Author Archive for: SanVittore

Inammissibilità dell’impugnazione

22 Nov 2025
22 Novembre 2025

Il TAR Veneto ha sottolineato la non impugnabilitĂ  di un atto amministrativo volto a chiedere integrazioni e a riqualificare un titolo edilizio, peraltro carente di un (previo) atto di assenso per il quale il privato veniva invitato ad attivarsi.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Atti endoprocedimentali

22 Nov 2025
22 Novembre 2025

Il TAR Veneto ricorda che non è necessaria l’impugnazione immediata di un atto endoprocedimentale, essendo possibile censurarlo in occasione del ricorso avverso il provvedimento finale.

Le uniche eccezioni sono gli atti di natura vincolata, gli atti che causano un arresto procedimentale, e gli atti soprasessori che rinviano la decisione ad un momento futuro ed incerto (di fatto frustrando l’interesse del privato).

Post di Alessandra Piola – avvocato

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ImpugnabilitĂ  degli atti di alta amministrazione

22 Nov 2025
22 Novembre 2025

Il TAR Veneto rileva che gli atti cd. di alta amministrazione non sono di per sé esclusi dal sindacato di legittimità dei Giudici Amministrativi, potendo infatti essere censurati per manifesta illogicità formale e procedurale, oltre che – sembrerebbe – per sviamento.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Sulla compensazione delle spese

22 Nov 2025
22 Novembre 2025

Il TAR Veneto ha scelto di compensare le spese – nonostante la piena soccombenza di un Comune – trattandosi di questione giuridica nuova e controversa all’epoca di presentazione del ricorso (risoltasi solamente con una pronuncia della Corte Costituzionale nelle more del giudizio).

Post di Alessandra Piola – avvocato

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RicevibilitĂ  del ricorso e momento di conoscenza del provvedimento

22 Nov 2025
22 Novembre 2025

Il TAR Veneto ha ritenuto tardivo il ricorso presentato dalla parte che era già effettivamente a conoscenza dell’esistenza dei lavori edilizi, tanto da dichiararlo in atti e da aver presentato denuncia alla Procura della Repubblica.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Disapplicazione della norma di legge italiana per contrasto con il diritto dell’UE

21 Nov 2025
21 Novembre 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’eventuale contrasto tra le norme statali e quelle eurounitarie di diretta applicazione nell’ordinamento interno non dà luogo a invalidità o illegittimità delle prime, ma comporta la loro disapplicazione, dovendo nelle materie riservate all’UE il giudice applicare direttamente la norma eurounitaria. Spetta al giudice nazionale  valutare la compatibilità comunitaria della normativa interna, utilizzando, se del caso, il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, e nell’ipotesi di contrasto non ricomponibile in via interpretativa, applicare egli stesso la disposizione dell’UE in luogo della norma nazionale, così da soddisfare, ad un tempo, il primato del diritto dell’Unione e lo stesso principio di soggezione del giudice soltanto alla legge, dovendosi per tale intendere la disciplina del diritto che lo stesso sistema costituzionale gli impone di osservare e applicare.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Noleggio con conducente (NCC): il delicato riparto di competenze tra Stato e Regioni

21 Nov 2025
21 Novembre 2025

La Corte costituzionale, in parziale accoglimento del ricorso promosso dalla Regione Calabria, ha affermato che non spettava allo Stato e, per esso, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in proprio e di concerto con il Ministero dell’interno, adottare

atti che impongano obblighi e divieti agli esercenti del servizio di noleggio con conducente (NCC), che siano tali da perseguire con mezzi sproporzionati il fine concorrenziale di garantire che i soli taxi possano rivolgersi a una utenza indifferenziata. Valicando i limiti della competenza statale nella materia tutela della concorrenza e regolando l’esercizio del servizio NCC, lo Stato ha invaso la materia di competenza regionale del trasporto pubblico locale.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Contrario al diritto dell’UE il rinnovo automatico di 12 anni disposto dal d.l. 34/2020 nella concessione di aree pubbliche per il commercio ambulante

21 Nov 2025
21 Novembre 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che, a tutela della concorrenza e della libertà di stabilimento, anche ai fini della concessione di aree pubbliche per il commercio ambulante, deve farsi applicazione del diritto dell’UE secondo cui per le attività economiche che utilizzano la disponibilità esclusiva di un bene pubblico caratterizzato dalla “scarsità” della relativa risorsa, il rilascio del titolo autorizzativo deve avvenire nel rispetto di rigose condizioni, ovvero previo espletamento di una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti adeguate garanzie di imparzialità e di trasparenza (art. 12, par. 1 della direttiva 2006/123/CE), “per una durata limitata adeguata”, e senza previsione di procedure di rinnovo automatico, né di altri vantaggi per il prestatore uscente.

