Se manca il Dirigente, il Responsabile dell’ufficio comunale può procedere ad emanare l’ordinanza di demolizione

13 Apr 2023
13 Aprile 2023

L’ha affermato il TAR Palermo, poiché l’art. 31, co. 2 T.U. edilizia individua in modo univoco la competenza a procedere del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale.

Tale norma speciale ha manifestato la chiara volontà di affidare direttamente a quest’ultimo, in caso di difetto di figure dirigenziali ad hoc, la titolarità della funzione ripristinatoria, senza alcuna previa delega sindacale (prevista invece dalla norma generale ex art. 109, co. 2 TUEL).

Post di Alberto Antico – avvocato

L’ordine di demolizione deve essere firmato?

13 Apr 2023
13 Aprile 2023

Il TAR Palermo ha affermato che l’autografia della sottoscrizione non è configurabile come requisito di esistenza giuridica dell’atto amministrativo – e quindi di validità – qualora dallo stesso contesto dell’atto sia possibile accertare la provenienza dello stesso e la sicura attribuzione all’autore.

Post di Alberto Antico – avvocato

Motivazione dell’ordinanza di demolizione

13 Apr 2023
13 Aprile 2023

Il TAR Palermo ha ricordato che l’ordinanza di demolizione, in quanto atto dovuto e vincolato, è da ritenersi sorretta da adeguata e sufficiente motivazione quando il Comune provvede alla compiuta descrizione delle opere abusive e alla constatazione della loro esecuzione in assenza del necessario titolo abilitativo edilizio.

Post di Alberto Antico – avvocato

Vincoli espropriativi

12 Apr 2023
12 Aprile 2023

Il TAR Catania ha ricordato che i vincoli preordinati all’esproprio imposti dallo strumento urbanistico generale su beni determinati hanno per legge durata limitata, in linea generale 5 anni, alla scadenza dei quali, se non è intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera prevista, il vincolo decade (art. 9 T.U. edilizia).

Post di Alberto Antico – avvocato

Decadenza del vincolo espropriativo e obbligo di ripianificazione in capo al Comune

12 Apr 2023
12 Aprile 2023

Il TAR Catania ha ricordato che la decadenza dei vincoli urbanistici preordinati all’esproprio comporta l’obbligo per il Comune di ripianificare l’area interessata dal vincolo decaduto: se ciò non avviene, il privato può attivare i rimedi avverso il silenzio-inadempimento.

Post di Alberto Antico – avvocato

Disparità di trattamento nelle previsioni urbanistiche

12 Apr 2023
12 Aprile 2023

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto chiarimenti su questa figura sintomatica di eccesso di potere.

Post di Alberto Antico – avvocato

Pianificazione urbanistica e reformatio in peius

12 Apr 2023
12 Aprile 2023

Il T.A.R. ricorda che i poteri della pianificazione urbanistica implicano anche la possibilità di modificare in senso peggiorativo la pregressa destinazione urbanistica dell’area.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

Procedimento di formazione del P.I.

12 Apr 2023
12 Aprile 2023

Il TAR Veneto rileva che nella fase prodromica all’adozione del P.I., i soggetti che vengono interessati non sono tanto i singoli privati, ma le varie associazioni economiche e sociali, gli altri enti territoriali e le altre PP.AA. in quanto titolari di interessi diffusi; l’interlocuzione con i privati come portatori del loro singolo interesse avviene successivamente all’adozione del Piano.

Post di Alessandra Piola – avvocato

Ancora sulla pianificazione urbanistica

12 Apr 2023
12 Aprile 2023

Il T.A.R. rimarca che le scelte urbanistiche, in assenza di un affidamento in capo al privato da tutelare, non necessita di una particolare motivazione, essendo ampliamente discrezionali.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

SCIA in sanatoria: il rebus del silenzio, la necessità di una risposta

11 Apr 2023
11 Aprile 2023

In un post del 04.04.2023, segnalavo il dubbio interpretativo sulla qualificazione da darsi al silenzio del Comune di fronte alla SCIA in sanatoria presentata dal privato ai sensi dell’art. 37 d.P.R. 380/2001 (e della voce 41 della tabella allegata al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222).

In estrema sintesi, parte della giurisprudenza (tra cui il TAR Veneto) lo qualifica come silenzio-diniego, per analogia con l’art. 36 T.U. edilizia; altra parte della giurisprudenza lo considera silenzio-assenso, in virtù della norma generale ex art. 20 l. 241/1990.

Il dott. ing. Mauro Federici, che ringrazio, ha segnalato una sentenza del Consiglio di Stato in cui si adotta una terza via, quella del silenzio-inadempimento, stante la necessità che il procedimento contempli l’intervento del RUP per la quantificazione della somma dovuta.

Il silenzio-inadempimento comporta la necessità di ricorrere al TAR affinchè ordini al Comune di  provvedere, in quanto in nessun modo il silenzio-inadempimento può valere come accoglimento della SCIA in sanatoria e l'intervento edilizio rimane abusivo e non sanato.

La questione non è di poco momento, perché condiziona il carattere satisfattivo o no per il privato istante dell’inerzia comunale e, quindi, la necessità o no di proporre un’azione giudiziaria e quale essa debba essere.

Si consiglia vivamente a coloro i quali intendono presentare una SCIA in sanatoria di richiedere ai Comuni una risposta espressa, così da rimuovere l’incertezza giuridica.

Specularmente, si auspica che i Comuni esprimano tale risposta espressa alle SCIA in sanatoria, fosse anche una presa d’atto del provvedimento tacito che ritengano si sia formato, così da semplificare le cose per i cittadini.

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

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