Nel caso di specie, il privato si lamentava che l’immobile da lui condotto a titolo di sale and lease back fosse stato inserito in classe II, e non III, dal Piano di zonizzazione acustica, ma nessun reale atto consequenziale e lesivo era stato ancora emanato.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha ritenuto legittima la notifica di un diniego di sanatoria, in cui l’atto risultava ruotato di 90 gradi rispetto all’osservatore e la relata di notifica era apposta a margine del documento, anziché in calce (come prescriverebbe l’art. 148 c.p.c.).
Di conseguenza, il ricorso del privato era tardivo … ma è stata comunque pronunciata la compensazione delle spese di lite.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che in sede di pianificazione del territorio la discrezionalità di cui l’Amministrazione dispone per quanto riguarda le scelte in ordine alle destinazioni dei suoli è talmente ampia da non richiedere una particolare motivazione, al di là di quella ricavabile dai criteri e principi generali che ispirano il PAT, potendosi derogare a tale regola solo in presenza di specifiche situazioni di affidamento qualificato del privato a una specifica destinazione del suolo.
Le evenienze generatrici di affidamento “qualificato” sono ravvisabili nell’esistenza di convenzioni di lottizzazione, di accordi di diritto privato intercorsi tra Comune e proprietari, di giudicato di annullamento di dinieghi di concessioni edilizie o di silenzio-rifiuto su domanda di concessione.
Nel caso di specie, ben poteva la Regione espungere da un PAT una scheda che avrebbe consentito la realizzazione di un Ecovillaggio.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la contestazione dei provvedimenti urbanistici non può essere sostenuta dalla mera affermazione della contiguità spaziale tra le aree (vicinitas), occorrendo l’allegazione e la prova dell’insorgenza di uno specifico e concreto pregiudizio a carico della proprietà, conseguente all’avversata approvazione degli strumenti urbanistici e alla formazione dei titoli edificatori.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la mancata impugnazione degli strumenti urbanistici medio tempore intervenuti priva il ricorrente di un interesse concreto ed attuale ad ottenere l’annullamento della pregressa strumentazione urbanistica per intervenuta acquiescenza, cosicché il ricorso da lui originariamente proposto diviene improcedibile.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha dichiarato inammissibile un ricorso per carenza d’interesse, per non aver il ricorrente ben specificato quale tipo di danno deriverebbe alla sua proprietà dall’attuazione degli strumenti urbanistici impugnati.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che nell’ambito delle disposizioni dirette a regolamentare l’uso del territorio negli aspetti urbanistici ed edilizi, contenute nel piano regolatore, nei P.U.A. o in altro strumento generale individuato dalla normativa regionale, si distinguono le prescrizioni che in via immediata stabiliscono le potenzialità edificatorie della porzione di territorio interessata (nel cui ambito rientrano le norme di cd. zonizzazione, la destinazione di aree a soddisfare gli standard urbanistici, la localizzazione di opere pubbliche o di interesse collettivo) e le altre regole che, più in dettaglio, disciplinano l'esercizio dell’attività edificatoria, generalmente contenute nelle N.T.A. del piano o nel regolamento edilizio (disposizioni sul calcolo delle distanze e delle altezze, sull’osservanza di canoni estetici, sull’assolvimento di oneri procedimentali e documentali, regole tecniche sull’attività costruttiva, ecc.).
Nel primo caso si impone, in relazione all’immediato effetto conformativo dello ius aedificandi dei proprietari dei suoli interessati che ne deriva, ove se ne intenda contestare il contenuto, un onere di immediata impugnativa in osservanza del termine decadenziale a partire dalla pubblicazione dello strumento pianificatorio. Le norme della seconda ipotesi sono suscettibili di ripetuta applicazione ed esplicano effetto lesivo nel momento in cui è adottato l’atto applicativo, dunque possono essere oggetto di censura in occasione della sua impugnazione.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il danno da ritardo risarcibile non può essere presunto juris et de jure, quale effetto automatico del semplice scorrere del tempo, ma è necessaria la verifica della sussistenza dei presupposti di carattere soggettivo (dolo o colpa del danneggiante) e oggettivo (ingiustizia del danno, nesso causale, prova del pregiudizio subito), richiesti dall’art. 2043 c.c.
Sul piano delle conseguenze, il fatto lesivo deve essere collegato da un nesso da causalità ai pregiudizi patrimoniali o non patrimoniali lamentati; dal punto di vista dell’onere patrimoniale, il mero superamento del termine non integra, inoltre, piena prova del danno.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, affinché possa sorgere la responsabilità della P.A. da provvedimento illegittimo sono necessari: a) l’elemento oggettivo dell’illecito, ovvero la condotta antigiuridica (adozione di un provvedimento illegittimo); b) l’elemento soggettivo dell’illecito (dolo o colpa della P.A. intesa come apparato); c) il nesso di causalità materiale o strutturale; d) il danno ingiusto, inteso come lesione della posizione di interesse legittimo e, nelle materie di giurisdizione esclusiva, di diritto soggettivo.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. chiarisce i presupposti che devono sorreggere la richiesta di risarcimento del danno nei confronti della P.A. derivante dal ritardo e/o da un provvedimento illegittimo
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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