Una legge per le crisi da sovraindebitamento dei privati e dei professionisti

04 Dic 2018
4 dicembre 2018

La legge 27 gennaio 2012, n. 3, composta da una trentina di articoli e intitolata: “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” si rivolge ad imprenditori che non siano assoggettati o assoggettabili a procedure concorsuali (non ricorrendo i requisiti dimensionali dell’art. 1 L. F.) ovvero a “consumatori”, vale a dire debitori, persone fisiche, che hanno assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (art. 6, comma 2, lett. b): oltre ai semplici soggetti privati, quindi, la legge n. 3/2012 si applica anche ai professionisti, notai, avvocati, commercialisti, ingegneri, geometri, architetti, etc, per il sovraindebitamento non collegato alla loro attività professionale.

La legge è stata approvata nel mezzo della grave crisi economica dell’ultimo decennio e si proponeva, da un lato, di incidere a favore di quanto fossero rimasti impigliati nelle spire dell’usura e dell’estorsione e, dall’altra, di offrire una possibilità di rilancio a quanti risultavano oppressi dai debiti, così favorendo il loro reinserimento nel circolo produttivo.

Un soggetto indebitato, infatti, risulta problematico non solo per se stesso, ma anche per l’intera collettività, considerando che i creditori difficilmente potranno vedere soddisfatto il loro credito e un effetto domino dagli esiti imprevedibili, ma sicuramente negativi.

Togliere il peso dei debiti significa, invece, liberare risorse, favorendo, a livello globale, una crescita economica a beneficio di tutti, così come avviene già in molti Paesi con economie molto solide nei quali la pratica dell’esdebitazione (cioè la cancellazione del debito) è storicamente presente in maniera massiccia, coinvolgendo decine di migliaia di soggetti ogni anno.

Poste queste necessarie premesse, vediamo ora, in estrema sintesi, quali sono i rimedi che la legge n. 3/2012 offre ai soggetti sopra indicati per affrontare il loro sovraindebitamento, vale a dire un perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente (art. 6, comma 2, lett. a).  

Attraverso un percorso guidato con gli Organismi di Composizione delle crisi da Sovraindebitamento, il debitore potrà ricorrere al Tribunale presentando un “accordo”, se imprenditore, o un “piano”, se consumatore, che, previa omologa, gli consenta di offrire ai propri creditori un progetto, sotto qualsiasi forma (anche cessione di crediti futuri), diretto a chiudere le posizioni debitorie, anche, e spesso, solo parzialmente. Nel caso di “accordo”, peraltro, servirà anche l’approvazione da parte dei creditori che rappresentino il 60% dei crediti.

In alternativa alla proposta per la composizione della crisi, il soggetto sovraindebitato potrà offrire anche l’integrale liquidazione dei propri beni che verranno quindi a costituire il paniere su cui poi i vari creditori potranno trovare un parziale soddisfacimento.

Una volta omologato, l’”accordo” o il “piano” verranno eseguiti in conformità agli impegni in essi contenuti e, una volta portata a termine la procedura, il Tribunale si limiterà a dichiararne la chiusura, ammettendo così il debitore al beneficio della liberazione dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali e non soddisfatti e purché ricorrano alcune condizioni che potremmo definire di “merito”, individuate all’art. 14 - terdecies della legge: si tratta, in sostanza, di limiti diretti a salvaguardare la posizione dei debitori “virtuosi” rispetto a quanti versino in situazione di sovraindebitamento per colpa o abbiano posto in essere condotte biasimevoli.

Uno degli effetti collaterali più importanti nel percorso di esdebitazione resta, ovviamente, il blocco delle procedure esecutive azionate dai creditori nei confronti del debitore. La misura si rende necessaria al fine di evitare che il patrimonio posto a vantaggio dei creditori possa essere disperso a favore di uno di essi, in danno di tutti gli altri, così da precludere ogni possibilità di avanzare proposte per la composizione della crisi.

Va, inoltre, evidenziato che, nei limiti appena sopra ricordati, il sovraindebitamento potrà essere la conseguenza delle cause più disparate: mutui, garanzie prestate a favore di terzi, malattie (ludopatia), etc. Si comprende, quindi, l’ampia e variegata possibilità di impiego della legge, forse ancora non del tutto esplorata e compresa, tale da indurre qualche commentatore a parlare di legge “anti suicidi”.   

Da ultimo, va ricordato che è ormai in dirittura di arrivo al traguardo la riforma integrale del diritto fallimentare, con il superamento dell’attuale sistema normativo delineato dalla ormai vecchia legge n. 267/1942 e sulla base dei risultati del lavoro realizzato negli scorsi anni dalla Commissione Rordorf.

La legge n. 3/2012 offre un anticipo di quelli che saranno i principi guida della nuova disciplina, non più diretta a sanzionare e bandire il fallito, ma, anzi, diretta a recuperarlo e a reintegrarlo nel tessuto economico e sociale, offrendo rimedi tempestivi al fine di limitare il più possibile i danni conseguenti al fallimento.

Post di Vasco Egidio Meneguzzo – avvocato

Quando il vicino segnala un abuso, il comune ha l’obbligo non solo di ordinarne la demolizione, ma anche di emettere i provvedimenti successivi in caso di inottemperanza

04 Dic 2018
4 dicembre 2018

Questo post è collegato a altri due pubblicati nei giorni 1 e 3 dicembre 2018 e riguarda la posizione del vicino che segnala un abuso edilizio.

