Conferenza di servizi: procedimento di opposizione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

13 Gen 2026
13 Gennaio 2026

Il TAR Veneto evidenzia che il procedimento di opposizione al Presidente del Consiglio dei Ministri (proponibile ex art. 14-quater l. n. 241/1990 per risolvere i conflitti sorti in seno ad una conferenza di servizi relativi ai dissensi espressi dalle Autorità preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, storico-artistica o della salute e pubblica incolumità) è attivabile solo se vi sia un effettivo contrasto tra pareri e volontà dell’Amministrazione procedente; non invece se l’intenzione della conferenza di servizi è quella di adeguarsi ai pareri medesimi.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Fonte dell’obbligazione fideiussoria

13 Gen 2026
13 Gennaio 2026

Il TAR Veneto ricorda che la fideiussione a garanzia degli obblighi previsti in una convenzione urbanistica è prevista e dovuta ex lege, ai sensi dell’art. 28, co. 5 l. n. 1150/1942 e dell’art. 6 l. R.V. n. 11/2004; in particolare, la stessa deve essere presente al momento di stipula del negozio, e deve perdurare fino all’esatto adempimento degli obblighi oggetto di garanzia (altrimenti ne verrebbe meno lo scopo).

Post di Alessandra Piola – avvocato

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Legittimazione all’istanza di permesso di costruire

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

Il TAR Veneto ricorda che il permesso di costruire deve essere rilasciato a chiunque abbia “titolo per richiederlo” (art. 11 T.U. Edilizia), dovendosi così includere qualsiasi soggetto abbia la disponibilità dell’area in base ad una relazione qualificata, sia essa di natura reale o obbligatoria.

In tal modo, ha ritenuto legittimati dei privati che, in base ad un contratto e alla successiva sentenza del Tribunale Ordinario, avevano presentato istanza per l’ottenimento del titolo edilizio; a favore vi era anche il comportamento tenuto dall’effettivo proprietario del terreno che – pur notiziato sia in via procedimentale sia giurisdizionale – non ha mai manifestato apertamente il proprio dissenso all’intervento.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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ImpugnabilitĂ  o no del PAT

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

Il TAR Veneto ha ribadito l’inammissibilità del ricorso avverso il Piano di Assetto del Territorio di un Comune, poiché le relative previsioni non producono effetti conformativi diretti: tale disciplina spetta al P.I. in quanto strumento operativo.

Post di Alessandra Piola – avvocato

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I poteri delle Regioni in materia di aree idonee agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER)

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

La Corte costituzionale ha affermato che la qualifica, da parte delle Regioni (nel caso di specie, la Sardegna), di non idoneità di un’area non può tradursi in un aprioristico divieto di installazione degli impianti FER, che ha l’effetto di determinare l’impossibilità di accedere ai procedimenti autorizzatori semplificati previsti dal legislatore statale per velocizzare la diffusione delle fonti rinnovabili nelle aree idonee.

La legge regionale non può travolgere, con il solo limite della modifica irreversibile dello stato dei luoghi, tutti gli atti autorizzativi già rilasciati, rispetto ai quali gli operatori del settore si siano già attivati, senza che tale travolgimento sia motivato da ragioni di carattere tecnico o scientifico, perché ciò si traduce in un irragionevole limite al legittimo affidamento che lede il principio della certezza del diritto.

Quando un progetto ricade in parte nelle aree idonee e in parte nelle aree non idonee, non può automaticamente prevalere la non idoneità. La decisione definitiva in merito alla realizzazione degli impianti FER, in questo caso, va assunta all’esito del singolo procedimento di autorizzazione concernente lo specifico progetto di impianto, nel quale dovranno tenersi in debita considerazione le esigenze di massima tutela del paesaggio e delle aree naturalistiche protette che giustifichino il procedimento autorizzatorio non semplificato, bilanciando la protezione della natura e la tutela dell’ambiente mediante la riduzione delle fonti di energia inquinanti, anche nell’interesse delle future generazioni.

Nel tentativo di disporre misure di semplificazione e accelerazione per la promozione di impianti FER nelle aree non idonee, la Regione non può prevedere una procedura per l’autorizzazione paesaggistica diversa da quella dettata dalla legislazione statale, perché non è consentito alle Regioni introdurre deroghe agli istituti statali di protezione ambientale che dettano una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale, nel cui ambito rientra l’autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 d.lgs. 42/2004.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Si può conseguire il Superbonus anche per immobili affetti da abusi edilizi?

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che la presentazione della CILA Superbonus ex art. 119, co. 13-ter d.l. 34/2020, come convertito nella l. 77/2020, cd. CILAS, non richiede l’attestazione dello stato legittimo di cui all’art. 9-bis, co. 1-bis d.P.R. 380/2001. Ne consegue che eventuali irregolarità riferite a parti dell’immobile non interessate dagli interventi di efficientamento energetico, riduzione del rischio sismico e abbattimento di barriere architettoniche non possono precludere la spettanza del beneficio, dovendosi riconoscere l’autonomia strutturale e funzionale della CILAS rispetto al procedimento di accertamento della legittimità edilizia.

