Il TAR Veneto ricorda che il diniego di autorizzazione paesaggistica deve specificare le ragioni del rigetto come connesse al bene effettivamente tutelato dal vincolo e alle caratteristiche dell’intervento che si andrebbe ad insediare nell’area.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato che, ai sensi dell’art. 32, co. 27, lett. d l. 326/2003, non sono condonabili le opere realizzate su immobili sottoposti a vincoli paesaggistici-ambientali, dopo l’apposizione del vincolo e non conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
Poiché il privato invocava a difesa l’art. 3 l.r. Veneto 21/2004, che a suo dire costituirebbe norma più favorevole, il TAR ha aggiunto che, come da giurisprudenza della Corte costituzionale, esula dalla potestà legislativa concorrente delle Regioni il potere di ampliare i limiti applicativi della sanatoria o di allargare l’area del condono edilizio rispetto a quanto stabilito dalla legge dello Stato.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha ritenuto legittimo un diniego di condono ex l. 326/2003, poiché l’intervento abusivo realizzava delle opere valutabili in termini di volume in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ricadenti in una zona territoriale omogenea in cui sono escluse residenze di qualsiasi tipo.
Il ricorrente invocava allo scopo la l.r. Veneto 21/2004, ma il TAR ha ricordato che tale legge non poteva che porre norme più stringenti rispetto a quelle statali.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che non può riconoscersi alcun danno da ritardo ex art. 2-bis l. 241/1990 in occasione del provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis T.U. espropri, poiché quest’ultima norma disciplina in modo globale ed esauriente le relative fattispecie.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto rileva che il danno da occupazione illegittima si traduce nella perdita del godimento del bene immobile occupato; inoltre, deve essere sempre esclusa la parte di danno che si sarebbe potuta evitare usando l’ordinaria diligenza (tale concetto include l’attivazione dei privati al fine di verificare se il procedimento di esproprio si era concluso).
In merito alla quantificazione del danno da occupazione illegittima, il Giudice applica in via equitativa e analogica la disciplina prevista per il risarcimento in ipotesi di acquisizione sanante.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Nel rigettare un’azione avverso il silenzio-inadempimento, il TAR Veneto ha affermato che non è ravvisabile un’inerzia della P.A. rispetto alla diffida del privato meramente reiterativa di rilievi ai quali la P.A. stessa abbia già dato formale riscontro, non essendo configurabile un obbligo a suo carico di rinnovare un’attività di vigilanza già svolta.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto sottolinea che per considerarsi terminata l’occupazione d’urgenza da parte di una P.A. (e, dunque, per evitare che si configuri la fattispecie dell’occupazione illegittima, con conseguente obbligo per l’Amministrazione di risarcire il relativo danno) è necessario un atto di riconsegna da parte dell’Ente o, quantomeno, un’esteriorizzazione della volontà di rilasciare il bene.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, ai sensi dell’art. 12, co. 1, lett. c l.r. Veneto 14/2017, sin dall’entrata in vigore della legge, anche in deroga ai limiti stabiliti dalla D.G.R.V. n. 668 del 18.05.2018, sono consentiti i lavori e le opere pubbliche o di interesse pubblico.
Il consumo di suolo derivante dalla loro esecuzione rileva ai fini del computo complessivo del suolo libero suscettibile di utilizzo.
Il Comune non ha l’obbligo di effettuare una previa verifica della sussistenza di aree libere diverse da quelle prescelte.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ribadisce che non è illegittimo per mancanza di contraddittorio procedimentale il provvedimento amministrativo dalla cui motivazione, che si dimostra logica, si evinca che la P.A. ha esaminato le deduzioni del privato.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che la monetizzazione degli standard deve essere richiesta dal privato, e non può quindi essere disposta d’ufficio dalla P.A.; inoltre, la sussistenza dei relativi requisiti non potrebbe essere valutata ex post dal Giudice, trattandosi di potere amministrativo non ancora esercitato ex art. 34, co. 2 c.p.a.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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