ImpugnabilitĂ  o no del PAT

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

Il TAR Veneto ha ribadito l’inammissibilità del ricorso avverso il Piano di Assetto del Territorio di un Comune, poiché le relative previsioni non producono effetti conformativi diretti: tale disciplina spetta al P.I. in quanto strumento operativo.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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I poteri delle Regioni in materia di aree idonee agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER)

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

La Corte costituzionale ha affermato che la qualifica, da parte delle Regioni (nel caso di specie, la Sardegna), di non idoneità di un’area non può tradursi in un aprioristico divieto di installazione degli impianti FER, che ha l’effetto di determinare l’impossibilità di accedere ai procedimenti autorizzatori semplificati previsti dal legislatore statale per velocizzare la diffusione delle fonti rinnovabili nelle aree idonee.

La legge regionale non può travolgere, con il solo limite della modifica irreversibile dello stato dei luoghi, tutti gli atti autorizzativi già rilasciati, rispetto ai quali gli operatori del settore si siano già attivati, senza che tale travolgimento sia motivato da ragioni di carattere tecnico o scientifico, perché ciò si traduce in un irragionevole limite al legittimo affidamento che lede il principio della certezza del diritto.

Quando un progetto ricade in parte nelle aree idonee e in parte nelle aree non idonee, non può automaticamente prevalere la non idoneità. La decisione definitiva in merito alla realizzazione degli impianti FER, in questo caso, va assunta all’esito del singolo procedimento di autorizzazione concernente lo specifico progetto di impianto, nel quale dovranno tenersi in debita considerazione le esigenze di massima tutela del paesaggio e delle aree naturalistiche protette che giustifichino il procedimento autorizzatorio non semplificato, bilanciando la protezione della natura e la tutela dell’ambiente mediante la riduzione delle fonti di energia inquinanti, anche nell’interesse delle future generazioni.

Nel tentativo di disporre misure di semplificazione e accelerazione per la promozione di impianti FER nelle aree non idonee, la Regione non può prevedere una procedura per l’autorizzazione paesaggistica diversa da quella dettata dalla legislazione statale, perché non è consentito alle Regioni introdurre deroghe agli istituti statali di protezione ambientale che dettano una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale, nel cui ambito rientra l’autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 d.lgs. 42/2004.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Si può conseguire il Superbonus anche per immobili affetti da abusi edilizi?

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che la presentazione della CILA Superbonus ex art. 119, co. 13-ter d.l. 34/2020, come convertito nella l. 77/2020, cd. CILAS, non richiede l’attestazione dello stato legittimo di cui all’art. 9-bis, co. 1-bis d.P.R. 380/2001. Ne consegue che eventuali irregolarità riferite a parti dell’immobile non interessate dagli interventi di efficientamento energetico, riduzione del rischio sismico e abbattimento di barriere architettoniche non possono precludere la spettanza del beneficio, dovendosi riconoscere l’autonomia strutturale e funzionale della CILAS rispetto al procedimento di accertamento della legittimità edilizia.

Il Consiglio ha così riformato una sentenza del TAR Campania, secondo cui il venir meno dell’obbligo di asseverazione dello stato legittimo dell’immobile rifletterebbe l’esigenza di semplificazione dell’iter amministrativo, ma non comporterebbe l’irrilevanza degli abusi edilizi eventualmente sussistenti, cosicché anche gli interventi soggetti a CILAS sarebbero soggetti alle medesime regole generali, in base alle quali gli interventi edilizi possono essere realizzati solo se afferenti ad immobili non abusivi.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il reato di combustione illecita di rifiuti

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

La Corte di cassazione penale ha affermato che, ai fini della configurabilità del delitto di combustione illecita di rifiuti ex art. 256-bis d.lgs. 152/2006, cd. codice dell’ambiente, non è richiesta la previa contestazione delle contravvenzioni di abbandono o di deposito incontrollato di rifiuti, essendo necessario esclusivamente che la condotta abbia ad oggetto rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Pubblici appalti e l’impugnazione da parte del non concorrente

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il TAR Brescia ha affermato che il termine decadenziale di 30 giorni, valevole per le procedure di affidamento e di concessione ex art. 120, co. 2 c.p.a. trova applicazione anche nel caso di impugnazione del diniego di un’istanza di riapertura dei termini per la presentazione dell’offerta, trattandosi di una richiesta funzionale alla partecipazione ad una procedura disciplinata dal d.lgs. 36/2023.

