Il tempo non sana gli abusi
L’ha ricordato il TAR Catania, richiamando l’orientamento pressoché granitico stabilizzato dalla sent. Ad. Plen., n. 9/2017.
Post di Alberto Antico – avvocato
L’ha ricordato il TAR Catania, richiamando l’orientamento pressoché granitico stabilizzato dalla sent. Ad. Plen., n. 9/2017.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Palermo ha affermato che il coniuge in regime di comunione legale dei beni è legittimato a ricevere la notifica dei provvedimenti sanzionatori (nel caso di specie, l’ordinanza di demolizione) anche per conto dell’altro coniuge comproprietario.
Specularmente, l’istanza di sanatoria presentata da uno dei due coniugi in regime di comunione legale determina effetti favorevoli anche per l’altro.
Nella fattispecie concreta il marito, dopo aver affermato nel ricorso introduttivo di essere stato destinatario dell’ordinanza, riferiva invece in conclusionale che tale atto era stato notificato solo alla moglie… ma ormai la prima dichiarazione confessoria era stata resa.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Catania ha affermato che spetta al G.O. l’accertamento della natura pubblica e/o privata delle strade.
Post di Alberto Antico – avvocato
Nel caso di specie, il privato presentava un’istanza al Comune chiedendo l’accertamento dell’estinzione, ove fosse mai stata legittimamente costituita, della servitù di passaggio pubblica relativa ad un sentiero che attraversava le sue proprietà .
Di fronte all’inerzia del Comune, il privato riteneva formatosi il silenzio-assenso (sulla non demanialità del sentiero).
Il TAR Catania ha respinto una simile tesi.
L’art. 20 l. 241/1990, in materia di silenzio-assenso, si applica ai provvedimenti che producono un ampliamento della sfera giuridica del richiedente, mentre, nel caso in esame, l’istanza non era finalizzata ad ottenere un bene dalla P.A., bensì solamente una dichiarazione sullo statuto reale del fondo di sua proprietà , il quale non può essere inciso dall’attività del Comune “interpellato”.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Palermo ha affermato che l’usucapione matura a condizione che si faccia decorrere il dies a quo dal 30 giugno 2003, data di entrata in vigore del d.P.R. 327/2001, cd. T.U. espropri, perché solo l’art. 43 T.U. cit. ha sancito il superamento dell’istituto dell’occupazione acquisitiva e dunque solo da questo momento potrebbe ritenersi individuato, ex art. 2935 c.c., il giorno in cui il diritto può essere fatto valere.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Palermo ha affermato che l’occupazione contra ius da parte della P.A. non può comportare l’acquisizione del fondo (fatta salva la usucapione) e configura un illecito permanente ex art. 2043 c.c. con la conseguente decorrenza del termine di prescrizione quinquennale dalla proposizione della domanda basata su tale occupazione, ovvero dalle singole annualità per quella basata sul mancato godimento del bene.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Palermo ha affermato che, in caso di accertata occupazione contra ius da parte della P.A., quest’ultima può scegliere tra: a) emanare il provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis T.U. espropri; b) restituire l’area, previa remissione in pristino della stessa a propria cura e spese, corrispondendo le somme per l’illegittima occupazione.
Questa scelta assume carattere prioritario rispetto ad ogni valutazione circa l’an e il quantum della spettanza di somme a titolo di illegittima occupazione e/o di risarcimento dei danni, discendenti dalla scelta che effettuerà la P.A.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Palermo ha offerto utili principi in materia, a partire dall’art. 93 d.lgs. 42/2004.
Post di Alberto Antico – avvocato
Nel caso di specie, il Consiglio di Stato rigettava l’istanza dell’appellante di sospensione cautelare dell’efficacia della sentenza di primo grado, poiché l’istanza si concentrava sui vizi del provvedimento impugnato in prime cure e non specificamente sulla sentenza in sé e per sé.
L’avvocato dell’istante-appellante, ritenendo che queste considerazioni potessero lasciar adombrare un suo errore professionale, chiedeva l’oscuramento dei propri dati.
Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta, per non essere stati rappresentati motivi legittimi ovvero esigenze meritevoli di tutela considerabili prevalenti rispetto al principio di pubblicità delle sentenze, la quale ultima costituisce un necessitato corollario del principio costituzionale dell’amministrazione della giustizia in nome del popolo.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il TAR Palermo ha offerto utili principi in materia. In particolare, l’art. 43 TULPS consente alla competente Autorità – in sede di rilascio o di ritiro dei titoli abilitativi – di valutare non solo se vi sia una capacità di abuso, ma anche (in alternativa) l’assenza di una buona condotta per la commissione di fatti, pure estranei alla gestione delle armi, munizioni e materie esplodenti, ma che comunque non rendano meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia, non occorrendo al riguardo un giudizio di pericolosità sociale dell’interessato.
Post di Alberto Antico – avvocato
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