Author Archive for: SanVittore

Tutela del controinteressato nei confronti della SCIA

11 Ago 2025
11 Agosto 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che, in materia di tutele accordate al terzo controinteressato in via giurisdizionale, l’art. 19, co. 6-ter l. 241/1990, dopo avere affermato che la SCIA/DIA non costituisce un provvedimento tacito direttamente impugnabile, ed avere codificato la ricordata facoltà dello stesso di sollecitare l’esercizio delle verifiche spettanti alla P.A., completa il quadro riconoscendogli «esclusivamente» la possibilità, in caso di inerzia, di esperire l’azione avverso il silenzio-inadempimento ex art. 31, co. 1, 2 e 3 c.p.a.: il che sottintende appunto un obbligo di pronuncia da parte della P.A., ancorché negativa, pur senza indirizzarne i contenuti. Anche sulla base di una lettura costituzionalmente orientata di tale disposto normativo - avendo il legislatore optato per il ricorso avverso il silenzio-inadempimento quale unico mezzo di tutela amministrativa messo a disposizione del terzo - non consente di ritenere che non sussista alcun obbligo di iniziare e concludere il procedimento di controllo tardivo con un provvedimento espresso, privando il terzo di tutela effettiva davanti al G.A. in contrasto con gli artt. 24 e 113 Cost.

Una volta attivata la via giudiziaria, la questione dei termini per l’esercizio dei poteri amministrativi viene assorbita da quella dell’efficacia della sentenza che definisce il giudizio, in quanto l’estinzione dell’interesse pretensivo all’esercizio del controllo amministrativo e la decadenza dall’azione che a questo è correlata, non decorre più per la parte ricorrente, mentre continua a produrre gli effetti preclusivi insiti nella decadenza nei confronti di qualunque altro soggetto che sia rimasto inerte, secondo il medesimo meccanismo che governa il termine di decadenza nel ricorso proposto nell’ambito della giurisdizione generale di legittimità. In tali casi il potere della P.A. non deriva più dall’art. 21-novies l. 241/1990, ma direttamente dall’effetto conformativo della sentenza pronunciata dal G.A. Ragionando in termini opposti, verrebbe frustato il principio di effettività della tutela, secondo cui la durata del processo non può mai andare a discapito della parte che ha ragione.

Ove invece il privato si limiti a compulsare la P.A., senza agire in giudizio per superarne l’inerzia, il relativo potere si consuma comunque. Ma lo stesso non può essere affermato laddove la P.A. si sia pronunciata sull’istanza.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Dichiarazione di interesse culturale e attestato di libera circolazione

11 Ago 2025
11 Agosto 2025

Il TAR Veneto ricorda che la dichiarazione di interesse culturale può essere avviata da parte della Soprintendenza a prescindere dall’esistenza di un procedimento per il rilascio dell’attestato di libera circolazione.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Datazione di un abuso edilizio

11 Ago 2025
11 Agosto 2025

Il TAR Veneto compara tra loro gli elementi di prova a favore di diverse datazioni dell’abuso edilizio riscontrato dal Comune su un immobile, ritenendo più plausibile la datazione fornita dall’Ente.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Il potere del Commissario per gli usi civici di avviare d’ufficio, e poi giudicare, un procedimento giudiziario

09 Ago 2025
9 Agosto 2025

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 29, co. 2 l. 1766/1927, nella parte in cui consente al Commissario agli usi civici di avviare d’ufficio i procedimenti giudiziari ch’egli stesso dovrà successivamente definire.

L’ostacolo a un intervento della Corte non è costituito dall’esistenza di un ambito discrezionale riservato al legislatore, bensì dall’impossibilità di costruire per via di pronuncia costituzionale e senza esercitare scelte politiche un “sistema” protettivo dei domini collettivi in quanto beni ambientali che assicuri anche una piena armonia con gli artt. 24, 111 e 117, co. 2 Cost.

La declaratoria di inammissibilità non deve indurre a sottovalutare la serietà della disarmonia determinata dalla sovrapposizione di funzioni giudicanti e di funzioni di impulso processuale.

La disciplina introdotta dalla l. 1766/1927 ha subìto nel tempo un’evidente torsione: concepita essenzialmente allo scopo della liquidazione degli usi civici, essa ha finito per rovesciarsi in normativa soprattutto protettiva della loro esistenza e del loro mantenimento (ora nella forma del dominio collettivo), senza che però se ne aggiornassero adeguatamente i contenuti. Si sono così posti alla P.A. e alla giurisdizione notevoli problemi, che la l. 168/2017, priva del respiro della riforma di carattere generale, non ha consentito di risolvere appieno. È pertanto stringente l’esigenza che sia adempiuto il dovere del legislatore di intervenire organicamente in materia, ponendo ordine in un settore normativo nel quale si sovrappongono e confliggono, in una con l’esigenza della corretta amministrazione della giustizia, l’interesse delle comunità locali, il fondamentale interesse nazionale alla tutela del bene-ambiente, l’interesse privato e pubblico alla protezione della proprietà, l’interesse privato e pubblico all’esercizio dell’attività economica e alla realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture delle quali nessuna comunità politica può fare a meno.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Le controversie sui contributi a fondo perduto erogati dallo Stato durante l’emergenza da Covid-19 non appartengono alla giurisdizione tributaria

09 Ago 2025
9 Agosto 2025

La Corte costituzionale ha affermato che i contributi a fondo perduto erogati dallo Stato con il cd. decreto Rilancio (art. 25, co. 12 d.l. 34/2020, come convertito dalla l. 77/2020) e con il cd. decreto Ristori (art. 1, co. 10 d.l. 137/2020, come convertito dalla l. 176/2020) durante l’emergenza da COVID-19 non hanno natura tributaria e il relativo contenzioso non può essere devoluto alla giurisdizione tributaria.

