Il TAR Veneto ha offerto utili principi sul diritto applicabile ad un’ordinanza contingibile e urgente che disponga lo sgombero e la messa in sicurezza di un immobile in comproprietà.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la nozione di “distanza legittimamente preesistente” di cui all’art. 2-bis, co. 1-ter d.P.R. 380/2001 è da intendersi come distanza dell’edificio preesistente rispetto agli edifici circostanti, non come la distanza che avrebbe potuto/dovuto mantenere il fabbricato secondo le norme vigenti all’epoca dell’edificazione.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che l’art. 9, co. 1, n. 2 d.m. 1444/1968, n. 1444 è una norma tassativa ed inderogabile, che impone al proprietario dell’area confinante col muro finestrato altrui di costruire il proprio edificio ad almeno 10 metri da quello, senza alcuna deroga, neppure per il caso in cui la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il privato presentava un’istanza per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di una altana ad uso residenziale. Il Comune, tenuto conto del parere favorevole espresso dalla Soprintendenza, rilasciava l’autorizzazione paesaggistica, preannunciando nel contempo che il titolo edilizio relativo a tale autorizzazione era subordinato alla costituzione di un diritto di veduta debitamente trascritto a favore del fondo su cui veniva costruita l’opera e contro il fondo che veniva limitato dalla medesima.
Il privato, senza precostituirsi la servitù, presentava la SCIA relativa alla realizzazione dell’opera in questione. Il Comune diffidava il privato a non eseguire i lavori o a sospenderne l’esecuzione, se iniziati.
Il TAR Veneto ha riconosciuto la legittimità dell’operato del Comune.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, nonostante il decorso del termine per l’espressione del parere vincolante ai sensi dell’art. 146 d.lgs. 42/2004 da parte della Soprintendenza, non potrebbe escludersi in radice la possibilità per l’Organo statale di rendere comunque un parere in ordine alla compatibilità paesaggistica dell’intervento, fermo restando che, nei casi in cui vi sia stato il superamento del termine, il parere perde il suo carattere di vincolatività e deve essere autonomamente e motivatamente valutato dalla P.A. deputata all’adozione dell’atto autorizzatorio finale.
Nel caso di specie, era illegittimo il diniego di sanatoria recante l’ordine di demolizione, emesso dal Comune senza alcuna valutazione propria, il quale si era limitato a riportare il testo del parere soprintendentizio tardivo, affermando erroneamente di non potersene discostare, in quanto asseritamente vincolante.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la sostituzione o il rinnovamento di serramenti e, quindi, di infissi, serrande, finestre e abbaini, rientra nel concetto di finiture di edifici, come tale configurabile in termini di manutenzione ordinaria cioè, di attività libera e non soggetta a denuncia di inizio attività ai sensi dell’art. 6, co. 1, lett. a d.P.R. 380/2001, e ciò sia che vengano impiegati gli stessi materiali componenti, sia che la sostituzione o il rinnovamento venga effettuata con materiali diversi (art. 3, co. 1, lett. a d.P.R. cit.).
Gli interventi liberi tra cui la manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché il restauro conservativo “che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici” non sono sottoposti ad autorizzazione paesaggistica (art. 149, co. 1, lett. a d.lgs. 42/2004).
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha annullato un diniego di autorizzazione paesaggistica che, a fronte di un intervento di manutenzione ordinaria consistente nel mero rinnovamento della parte centrale dell’originario serramento, come tale sotto il profilo edilizio libero, si limitava ad un tautologico risconto della dissonanza rispetto al contesto di riferimento senza dar conto delle ragioni di contrasto con il vincolo di tipo relativo né confutare le controdeduzioni del privato.
Quanto al conseguente diniego di titolo edilizio (che il privato aveva comunque voluto chiedere) emesso dal Comune, se è vero che al fine di una compiuta motivazione è sufficiente il rinvio al parere negativo vincolante dell’Autorità tutoria preposta alla tutela del vincolo, perché tale principio operi è necessario all’evidenza che il parere sottostante sia motivato e non privo anch’esso di motivazione o comunque viziato e quindi di riflesso viziante.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, qualora un’area non ricada all’interno di Siti Rete Natura 2000, la procedura di VINCA, se attivata, non avrebbe come obiettivo la tutela della vegetazione di pregio presente nell’area oggetto di intervento, ma l’incidenza del progetto sui Siti Rete Natura 2000 ad essa esterni.
La VINCA è una valutazione che accede al titolo edilizio e non rileva in una fase antecedente al rilascio del titolo stesso.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. afferma che per denegare l’istanza di compatibilità paesaggistica, ex art. 167 del d.lgs. n. 42/2004, occorre emanare il cd. preavviso di rigetto, ex art. 10 bis della l. n. 241/1990. Si suppone che tale conclusione valga anche per l’eventuale diniego dell’autorizzazione paesaggistica, ex art. 146 del d.lgs. n. 42/2004,
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha offerto utili principi in materia, allineandosi alla sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 6/2020.
Post di Alberto Antico – avvocato
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