L’art. 181, co. 4-bis d.l. 34/2020, come convertito dalla l. 77/2020, deve essere disapplicato poiché, nel prevedere un rinnovo automatico di 12 anni delle concessioni in essere, si pone in contrasto con il diritto dell’UE e, in particolare, con il citato art. 12 della cd. direttiva servizi, in quanto, in violazione del principio della concorrenza, preclude l’accesso al mercato, tramite procedure imparziali di selezione, a nuovi potenziali operatori, garantendo invece una posizione di “privilegio” agli operatori già beneficiari di un rapporto concessorio.

Post di Alberto Antico – avvocato

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L’appalto a corpo e l’appalto a misura

21 Nov 2025
21 Novembre 2025

Il TAR Catania ha affermato che nell’appalto cd. a corpo, il prezzo è determinato in una somma fissa ed invariabile, che risulta dal ribasso offerto dall’operatore sull’importo a base d’asta e che non può subire modifiche in relazione alla quantità o alla qualità delle prestazioni effettivamente eseguite. Diversamente, per l’appalto cd. a misura, il corrispettivo è stabilito fissando il prezzo per ogni unità dell’opera finita e per ogni tipologia di prestazione occorrente per la sua realizzazione, con la conseguenza che il prezzo convenuto può variare secondo la quantità effettiva dei lavori o servizi eseguiti.

Nell’appalto a corpo il rischio di un incremento delle prestazioni necessarie è posto a carico dell’appaltatore, rientrando nella normale alea contrattuale; nell’appalto a misura il detto rischio ricade sull’Ente appaltante, perché il costo complessivo viene determinato a consuntivo.

In caso di omessa indicazione, nella lex specialis, del sistema di determinazione del prezzo dell’appalto (a corpo o a misura), questo deve essere desunto dalla concreta disamina delle disposizioni contenute nel disciplinare di gara e nel capitolato speciale d’appalto, non potendosi a priori escludere che l’appalto sia a corpo in ragione del carattere residuale attribuito dal legislatore a tale sistema.

Le disposizioni della lex specialis che consentono al committente, in presenza di particolari circostanze, di richiedere servizi aggiuntivi o straordinari, non incidono sulla qualificazione di un appalto a corpo, laddove si tratti di previsioni volte a fronteggiare eventuali situazioni impreviste, imprevedibili o d’emergenza, ricadenti al di fuori dell’alea normale. In tali casi, solo le eccedenze devono essere remunerate a misura.

Nell’appalto a corpo, in cui la somma complessiva offerta copre l’esecuzione di tutte le prestazioni contrattuali, il computo metrico estimativo ha un valore meramente indicativo delle voci di costo che hanno concorso a formare il detto importo finale e risulta irrilevante al fine di determinare il contenuto dell’offerta economica. Pertanto, deve considerarsi nulla la previsione del disciplinare di gara secondo cui l’offerta economica deve contenere, a pena di esclusione, la stima dei costi delle migliorie proposte con valorizzazione dei prezzi unitari, in quanto introduce un’ipotesi di esclusione diversa da quelle tassativamente previste dalla legge.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il principio di equivalenza nei pubblici appalti

21 Nov 2025
21 Novembre 2025

Il TAR Salerno ha affermato che l’importanza del risultato nella disciplina dell’attività della P.A. non va riguardata ponendo tale valore in chiave antagonista di frizione rispetto al principio di legalità, atteso che il significato attribuito alla nozione di risultato dal d.lgs. 36/2023 non ha riguardo unicamente alla rapidità e all’economicità, ma anche alla qualità della prestazione. L’applicazione del principio del risultato conduce a ritenere che la migliore offerta sia quella che presenta le migliori condizioni economiche, ma solo a parità di requisiti qualitativi richiesti.

Il principio di equivalenza attribuisce alla Stazione appaltante la possibilità di ammettere alla comparazione prodotti aventi specifiche tecniche equivalenti a quelle richieste, ai fini della selezione della migliore offerta e presuppone la corrispondenza delle prestazioni del prodotto offerto, ancorché difforme dalle specifiche tecniche indicate dalla Stazione stessa, quale conformità sostanziale con le dette specifiche tecniche, nella misura in cui queste vengano nella sostanza soddisfatte.

Post di Alberto Antico – avvocato

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