Il TAR Veneto evidenzia che l’eventuale mancanza della diffida non rinnovabile di cui all’art. 35 T.U. Edilizia, funzionale all’adempimento spontaneo all’ordine di demolizione, non rileva se si dimostra che il privato, entro il termine assegnato, non ha demolito l’abuso a seguito di ordine dell’Amministrazione (trattandosi di atto vincolato).
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il T.A.R. Bolzano ricorda che le preclusioni processuali dall’art. 30, comma 5, cod. proc. amm. non si applica ai casi in cui l’atto illegittimo, che si assume produttivo di danno, risalga a un’epoca anteriore all’entrata in vigore del codice del processo amministrativo.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. Milano afferma che le ordinanze sindacali contingibili ed urgenti possono essere emanate anche se la situazione di pericolo è risalente; le stesse, inoltre, possono essere notificate anche ad uno solo dei comproprietari del bene da mettere in sicurezza – nel caso di specie un muro di contenimento -, stante la responsabilità solidale che grava su tutti i comproprietari ed a prescindere dai presupposti civilistici che disciplinano, ex art. 887 c.c., la compartecipazione alle spese tra il proprietario del fondo superiore e quello inferiore, dato che tale atto amministrativo ha carattere ripristinatorio, ma non sanzionatorio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. si sofferma sui presupposti giuridico-fattuale che devono sorreggere l’ordinanza sindacale ex art. 54 del TUEL in materia di inquinamento ambientale (nella fattispecie in materia di PSFAS).
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il potere del Sindaco di emanare ordinanze contingibili e urgenti ha natura residuale. Il suo esercizio presuppone la necessità di provvedere in via d’urgenza con strumenti extra ordinem per far fronte a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile di pericolo attuale ed imminente per l’incolumità pubblica, cui non si può provvedere con gli strumenti ordinari apprestati dall’ordinamento. Tali provvedimenti sono connotati da provvisorietà e temporaneità quanto agli effetti e da proporzionalità rispetto al pericolo cui ovviare.
Nel caso di specie, era illegittimo l’ordine del Sindaco ai privati di mettere in sicurezza un costone roccioso, in mancanza di una sufficiente valutazione e motivazione della sussistenza dei presupposti di residualità della misura e sulla sua proporzionalità.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto una pregevole ricostruzione dell’istituto della revoca del provvedimento amministrativo ex art. 21-quinquies l. 241/1990.
Nel caso di specie, non può inquadrarsi come revoca l’atto con cui la Soprintendenza, dopo aver espresso un parere favorevole nei confronti del P.R.G. comunale, esprimeva un diniego all’intervento edilizio del privato, in ragione di un vincolo indiretto.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. afferma che le diffide non sono provvedimenti amministrativi direttamente impugnabili: l’atto lesivo, infatti, sarà il successivo atto che imporrà l’adozione di un determinato comportamento.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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l’agibilità, ad oggi, è oggetto di una attestazione del professionista del privato (Segnalazione Certificata di Agibilità, art. 24 T.U. Edilizia) e dunque non viene più rilasciata dalla P.A.;
in ogni caso, sarebbero necessari adempimenti istruttori, quali la verifica della corrispondenza tra quanto realizzato e il titolo edilizio, e la sussistenza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che non è possibile accertare l’agibilità di un immobile all’interno di una lottizzazione se non è stato fatto il collaudo delle relative opere di urbanizzazione. La violazione della convenzione urbanistica (che, nel caso di specie, prevedeva l’obbligo di collaudo delle opere e la loro cessione al Comune) si ripercuote infatti sulla regolarità dei lavori eseguiti e sulla validità del titolo edilizio, e dunque non sarebbe possibile attestare la regolarità urbanistico-edilizia dell’immobile.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto evidenzia una (palese) ipotesi di carenza di motivazione di un provvedimento sanzionatorio: in esso non venivano indicati né la data né il luogo dell’infrazione o gli estremi dell’atto di contestazione, né erano individuati il trasgressore e il funzionario che aveva accertato il fatto; inoltre, non era stato precisamente descritto il fatto passibile di sanzione, né era indicata la normativa violata, quella sanzionatoria, e nemmeno i criteri seguiti per l’applicazione della sanzione. Inoltre, nonostante fossero state presentate osservazioni da parte del presunto trasgressore, esse non erano state né contestate né tantomeno considerate.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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