L’operatore economico del settore che non abbia effettivamente preso parte alla gara non è legittimato a contestarne gli esiti, difettando in suo capo una posizione giuridica differenziata dal quisque de populo, che è un concetto distinto ed autonomo dall’interesse strumentale alla riedizione della gara stessa. Né la legittimazione può ricavarsi dall’affermata volontà di partecipare unitamente al gestore uscente, sia per carenza di prova di tale volontà, sia perché la titolarità di una posizione differenziata e qualificata non può discendere dall’essere stata la precedente affidataria del servizio, estinguendosi tale posizione con la scadenza del relativo contratto, cui esclusivamente accede e che non si perpetua anche in futuro come qualità immanente al soggetto.

Colui che non ha preso parte alla gara non può vantare alcun interesse concreto, diretto ed attuale ad accedere alla documentazione amministrativa, tecnica ed economica prodotta in gara dalla aggiudicataria, non potendone ricavare alcuna utilità, difettando altresì una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso. L’ostensione concessa al non concorrente potrebbe incrinare il rapporto fiduciario riposto nella P.A. ed esorbiterebbe dal rischio assunto con la partecipazione, in posizione di parità con gli altri operatori economici, in vista dell’obiettivo dell’aggiudicazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

sent. TAR Brescia n. 1061-2025

Il cd. remand cautelare: uno strumento da abbandonare?

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede di appello cautelare, ha affermato che la richiesta di una cd. ordinanza di remand alla P.A., affinché sia costretta a rinnovare la valutazione della vicenda ancor prima che su di essa si decida con sentenza, non può considerarsi processualmente compatibile né con lo strumento decretale, né, più in generale, con la stessa sede cautelare. L’ordinanza cautelare, per sua natura, è priva di attitudine definitoria del giudizio sull’atto impugnato, sicché appare opinabile che il giudice abbia il potere di (obbligare le parti a) far cessare la materia controversa, circa uno specifico provvedimento, con una mera pronuncia ordinatoria e cautelare.

Ove si aderisca a tale impostazione, delle due l’una: o si considera l’ordinanza di cd. remand un mero suggerimento non coercibile rivolto alla P.A.; o si postula che l’efficacia della pronuncia sollecitata dal giudice (in difetto di una diversa autodeterminazione amministrativa, che però risulti in modo espresso essere stata assunta con spontanea volizione di definitività, e non già imposta iussu iudicis) dispieghi effetti meramente interinali, ossia destinati a caducarsi ex se con la decisione della causa nel merito. La consueta declaratoria di improcedibilità del ricorso avverso l’atto che sia stato poi sostituito per effetto del remand denota, tuttavia, un chiaro rifiuto giurisprudenziale di quest’ultima opzione, ricadendosi perciò nelle gravi problematicità di ambo le altre.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Termine per l’appello avverso una sentenza in materia di oscuramento dell’offerta tecnica

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che per le controversie relative alle decisioni della Stazione appaltante sul richiesto oscuramento dell’offerta tecnica (cd. rito super-accelerato) l’appello, ove la sentenza sia stata notificata, va proposto nel termine speciale di dieci giorni (art. 36, co. 4 e 8 d.lgs. 36/2023). Al contrario, se non vi è notifica della sentenza, vale la regola generale, secondo cui l’appello viene proposto entro il termine di sei mesi dal deposito della sentenza (art. 92, co. 3 c.p.a.) soggetto poi al dimezzamento dei termini del rito degli appalti (art. 119 c.p.a.).

Post di Alberto Antico – avvocato

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IndennitĂ , canoni e altri corrispettivi nelle concessioni pubbliche di beni e servizi, al confine tra giurisdizione ordinaria e amministrativa

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’art. 133, co. 1, lett. b-c c.p.a., nell’attribuire alla giurisdizione esclusiva del G.A. ogni controversia relativa ai rapporti di concessione di beni e servizi pubblici, fatte salve quelle aventi ad oggetto indennità, canoni o altri corrispettivi, non implica affatto, in queste ultime ipotesi, un regime di giurisdizione esclusiva del G.O., dovendosi avere riguardo ai criteri generali del riparto di giurisdizione, per cui sono devolute al G.A. quelle controversie che coinvolgano l’esercizio di poteri discrezionali inerenti alla determinazione del canone, dell’indennità o di altri corrispettivi.

