i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati, di cui alle norme di attuazione dei citati strumenti urbanistici generali ed esecutivi, nonché le destinazioni d’uso ammissibili (cfr. art. 14 cit., co. 3). Ne consegue che il Consiglio comunale debba previamente pronunciarsi sulla sussistenza dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera solo a condizione che l’istanza non sia in realtà volta ad ottenere una modifica della zonizzazione (che è altro dalla mera “destinazione d’uso ammissibile”), esulando in tal caso l’ipotesi dall’ambito di applicazione dell’art. 14 cit. e rientrando in quello proprio della variante urbanistica.

Post di Daniele Iselle

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Il SUAP in deroga

20 Apr 2026
20 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato che l’art. 3 l.r. Veneto 55/2012 fa riferimento agli edifici produttivi già esistenti solo laddove impone il limite dell’80% alla possibilità di ampliamento del volume e della superficie esistente.

Ciò non significa che non si possa chiedere un SUAP in deroga per un edificio non ancora esistente.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il SUAP in deroga può applicarsi anche per le altezze

20 Apr 2026
20 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato che il cd. SUAP in deroga può permettere di derogare alle altezze ordinariamente previste dagli strumenti urbanistici comunali, anche se tali altezze costituiscono attuazione dell’art. 8 d.m. 1444/1968.

Post di Alberto Antico – avvocato

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La disfunzione organizzativa strutturale di una P.A.

18 Apr 2026
18 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato che, in tema di azione collettiva per l’efficienza della P.A. ex d.lgs. 198/2009, integra una disfunzione organizzativa strutturale la sistematica violazione, da parte della Questura, del termine per la formalizzazione della domanda di protezione internazionale, ove i tempi medi eccedano macroscopicamente quello legale. L’incremento dei flussi migratori o la carenza di personale non valgono, di per sé, a dimostrare l’inesigibilità dell’adempimento, in difetto di prova dell’impossibilità di adottare misure organizzative ragionevoli, né la riduzione dei tempi rispetto a precedenti picchi esclude la disfunzione in presenza di un rilevante scostamento dal parametro normativo.

Per l’effetto, il TAR ha condannato il Ministero dell’Interno a porre rimedio alla situazione di inefficienza mediante l’adozione degli opportuni provvedimenti, entro il termine di 90 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione della sentenza, nei limiti delle risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. (Quest’ultimo criterio, espressamente previsto dall’art. 4, co. 1 d.lgs. cit., è stato criticato dai commentatori, poiché non è chiaro come si possa rimediare ad un’inefficienza cronica della P.A. senza i dovuti investimenti).

Il TAR ha altresì disposto, ai sensi dell’art. 4, co. 2 d.lgs. 198/2009, la pubblicazione della sentenza sul sito istituzionale del Ministero dell’Interno, in un’apposita sezione facilmente accessibile, entro il termine di 30 giorni dalla sua comunicazione o notificazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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