Presupposti del terzo condono edilizio
Il T.A.R. Brescia ricorda i presupposti che devono sussistere affinché un Comune possa rilasciare il cd. terzo condono edilizio in zona soggetta a vincolo paesaggistico.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. Brescia ricorda i presupposti che devono sussistere affinché un Comune possa rilasciare il cd. terzo condono edilizio in zona soggetta a vincolo paesaggistico.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
La rassegna contiene i seguenti post:
1. La sanatoria ex art. 36 T.U. edilizia
2. Istanza di sanatoria e parere della Commissione edilizia
3. Non si può usare la sanatoria ex art. 36 T.U. edilizia per completare interventi edilizi non eseguiti (piano casa)
4. Istanze di sanatoria e questioni civilistiche
5. Ordinanza di demolizione e successiva presentazione di un’istanza di sanatoria
6. Piena conoscenza della sanatoria del vicino e decorrenza del termine per l’impugnazione
7. Il silenzio-rigetto sull’istanza di sanatoria ex art. 36 T.U. edilizia
8. La sanatoria richiesta da un solo comproprietario
Il TAR Milano ha affermato che i vincoli distanziali derivanti dalla presenza di un corpo idrico e del depuratore devono ritenersi rilevanti anche laddove non si proceda a un ampliamento dell’ingombro dell’immobile, ma si aumenti il carico urbanistico, destinando a uso abitativo una parte di un immobile prima non idonea a tal fine, visto che una maggiore presenza di persone in un immobile aumenta il rischio che la previsione di una distanza minima da tende a prevenire.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che a nulla rileva che una tettoia sia aperta su tre lati, non sia ancorata al suolo e debba ritenersi di natura pertinenziale: il permesso di costruire è necessario, in quanto l’intervento è idoneo ad alterare la sagoma dell’edificio.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che l’art. 11, co. 1 l.r. Veneto 14/2019 consente di derogare ai parametri di altezza stabiliti dall’art. 8 d.m. 1444/1968 solo “nell’ambito di strumenti urbanistici di tipo attuativo con previsioni planivolumetriche che consentano una valutazione unitaria e complessiva degli interventi”.
Nel caso di specie, non era quindi idoneo allo scopo un permesso di costruire in deroga ex art. 14 d.P.R. 380/2001, per permettere al privato di sopraelevare il proprio immobile fino all’altezza voluta.
A cascata, non potendo invocare l’incentivo volumetrico della cd. legge Veneto 2050, la demo-ricostruzione con ampliamento progettata dal privato è stata riqualificata come nuova costruzione e non più come ristrutturazione edilizia ed è stata parimenti esclusa l’applicabilità dell’art. 2-bis, co. 1-ter d.P.R. cit.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che la veduta è caratterizzata dal requisito tipico ed esclusivo consistente nella possibilità di «affacciarsi» e quindi di «guardare», con conseguente assoggettamento del fondo alieno ad una visione mobile e globale.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il T.A.R. Milano afferma che lo stato legittimo previsto dall’art. 9 bis, c. 1 bis del T.U. edilizia presuppone che il Comune abbia verificato la legittimità dei titoli pregressi, non essendo sufficiente, quindi, che un’opera abusiva fosse rappresentata negli stessi, qualora l’oggetto della pratica non concerneva anche tale opera difforme. Si evidenzia, sul punto, che anche il quesito n. D1.1.1 delle Linee Guida sul decreto salva-casa (cfr. pagg. 4-5 e 6) sembrano avvalorare tale lettura restrittiva delle normativa.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
La rassegna contiene i seguenti post:
1. Aree da acquisire
2. Doppia conformità
3. Principii in materia di abusi edilizi
4. Conseguenze della mancata diffida nell’ipotesi di abusi sul Demanio
5. Rapporto tra art. 31 e 38 del T.U.E.
6. Una tettoia difficile da salvare…
7. Il verbale della Polizia municipale che accerta un abuso edilizio
8. Traslazione di un fabbricato come variazione essenziale e non come “variante leggera”
9. Non vi è un diritto quesito a mantenere la volumetria a suo tempo condonata
10. Ordinanza di demolizione ed acquisizione dell’area
11. L’impossibilità di demolire un abuso edilizio
12. Sanzione pecuniaria per mancata demolizione dell’abuso edilizio accertato
13. Sanzione pecuniaria per abuso paesaggistico non demolito
14. Le opere edilizie eseguite su di un abuso edilizio divengono a loro volta abusive
15. Le tolleranze di cantiere nei confronti di un intero fabbricato (prima della cd. riforma Salva casa)
16. Valutazione unitaria degli abusi edilizi
17. Non si dà affidamento alla conservazione degli abusi edilizi
18. L’ordinanza di demolizione come attività vincolata
19. Ricorso avverso l’ordinanza di demolizione, presentazione dell’istanza di sanatoria, poi denegata con atto impugnato: quid iuris?
20. Successione di ordinanze di demolizione aventi ad oggetto il medesimo asserito abuso edilizio
21. Sanzione sostitutive della demolizione
22. Nuovo ordine di demolizione e sopravvenuta carenza al ricorso
23. Ordinanza di demolizione e proprietario incolpevole
24. Ordinanza di demolizione e mancata ostensione di alcuni documenti endoprocedimentali
25. Opere abusive su area demaniale
26. Sanzioni in materia edilizia al momento di applicazione della sanzione
27. Mancata notifica dell’ordinanza di demolizione a tutti i comproprietari
Il Consiglio di Stato ha affermato che ai fini dell’applicabilità dell’art. 31 d.P.R. 380/2001, la divergenza tra consentito e realizzato sussiste non solo quando si costruisce in più del consentito, ma anche quando vi è il cd. incompleto architettonico, configurabile sotto il profilo temporale qualora vi sia stata la decadenza del permesso di costruire (PdC) e non sia possibile ottenere un nuovo titolo abilitativo, ovvero l’interessato non lo richieda. In particolare detto disposto si applica quando le opere incomplete non sono autonome, scindibili e funzionali, riducendosi ad esempio, alla realizzazione dei soli pali di fondazione, allo scavo del terreno, alla costruzione di pilastri o della struttura in cemento armato senza la tamponatura (cd. scheletro), trattandosi di opere riconducibili alla totale difformità dal PdC, non potendo essere rilasciato il titolo abilitativo per la realizzazione di un manufatto privo di una autonoma finalità. Né, a fronte di siffatte incompletezze, può ritenersi ricorra l’ipotesi di opere “quasi completate”, necessitanti solo di opere minori che non richiedono il rilascio di un nuovo PdC.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che ben può ammettersi un parere condizionato da parte del Soprintendente, data la natura codecisoria del potere esercitato.
Post di Alberto Antico – avvocato
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