Il Consiglio ha così riformato una sentenza del TAR Campania, secondo cui il venir meno dell’obbligo di asseverazione dello stato legittimo dell’immobile rifletterebbe l’esigenza di semplificazione dell’iter amministrativo, ma non comporterebbe l’irrilevanza degli abusi edilizi eventualmente sussistenti, cosicché anche gli interventi soggetti a CILAS sarebbero soggetti alle medesime regole generali, in base alle quali gli interventi edilizi possono essere realizzati solo se afferenti ad immobili non abusivi.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il reato di combustione illecita di rifiuti

12 Gen 2026
12 Gennaio 2026

La Corte di cassazione penale ha affermato che, ai fini della configurabilità del delitto di combustione illecita di rifiuti ex art. 256-bis d.lgs. 152/2006, cd. codice dell’ambiente, non è richiesta la previa contestazione delle contravvenzioni di abbandono o di deposito incontrollato di rifiuti, essendo necessario esclusivamente che la condotta abbia ad oggetto rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Pubblici appalti e l’impugnazione da parte del non concorrente

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il TAR Brescia ha affermato che il termine decadenziale di 30 giorni, valevole per le procedure di affidamento e di concessione ex art. 120, co. 2 c.p.a. trova applicazione anche nel caso di impugnazione del diniego di un’istanza di riapertura dei termini per la presentazione dell’offerta, trattandosi di una richiesta funzionale alla partecipazione ad una procedura disciplinata dal d.lgs. 36/2023.

L’operatore economico del settore che non abbia effettivamente preso parte alla gara non è legittimato a contestarne gli esiti, difettando in suo capo una posizione giuridica differenziata dal quisque de populo, che è un concetto distinto ed autonomo dall’interesse strumentale alla riedizione della gara stessa. Né la legittimazione può ricavarsi dall’affermata volontà di partecipare unitamente al gestore uscente, sia per carenza di prova di tale volontà, sia perché la titolarità di una posizione differenziata e qualificata non può discendere dall’essere stata la precedente affidataria del servizio, estinguendosi tale posizione con la scadenza del relativo contratto, cui esclusivamente accede e che non si perpetua anche in futuro come qualità immanente al soggetto.

Colui che non ha preso parte alla gara non può vantare alcun interesse concreto, diretto ed attuale ad accedere alla documentazione amministrativa, tecnica ed economica prodotta in gara dalla aggiudicataria, non potendone ricavare alcuna utilità, difettando altresì una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso. L’ostensione concessa al non concorrente potrebbe incrinare il rapporto fiduciario riposto nella P.A. ed esorbiterebbe dal rischio assunto con la partecipazione, in posizione di parità con gli altri operatori economici, in vista dell’obiettivo dell’aggiudicazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

sent. TAR Brescia n. 1061-2025

Il cd. remand cautelare: uno strumento da abbandonare?

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede di appello cautelare, ha affermato che la richiesta di una cd. ordinanza di remand alla P.A., affinché sia costretta a rinnovare la valutazione della vicenda ancor prima che su di essa si decida con sentenza, non può considerarsi processualmente compatibile né con lo strumento decretale, né, più in generale, con la stessa sede cautelare. L’ordinanza cautelare, per sua natura, è priva di attitudine definitoria del giudizio sull’atto impugnato, sicché appare opinabile che il giudice abbia il potere di (obbligare le parti a) far cessare la materia controversa, circa uno specifico provvedimento, con una mera pronuncia ordinatoria e cautelare.

Ove si aderisca a tale impostazione, delle due l’una: o si considera l’ordinanza di cd. remand un mero suggerimento non coercibile rivolto alla P.A.; o si postula che l’efficacia della pronuncia sollecitata dal giudice (in difetto di una diversa autodeterminazione amministrativa, che però risulti in modo espresso essere stata assunta con spontanea volizione di definitività, e non già imposta iussu iudicis) dispieghi effetti meramente interinali, ossia destinati a caducarsi ex se con la decisione della causa nel merito. La consueta declaratoria di improcedibilità del ricorso avverso l’atto che sia stato poi sostituito per effetto del remand denota, tuttavia, un chiaro rifiuto giurisprudenziale di quest’ultima opzione, ricadendosi perciò nelle gravi problematicità di ambo le altre.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Termine per l’appello avverso una sentenza in materia di oscuramento dell’offerta tecnica

10 Gen 2026
10 Gennaio 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che per le controversie relative alle decisioni della Stazione appaltante sul richiesto oscuramento dell’offerta tecnica (cd. rito super-accelerato) l’appello, ove la sentenza sia stata notificata, va proposto nel termine speciale di dieci giorni (art. 36, co. 4 e 8 d.lgs. 36/2023). Al contrario, se non vi è notifica della sentenza, vale la regola generale, secondo cui l’appello viene proposto entro il termine di sei mesi dal deposito della sentenza (art. 92, co. 3 c.p.a.) soggetto poi al dimezzamento dei termini del rito degli appalti (art. 119 c.p.a.).

Post di Alberto Antico – avvocato

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