Le controversie relative ai rapporti di concessione di beni e servizi pubblici devolute al G.O., costituenti eccezione alla giurisdizione esclusiva del G.A., si caratterizzano per l’afferire a pretese che sono manifestazione di un rapporto obbligatorio di carattere paritario, non sussumibile nelle attività di vigilanza, controllo e conformazione nei confronti del gestore, e che discendono da profili direttamente ed esclusivamente applicativi del regime convenzionale.

Rientra nella giurisdizione del G.A. la controversia avente ad oggetto l’impugnativa dell’atto con cui l’Ente concedente formuli i criteri per la determinazione dell’indennizzo spettante al concessionario uscente, non venendo in rilievo una pretesa (meramente) patrimoniale del concessionario, scaturente dall’applicazione di previsioni convenzionali inter partes, bensì l’impugnativa di un atto unilaterale di conformazione preventiva dei contenuti del rapporto concessorio, implicante un apprezzamento dell’Ente concedente, con effetti anche nei confronti del soggetto terzo, gestore subentrante, in relazione alla valorizzazione dei cespiti devolvibili. 

Nel caso di specie, era impugnato l’atto con cui il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva adottato i criteri per la determinazione del valore netto dei cespiti devolvibili ai fini della qualificazione dell’indennizzo da subentro, in vista del venir meno del rapporto con Autovie Venete e del subentro di un altro operatore. Il TAR del Lazio, Sede di Roma aveva declinato la giurisdizione in favore del G.O. Il Consiglio di Stato, sulla base degli indicati principi, ha invece ritenuto che la controversia rientrasse nella giurisdizione del G.A. e ha pertanto annullato con rinvio la sentenza di primo grado.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Litisconsorzio nelle azioni di condanna innanzi al G.A.

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, ai sensi dell’art. 41, co. 2, ultimo periodo c.p.a., qualora sia proposta un’azione di condanna, anche in via autonoma, il ricorso è notificato altresì ai beneficiari dell’atto illegittimo, ai sensi dell’art. 102 c.p.c. (litisconsorzio necessario), e, in caso contrario, il giudice provvede ai sensi dell’art. 49 c.p.a. (integrazione del contraddittorio).

Nel caso di specie, si verteva su un’azione risarcitoria riferita alla ritardata immissione nella carica di consigliere regionale, originata dall’errore commesso (ed accertato all’esito del contenzioso instaurato) dall’Ufficio centrale circoscrizionale, consistente nell’aggiunta di alcune preferenze ad altra candidata, che, a sua volta, si era attivata in giudizio per ottenere la propria proclamazione, in luogo di quella dell’appellante/ricorrente.

La regola opera in tutte le ipotesi di giurisdizione del G.A., laddove sia proposta nei confronti della P.A. un’azione di condanna, quale quella risarcitoria, che trova il suo fondamento in un atto da cui ha tratto beneficio un altro soggetto. Ciò è coerente con la ratio della regola, che, tenuto conto della possibile proposizione di un’azione di regresso da parte della P.A. nei confronti del soggetto beneficiato dall’atto illegittimo, tende ad evitare conflitti, anche solo logici, di giudicato, oltre che ad accelerare la formazione del giudicato in ordine all’illecito civile nei confronti di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti in tale illecito, quali responsabili o corresponsabili.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Ancora sulla nota MIBACT prot. n. 16721 del 2010

09 Gen 2026
9 Gennaio 2026

Il TAR Veneto conferma l’inapplicabilità della suddetta nota, che escludeva la rilevanza di alcuni volumi in zona paesaggistica: trattasi in primo luogo di mero parere interpretativo non vincolante, e in secondo di atto superato dalla circolare MIC n. 38/2023, che all’interno della nozione di “volumi rilevanti” comprende qualsiasi nuova volumetria.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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