Il TAR Veneto ha affermato che un’opera edilizia volta ad aggiungere un elemento accessorio e strumentale (nel caso di specie, una tettoia) ad una precedente opera riconosciuta come abusiva (com’era in quel caso la vasca per la raccolta della pollina) è destinata a mutuarne le caratteristiche di illiceità.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il privato eseguiva una ristrutturazione pesante; presentava nell’ordine una SCIA, un’istanza di PdC e un’istanza di PdC in sanatoria; non impugnava l’atto di sospensione sine die che il Comune emanava rispetto alla sanatoria; infine impugnava gli atti con cui il Comune reprimeva l’abuso edilizio.
Il TAR Veneto ha dichiarato il ricorso improcedibile, perché la presentazione dell’istanza di sanatoria implica l’ammissione dell’abuso e, a seguire, la mancata impugnazione dell’atto di sospensione sine die doveva intendersi come rigetto della sanatoria stessa.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che una data tipologia di manufatto abusivo può avere un impatto assai diverso, a seconda del contesto in cui si colloca.
Più in dettaglio, ove l’opera vada a inserirsi nell’ambito del centro monumentale di Venezia non sarà necessaria una motivazione particolarmente approfondita circa l’inadeguatezza dell’abuso rispetto al contesto monumentale della città storica, quantomeno se tale inadeguatezza sia ictu oculi percepibile: in questi casi, infatti, l’obbligo di motivazione potrà dirsi adeguatamente soddisfatto dal diniego di condono pur in forma sintetica, risultando le ragioni della determinazione amministrativa evidenti ed apprezzabili dal contesto.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il risarcimento del danno non è una conseguenza automatica dell’accertata illegittimità di un provvedimento amministrativo, ma richiede la verifica di tutti i requisiti dell’illecito (condotta, colpa, nesso di causalità, evento dannoso) e, nel caso di richiesta di risarcimento del danno conseguente alla lesione di un interesse legittimo pretensivo, è subordinato alla dimostrazione, secondo un giudizio prognostico, che il provvedimento sarebbe stato rilasciato in assenza dell’agire illegittimo della P.A.
Nel caso di specie, il provvedimento autorizzativo alla coltivazione di una cava era impugnato entro il termine decadenziale, sicché la ditta autorizzata – tempestivamente notiziata dei gravami – non poteva più riporre un legittimo affidamento sulla conservazione del titolo.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ne ha offerto una pregevole ricostruzione, a partire dagli artt. 2043 e 2697 c.c.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la riscontrata sussistenza del vizio d’incompetenza non è sufficiente per l’ammissione al risarcimento, poiché l’annullamento di un provvedimento amministrativo per vizi formali (come il difetto di istruttoria o di motivazione) o procedimentali (come l’incompetenza) non contiene alcun accertamento in ordine alla spettanza del bene della vita e, dunque, non consente di accogliere la domanda finalizzata al perseguimento della pretesa sostanziale, qual è il risarcimento del danno.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato la diversità delle norme che regolano le necessarie notifiche del ricorso ordinario, rispetto al ricorso in ottemperanza.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato che nel caso di una definizione in rito del giudizio la domanda di ottemperanza può essere riproposta e che quest’ultima si prescrive in dieci anni.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. afferma la legittimità del diniego di condono se l’immobile è tutelato da un vincolo monumentale indiretto che non consente gli interventi edili oggetto della pratica di cd. sanatoria straordinaria. Nella sentenza, inoltre, il Collegio si sofferma sulla distinzione e sui presupposti del vincolo diretto ed indiretto.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che per gli immobili abusivi realizzati su aree vincolate, il rilascio del condono è subordinato al previo parere favorevole delle Amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso e non è illegittima una motivazione anche succinta di un diniego di sanatoria di opere, in quanto nel sistema non è ravvisabile a carico della P.A. l’obbligo di indicare, in una logica comparativa degli interessi in conflitto, se si possa rendere l’intervento compatibile con gli interessi paesaggistici, la cui protezione risponde ad una esigenza rilevante anche ex art. 9 Cost.
Post di Alberto Antico – avvocato
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