I contributi in esame difettano dei caratteri tradizionalmente individuati dalla giurisprudenza costituzionale per ritenere una fattispecie di natura tributaria: non determinano, infatti, una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo, né integrano benefici fiscali. Sono invece misure di aiuto e sostegno per fronteggiare la riduzione dell’attività economica determinata dall’emergenza epidemiologica.

Di conseguenza le disposizioni censurate violavano in parte qua l’art. 102, co. 2 Cost., che vieta l’istituzione di giudici speciali.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Interesse al ricorso e sua permanenza per tutta la durata del giudizio

08 Ago 2025
8 Agosto 2025

Il TAR Veneto precisa che il sequestro dell’opera d’arte su cui pende un diniego di autorizzazione all’esportazione impugnato avanti al G.A. comporta l’improcedibilità del ricorso, per sopravvenuta carenza dell’interesse concreto e attuale alla decisione, non potendo più di fatto l’opera essere esportata (se anche venisse accertata l’illegittimità del diniego).

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Improcedibilità di un ricorso avverso un diniego di Piano Casa

08 Ago 2025
8 Agosto 2025

Il TAR Veneto evidenzia l’improcedibilità del ricorso presentato soggetto che, avendo richiesto un ampliamento cd. Piano Casa “staccato” ed essendoselo visto negare, medio tempore alieni il fabbricato generante: e infatti, ritiene che non sussista più l’interesse al giudizio, in quanto – se anche lo stesso venisse accolto – non potrebbe sfruttare la volumetria premiale da esso derivante.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Impossibilità sopravvenuta della prestazione

08 Ago 2025
8 Agosto 2025

Il TAR Veneto ricorda che l’impossibilità sopravvenuta di una prestazione per causa non imputabile è possibile solo se l’impossibilità è oggettiva ed assoluta (principio applicabile anche in materia di convenzioni urbanistiche): il che non si verifica nel caso di obbligazioni di natura pecuniaria, considerato che genus numquam perit.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Interdittiva antimafia e controllo giudiziario

08 Ago 2025
8 Agosto 2025

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis, co. 7 d.lgs. 159/2011, cd. Codice antimafia, nella parte in cui - disponendo la sospensione degli effetti dell’informazione interdittiva antimafia in conseguenza dell’ammissione alla misura di prevenzione del controllo giudiziario - non prevede che tale sospensione si protragga, nel caso di sua conclusione con esito positivo, sino alla definizione del procedimento di aggiornamento del provvedimento interdittivo da parte del prefetto (art. 91, co. 5 del Codice).

L’attuale disciplina – univocamente interpretata dalla giurisprudenza amministrativa nel senso che, al momento della chiusura del controllo giudiziario (a prescindere dal suo esito), cessa la sospensione degli effetti inabilitanti dell’informazione antimafia – sia irragionevole e determini un incongruo sacrificio della libertà di impresa.

In primo luogo, la sospensione è prevista dal legislatore come strumento essenziale per lo scopo che il controllo giudiziario persegue: tramite il “congelamento” dell’interdizione si consente in concreto all’imprenditore − interessato da fenomeni di agevolazione solo occasionale della criminalità organizzata − di svolgere a pieno l’attività aziendale, sotto le prescrizioni e la vigilanza del Tribunale della prevenzione e del controllore da questo nominato, con l’obiettivo di reinserirlo nell’economia legale.

In secondo luogo, le conseguenze negative del rioperare dell’interdittiva al termine del controllo non sono eliminabili retroattivamente, neppure nell’ipotesi in cui il Prefetto, nel procedimento di riesame, emetta una informazione liberatoria, ritenendo l’impresa “bonificata” in ragione dei risultati del periodo vigilato.

Dopo l’intervento della Consulta, la già prevista sospensione degli effetti sospensivi dell’interdittiva per tutta la durata del controllo si protrae – in caso di controllo concluso positivamente – sino alla rivalutazione prefettizia della situazione infiltrativa dell’impresa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Gli elenchi di idonei all’assunzione nei ruoli degli Enti locali

08 Ago 2025
8 Agosto 2025

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’istituto introdotto dall’art. 3-bis d.l. 80/2021, come convertito dalla l. 113/2021 (articolo rubricato Selezioni uniche per la formazione di elenchi di idonei all’assunzione nei ruoli dell’amministrazione degli enti locali), si caratterizza dal punto di vista procedimentale, per la presenza di due momenti significativi: 1) la selezione unica per la formazione di elenchi di idonei all’assunzione nei ruoli della P.A., che attribuisce la possibilità di partecipare agli interpelli; 2) lo svolgimento dell’interpello, cui deve ricorrere l’Ente interessato per poter attingere all’elenco (in mancanza di graduatorie di concorso in corso di validità). Se più soggetti iscritti nell’elenco manifestano interesse all’assunzione, l’Ente locale procede a valutarne le candidature con modalità semplificate, effettuando una prova selettiva scritta o orale, diretta a formulare una graduatoria di merito da cui attingere per la copertura “del posto disponibile” (cfr. co. 4 art. cit.).

 All’interpello non risulta applicabile il principio elaborato in via giurisprudenziale secondo il quale è da ritenere illegittima la determinazione della P.A. di bandire un nuovo concorso, a fronte dell’esistenza di una graduatoria ancora vigente per la medesima figura professionale, nonché sussistendo la sostanziale coincidenza tra le prove previste nei due bandi, posto che lo stesso  non dà luogo a una graduatoria che conserva efficacia nel tempo, dovendo essere rinnovato ogni volta che la P.A. individua un’esigenza assunzionale.

Post di Alberto Antico – avvocato

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