Il TAR Salerno ha affermato con chiarezza che il comune ha l'obbligo di provvedere e poi ha precisato che l’obbligo di esercizio delle funzioni di vigilanza urbanistico-edilizia non può arrestarsi all’ingiunzione della sanzione demolitoria, allorquando quest’ultima, una volta acclarata la sussistenza degli illeciti da essa colpiti, rimanga senza esito a causa dell’inottemperanza del soggetto responsabile, e, quindi, rimanga priva della sua necessaria effettività, ossia allorquando il procedimento sanzionatorio, una volta instaurato – ex officio ovvero su istanza di parte –, non sia interamente concluso.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

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Sulle strade vicinali

04 Dic 2018
4 dicembre 2018

Il T.A.R. Brescia, dopo aver ricordato che le strade vicinale possono essere private o pubbliche, indica i presupposti che devono sussistere per configurare un loro uso pubblico.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Gara con più lotti

04 Dic 2018
4 dicembre 2018

Il T.A.R. ricorda che se una gara d’appalto prevede più lotti, essa non configura una procedura ad evidenza pubblica unitaria, ma plurima.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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L’art. 27, comma 3, del d.p.r. n. 380/2001 fonda l’obbligo del comune di sanzionare gli abusi edilizi in ogni caso, anche su istanza del vicino

03 Dic 2018
3 dicembre 2018

Segnaliamo sulla questione una sentenza del TAR Salerno, che completa il discorso del post pubblicato sabato 1 dicembre 2018.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato 

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Quando non si forma il silenzio assenso sulla domanda del permesso di costruire

03 Dic 2018
3 dicembre 2018

Una sentenza del TAR Veneto indica due casi nei quali non può formarsi il silenzio assenso sulla domanda del permesso di costruire:

  1. quando mancano la sottoscrizione ed il timbro per accettazione del progettista e del direttore dei lavori o la stessa dichiarazione asseverata è priva di data;
  2. quando gli interessati hanno prestato piena acquiescenza alla richiesta di integrazione documentale inviata dal Comune, fornendo parte di quanto richiesto, perchè ciò integra un comportamento inequivoco di accettazione degli effetti prodotti dalla richiesta dell’Amministrazione.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato 

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L’autodichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà non basta per datare un immobile

03 Dic 2018
3 dicembre 2018

Il TAR Veneto esamina un caso nel quale i ricorrenti sostenevano che a fronte di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà proveniente dagli stessi interessati e alle dichiarazioni contenute negli atti di cessione, circa la realizzazione delle costruzioni oggetto di contestazione in data antecedente al 1967, l’Amministrazione dovrebbe ritenere come provata e non sindacabile tale circostanza.

Il TAR non concorda.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato 

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Davvero la CILA non può essere negata come la SCIA? parte I

03 Dic 2018
3 dicembre 2018

Il T.A.R. Catanzaro sostiene che la C.I.L.A. non può essere conformata/inibita/rigettata come avviene per la S.C.I.A., perché si tratta di due atti privati normati diversamente l’uno dall'altro. Il Comune, però, può sempre esercitare i poteri repressivi e conformativi previsti dall’art. 27 del d.P.R. n. 380/2001 che, si ricorda, ha portata generale e può essere applicato con riferimento ad ogni titolo edilizio.

Ma davvero, secondo voi, un eventuale atto di diniego della C.I.L.A. è da considerarsi radicalmente nullo ex art. 21 septies l. n. 241/1990?

Non vi sono, forse, nel sistema giuridico delineato dalla l. n. 241/1990 e dal d.P.R. n. 380/2001, valide ragioni di coerenza sistematica per sostenere che, se è ammessa la conformazione/inibizione/rigetto degli interventi maggiori soggetti a S.C.I.A., ciò valga anche per quelli minori realizzati con C.I.L.A.? Non si tratta di applicare analogicamente l’art. 19 della l. n. 241/1990 o l’art. 23 del d.P.R. n. 380/2001 che si attaglia solo alla S.C.I.A., ma di applicare, con senso pratico, l’art. 27 del d.P.R. n. 380/01, che, ove impone di verificare la rispondenza dell’intervento agli strumenti urbanistico-edilizi vigenti, non contiene in sé anche il potere di  conformare/inibire o rigettare perché inammissibile ogni titolo edilizio?

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Legittimazione del vicino in materia di abusi edilizi del confinante e silenzio del comune

01 Dic 2018
1 dicembre 2018

Una sentenza del TAR Salerno in poche chiare righe afferma che se il vicino segnala al comune un abuso edilizio, il comune ha l'obbligo di provvedere e l'esponente è anche legittimato a ricorrere contro il silenzio dell'ente.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato 

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La responsabilità penale del comproprietario non committente nel caso di immobile abusivo

30 Nov 2018
30 novembre 2018

La Cassazione afferma che il comproprietario non committente non è penalmente responsabile solo perchè vanta un diritto sul bene abusivo o per omessa vigilanza. Occorrono necessariamente ulteriori elementi, anche indiziari, per accertare la sua compartecipazione nel reato

Post di Diego Giraldo – avvocato

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